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Poliedrica figura di un’atleta poco conosciuto: modella o assistente del fotografo
Polyhedral and little known athlete: model or photographer’s assistant?

di Isabella Furfaro

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Ho recentemente riletto il commento inviatomi da un caro amico, non subacqueo, dopo la pubblicazione di qualche anno fa, su questo sito, del mio articolo dal titolo “Sport e identità: le amazzoni del mare”. Il tema affrontato era quello della modella subacquea ( https://www.serialdiver.com/blog/sport-e-identita-le-amazzoni-del-mare/).
Riporto, qui di seguito, parte del commento che dedico, idealmente, a tutti coloro che amano questa disciplina sportiva.

“… Bello l’articolo, splendide le foto … e stavo per dire: bellissima la modella, ma l’affermazione, ancorché incontestabile, sarebbe stata incompleta, poiché di una modella subacquea, per entrare nel tema dell’articolo, non si possono non apprezzare le doti che ne fanno, al tempo stesso, una sportiva e un’interprete, oltre che una modella in senso stretto. Sulle doti sportive non c’è molto da discutere: bisogna saper andare sott’acqua, quindi bisogna essere in possesso di solide capacità fisico-atletiche e tecniche (acquaticità, resistenza ecc.). Ma non basta: bisogna saper interpretare il mare. Anche le modelle di terraferma, per così dire, sono interpreti, ma l’ambiente in cui operano è interamente a disposizione dell’artista, che lo plasma in relazione ai suoi fini espressivi e lo utilizza. Con il mare ciò non è possibile, la situazione si rovescia: il mare non si lascia plasmare, al più consente di interpretarlo, di valorizzarne aspetti, momenti, prospettive, scorci, atmosfere, incanti, contrasti, epifanie, meraviglie, misteri, luminosità, chiaroscuri. E spesso tutto ciò dura una manciata di secondi. Bisogna cogliere l’attimo, saperlo riconoscere, saperlo vivere e raccontare mediante le immagini, nelle quali un elemento centrale è dato dal rapporto tra la modella, il suo corpo e il movimento di esso e l’ambiente che la circonda. Se la modella non è solo un’atleta ma anche un’interprete, lo è in quanto è capace di percepire, capire e cogliere ciò che il mare le offre in quel momento, recitando a soggetto una parte solo suggerita dall’eterno caleidoscopio dell’acqua dei fondali. Non è una parte parlata, suonata o cantata, la modella-interprete comunica attraverso il suo rapporto col mare o, per dire meglio, mediante il movimento del suo corpo nell’ambiente marino: questo è il suo modo di evocare, in ognuno di noi, sensazioni, emozioni, speranze, sogni. Al fotografo il compito di strappare all’impietoso scorrere dei secondi le immagini capaci di rivelarli. Se la vediamo così – come capacità di cogliere l’attimo e raccontarlo – se non ci facciamo condizionare dagli aspetti tecnici, allora la fotografia subacquea ci appare per quello che è: una delle nuove forme di poesia che il Novecento ci ha lasciato in eredità.”

Difficile aggiungere qualcosa a questa bella ed efficace descrizione del ruolo “attivo” e determinante svolto dalla modella subacquea ma mi sento, allo stesso tempo, sollecitata a condividere con i lettori alcune mie riflessioni maturate in tanti anni di attività.
A fianco del fotografo, protagonista indiscusso quale cacciatore e compositore delle immagini, le modelle ricoprono l’ importante ruolo di assistente, ruolo in passato prevalentemente ricoperto da figure maschili.

L’esperienza di questi ultimi anni ha visto confermare il ruolo multitasking e strategico della modella/assistente: media con i punti di vista del fotografo, lo supporta nella scoperta e valutazione dell’ambiente da selezionare, tara armonicamente i movimenti a seconda della variabilità e complessità del contesto da riprendere, a volte interviene sui diversi stati d’animo e sulla visione nella difficile opera di “cattura dell’immagine più bella”.

Colgo il suggerimento dell’amico Mario Genovesi, responsabile nazionale della fotografia subacquea della FIPSAS (Federazione Italiana Pesca Sportiva Attività Subacquee e Nuoto Pinnato), per riproporre l’affermazione del Commissario Tecnico della Nazionale italiana di Fotografia Subacquea, Michele Davino che, in occasione dell’ultimo campionato del mondo di fotografia subacquea in Spagna nel 2019, ha affermato: “.. la modella è per l’80 per cento assistente del fotografo e per il 20 per cento modella (nel senso di colei che posa)…”.

Considerazione più che valida visto che anche in proporzione alle consuete 5 (o 4) categorie di foto che solitamente sono previste in una competizione, la presenza della modella nell’inquadratura è richiesta una o al massimo due volte. E ciò per sottolineare il fatto che, per il resto del tempo, la modella non rimane in barca ad attendere il rientro del fotografo come una moderna Penelope con pinne e muta! Da brava atleta/assistente la si trova in acqua insieme al suo compagno di squadra, combattiva, lucida e valutatrice dal “sangue freddo”.
Tale angolazione di visione è stata da me sviluppata in una breve presentazione svolta in occasione dell’EUDISHOW 2019.

I recently read again the comment sent to me by a dear friend, not a diver, after the publication a few years ago, on this site, of my article entitled “Sport and identity: the amazons of the sea”. The topic was that of the underwater model ( https://www.serialdiver.com/en/blog/sport-and-identity-the-underwater-model/).

I report, below, part of the comment that I dedicate, ideally, to all those who love this sport.

“… Beautiful article, beautiful photos … and I was going to say: beautiful the model, but the statement, although indisputable, would have been incomplete, because of an underwater model, to enter the theme of the article, you cannot fail to appreciate the qualities that make her, at the same time, a sportswoman and a performer, as well as a model in the strict sense. On the sporting quality there is not much to discuss: it is necessary to know how to go underwater, therefore it is necessary to be in possession of solid physical-athletic and technical abilities (aquaticity, resistance etc.). But it’s not enough: you have to know how to interpret the sea. Also the models of dry land, are interpreters, but the environment in which they operate is entirely at the disposal of the artist, who moulds it in relation to his expressive aims. With the sea this is not possible, the situation is reversed: the sea does not allow itself to be shaped, at most it allows to interpret it, to enhance aspects, moments, perspectives, views, atmospheres, enchantments, contrasts, epiphanies, wonders, mysteries, brightness. And often all this lasts few seconds. It is necessary to catch the moment, to know how to recognize it, to know how to live and tell it through images, in which a central element is given by the relationship between the model, her body and its movement, and the environment that surrounds her. If the model is not only an athlete but also an interpreter, it is because she is able to perceive, understand and grasp what the sea offers her at that moment, acting a part only suggested by the eternal kaleidoscope of the water of the seabed. It is not a spoken, played or sung part, the model-interpreter communicates through her relationship with the sea or, to put it better, through the movement of her body in the marine environment: this is her way of evoking, in each of us, sensations, emotions, hopes, dreams. It is up to the photographer to wrest from the merciless flow of seconds the images capable of revealing them. If we see it this way – as the ability to capture the moment and tell its story – if we do not let ourselves be conditioned by technical aspects, then underwater photography appears to us for what it is: one of the new forms of poetry that the twentieth century has bequeathed to us.”

It’s hard to add something to this beautiful and effective description of the “active” and determining role played by the underwater model but I feel, at the same time, urged to share with the readers some of my reflections matured in many years of activity.

Beside the photographer, undisputed protagonist as hunter and composer of the images, the models cover the important role of assistant, a role in the past mainly covered by male figures.

The experience of these last years has confirmed the multitasking and strategic role of the model/assistant: she mediates with the photographer’s points of view, supports him in the discovery and evaluation of the environment to be selected, harmoniously tares the movements according to the variability and complexity of the context to be photographed, sometimes she intervenes on the different moods and vision in the difficult work of “capturing the most beautiful image”.

 

I take the suggestion of  Mario Genovesi, National Responsible for underwater photography of FIPSAS, to propose the statement of the Technical Commissioner of the Italian National Team of underwater photography, Michele Davino who, on the occasion of the last World Championship of underwater photography in Spain in 2019, said: “… the model is 80 percent assistant to the photographer and 20 percent model (in the sense of she who poses)…”. Evaluation more than valid considering that even in proportion to the usual 5 (or 4) categories of photos that are usually provided in a competition, the presence of the model in the frame is required once or at most twice. And this to underline the fact that, for the rest of the time, the model does not remain in the boat waiting for the photographer to return, like a modern “Penelope” with fins and wetsuit! As a good athlete/assistant she is in the water with her teammate, combative, lucid and a “cold-blooded” evaluator.
This angle of vision was developed by me in a short presentation given at EUDISHOW 2019.

La mia lunga esperienza mi porta ad affermare che le modelle appartenenti al mondo delle competizioni fotografiche forniscono un contributo determinante e prezioso per il raggiungimento dei risultati desiderati. Da non sottovalutare, tuttavia, è la difficoltà dell’inserimento della figura umana nell’immagine, aspetto fondamentale anche al fine di rendere l’idea delle proporzioni dell’intero contesto. Non di rado il suo ruolo sconfina in quello di ricercatrice biologica, perlustratrice e suggeritrice di siti. Tutto ciò nella consapevolezza che la ricerca dei soggetti fatta in coppia aumenta, ovviamente, le possibilità di trovare spunti di interesse, scoprire luoghi, situazioni coinvolgenti.
Ma come si fa a comunicare? La fantasia si scatena. Oltre all’utilizzo dei consueti segnali di comunicazione visiva, ben noti a subacquei e modelle, l’assistente/modella ricorre a fantasiosi gesti, alla produzione di suoni attraverso sonagli, a volte non percepiti – come noto sott’acqua è difficile individuare la direzione da cui un suono proviene – ricorre a pedagni, torce al fine di contraddistinguere il sito individuato. Capita che debba ricorrere a fughe veloci verso il fotografo quando non riesce ad attirarne l’attenzione, magari agganciandosi alla punta della sua pinna.
La modella/assistente sa bene che è fondamentale attendere il momento giusto per comunicare: mai disturbare il fotografo durante lo scatto, a meno che non stia passando proprio in quel momento uno squalo balena! E’ preferibile attendere gli istanti successivi al click; mai provocare sospensione o muoversi in modo da produrne anche quando si è distanti dal fotografo. Nell’istante in cui viene richiesto supporto per maneggiare la strumentazione fotografica, è necessario intuire velocemente se permanere sospese in acqua magari mantenendosi con la punta di un dito su uno scoglio – previamente visionato per essere certi che sia privo di vita ed evitare di danneggiare l’ambiente – oppure trovare il modo di posizionarsi accanto al fotografo senza disturbare l’inquadratura. Tutto ciò, di solito, accade in pochi secondi mentre si tenta di contrastare la corrente e si cerca di intuire il modo migliore di procedere, interpretando lo sguardo, il tono di un suono emesso del fotografo oppure, in extremis, improvvisando.

L’assistente/modella è una figura obbligatoriamente richiesta dalle normative internazionali per motivi di sicurezza. Ma accanto al ruolo formale e istituzionale, è compagna nelle immersioni ricreative, colei che offre supporto sott’acqua e sulla terraferma. A volte è ago della bilancia nella scelta delle foto da presentare in gara, momento in cui, ferma restando l’ultima decisione a cura del fotografo, diviene animatrice di confronti, discussioni, critiche fra i componenti del gruppo che a volte si allarga ad amici o, come nel caso delle gare, alla presenza dei C. T.

Possiamo riconoscere a questa figura diverse doti quali, oltre alle capacità tecniche e atletiche, l’acutezza dell’osservazione e dell’analisi, la sensibilità, una partecipazione che travalica la mera esecuzione tecnica dei suoi compiti.
Con lo scopo, sin troppo evidente, di riconoscere alla modella/assistente il ruolo che merita nella storia della subacquea, ritengo utile e interessante arricchire la mia testimonianza con quella di alcune “colleghe” del panorama italiano.

Non posso, ovviamente, intervistarle tutte e me ne scuso sin da ora.

Impossibile riportare per intero, nelle loro brevi note di presentazione, i lunghi curriculum professionali ed esperienziali, evidenziando, per ovvie ragioni di spazio, solo alcuni dei loro più importanti traguardi e successi nel mondo della subacquea.

 

My long experience leads me to say that the models belonging to the world of photographic competitions provide a crucial and valuable contribution to achieving the desired results. Not to be underestimated, however, is the difficulty of inserting the human figure in the image, a fundamental aspect also in order to confer the idea of the proportions of the entire context. Not infrequently her role borders on that of biological researcher, scout and suggestion sites. All that in the awareness that the search of the subjects made in couple increases, obviously, the possibilities to find points of interest, to discover places, involving situations.

 

But how do you communicate? The imagination is unleashed. In addition to the use of the usual visual communication signals, well known to divers and models, the assistant/model resorts to imaginative gestures, to the production of sounds through rattles, sometimes not perceived – as known underwater it is difficult to identify the direction from which a sound comes – resorts to spikes, flashlights in order to distinguish the site identified.  It happens that it must resort to quick escapes towards the photographer when it does not succeed in attracting his attention, maybe hooking the tip of its fin.

The model/assistant knows well that it is fundamental to wait for the right moment to communicate: never disturb the photographer during the shot, unless a whale shark is passing in that moment! It is preferable to wait for the moments after the click; never raise the obnoxious “dust” that occurs underwater caused by clumsy movements or move in such a way as to produce it even when you are far from the photographer. In the instant in which support is requested to handle the photographic instrumentation, it is necessary to quickly guess whether to remain suspended in the water, maybe keeping yourself with the tip of a finger on a rock – previously viewed to be sure that it is lifeless and to avoid damaging the environment – or to find a way to position yourself next to the photographer without disturbing the shot. All this, usually, happens in a few seconds while trying to counteract the current and trying to guess the best way to proceed, interpreting the look, the tone of a sound made by the photographer or, in extremis, improvising.

 

The assistant/model is a mandatory figure required by international regulations for safety reasons. But besides her formal and institutional role, she is a companion in recreational diving, the one who offers support underwater and on land. Sometimes it is the balance in the choice of photos to be presented in the race, when, without prejudice to the final decision by the photographer, becomes the animator of comparisons, discussions, criticism among the members of the group that sometimes extends to friends or, as in the case of competitions, to the presence of technical commissioner of the team.

We can recognize to this figure, then, several qualities such as keenness of observation, analysis, sensitivity, a participation that goes beyond the mere technical execution of its tasks.

With the aim, all too obvious, to recognize the model/assistant the role it deserves in the history of diving, I think it useful and interesting to enrich my testimony with that of some “colleagues” of the Italian scene to which I have asked specific questions about their experience.

I can’t, of course, interview all of them and I apologize from now.

It is, also, impossible to report in full, in their brief notes of presentation, the long professional and experiential curriculum, for obvious reasons of space, I only highlight some of their most important achievements and successes in the world of diving.

TESTIMONIANZE

Raffaella Schiller
Giornalista, fotografa, videoperatrice, scrittrice, documentarista RAI per le più note trasmissioni legate al mare, alla natura e all’ambiente, istruttrice subacquea, una delle prime che in Italia ha dato dignità a questo mestiere, in periodi in cui la subacquea era esclusiva prerogativa maschile.

Incontro Raffaella nel suo bellissimo attico romano dove mi racconta parte della sua “carriera di amante del mare”. Figlia d’arte, Raffaella è dotata di una innata vocazione subacquea. Si afferma sin da piccola quale mini campionessa di nuoto. La danza le conferisce grazia ed armonia che ella trasla nelle sue prestazioni acquatiche. Grazie ad una buona conoscenza delle lingue, inizia la sua attività di fotoreporter per le maggiori riviste italiane e straniere del settore mare, viaggiando in tutto il mondo. Raffaella non ha bisogno della modella nei suoi reportage subacquei poiché, grazie ad un accurato uso dell’autoscatto, riesce ad essere fotografa di sé stessa. Le difficoltà incontrate nei suoi percorsi professionali non l’hanno mai scoraggiata, al contrario hanno stimolato la sua grinta e il suo entusiasmo.
“… Mal sopportando l’idea di un insuccesso sono stata costretta a mobilitare ogni mia qualità ed energia per riuscire a farmi valere in un mondo del mare dominato dalla figura maschile… Ho imparato in tanti anni che solo il mare non tradisce mai. Amico e amante insostituibile sempre pronto a svelare ogni sua incredibile sfaccettatura a chi ha voglia di ascoltarne i messaggi. Il mare, in cambio, chiede solo rispetto… “

Anna Maria Moccia Cipriani
Protagonista indiscussa del mondo della subacquea al femminile, istruttrice subacquea, vincitrice insieme al marito, il fotografo pluricampione  Settimio Cipriani, del campionato del mondo di Hurgada nel 2000, conquistando, fra l’altro, l’oro nella foto ambiente e nella creativa.

Una coppia famosa soprannominata “I Botoli” per un episodio legato ad un momento della loro attività lavorativa, poi evolutasi in una impresa commerciale legata alla subacquea, luogo di riferimento e ritrovo per decine di fotografi e subacquei.

 

Ho avuto il piacere di conoscere più approfonditamente Anna quando partecipammo al campionato del mondo in Korea del Sud nel 2009. A lei ho chiesto di raccontare un aneddoto che riassuma la sua lunga e splendida carriera.
“…Potrei raccontarne tanti … Ricordo, ad esempio, un episodio durante il Campionato Mondiale in Norvegia ad Alesund, nel 1998, in coppia con Settimio. Con il nostro capitano Pierfranco Dilenge, si era stabilito un programma di allenamento al fine di perlustrare i fondali nei campi gara. Un giorno, purtroppo, dimenticai il cappuccio della muta stagna in albergo,la temperatura dell’acqua era intorno agli 8° c! Non potevo certo raccontare nella relazione giornaliera al Capitano che non avevo fatto l’immersione a causa della dimenticanza del cappuccio! Non mi persi d’animo, niente poteva fermarmi! Chiesi al comandante della barca se aveva una busta di plastica e del nastro adesivo, indossai un cappello di lana, poi la busta di plastica sulla testa mentre Settimio con l’adesivo mi fasciò il capo. Così “imbalsamata”, senza batter ciglio, feci l’immersione. Al rientro dalla lunga immersione, i componenti della squadra russa sorridenti mi offrirono una bottiglia di Vodka per riscaldarmi !”. “Ma mi piacerebbe anche sottolineare l’importanza dell’affetto e della collaborazione nella nostra coppia. Nell’ambito del medesimo campionato era prevista, fra le categorie, anche la composizione della foto “creativa”. A tale scopo predisponemmo un complesso pannello trasparente di plexiglas da portare in acqua. Le prove della foto venivano eseguite in mare e ogni volta rientrati in albergo il mio compito era di prendere il pannello e sciacquarlo delicatamente. Ma cosa accadde a due giorni dalla gara? Il pannello mi scivolò dalle mani e cadde in terra lesionandosi, un vero guaio! Mi prese un “colpo”! Come dirlo al Botolo? Con le lacrime agli occhi mi feci forza, andai da lui che con tutta la tranquillità e la pazienza che lo contraddistingue riparò il grave danno che avevo causato: la foto creativa era salva!”.

 

TESTIMONIES

Raffaella Schiller

Journalist, photographer, cameraman, writer, documentary filmmaker for the most famous RAI programs related to the sea, nature and the environment, diving instructor, she was one of the first in Italy to give dignity to this profession, in times when diving was the exclusive prerogative of men.

I met Raffaella in her beautiful attic in Rome where she told me about her “career as a lover of the sea”. As family tradition Raffaella has an innate diving vocation. From a young age she was a swimming champion. The dance gives her grace and harmony that she transfers in her aquatic performances. Thanks to a good knowledge of languages, she starts her activity as photojournalist for the major Italian and foreign magazines of the sea sector, travelling all over the world. Raffaella doesn’t need a model in her underwater reportages because, thanks to an accurate use of the self-timer, she is able to be a photographer of herself. The difficulties encountered in her professional career have never discouraged her; on the contrary, they have stimulated her determination and enthusiasm.  “… I couldn’t stand the idea of failure and I was forced to mobilize all my qualities and energy to succeed in a world of the sea dominated by the male figure.  .. I have learned over the years that only the sea never betrays. An irreplaceable friend and lover, always ready to reveal all its incredible facets to those who want to listen to its messages. The sea, in return, asks only respect… “.

Anna Maria Moccia Cipriani

Undisputed protagonist of the world of female scuba diving, diving instructor, winner together with her husband, the multi-champion photographer, Settimio Cipriani, of the championship of Hurgada in 2000, winning, among other things, the gold medal in the wide angle photo  and  in the creative. A famous couple nicknamed “I Botoli (Trapdoors)” for an episode related to a moment of their working activity, then evolved into a commercial enterprise related to diving, a location of reference and meeting place for dozens of divers and photographers. I had the pleasure of getting to know Anna in a better way when we participated in the world championship in South Korea in 2009.

I asked her to tell me an anecdote that sums up her long and wonderful career.

“I could tell you many … I remember, for example, an episode during the world championship in Norway, in Alesund, in 1998, together with Settimio. With our captain Pierfranco Dilenge, we had established a training program in order to scout the depths of the competition fields. One day, unfortunately, I forgot the hood of the dry suit in the hotel, the water temperature was around 8° c! I certainly couldn’t tell the Captain in the daily report that I hadn’t made the dive because of the hood!  But nothing could stop me!  I asked the captain of the boat if he had a plastic bag and some adhesive tape, I wore a wool hat, then the plastic bag on my head while Settimio wrapped my head with the adhesive tape. So “stuffed” I made the dive. When I returned from the long dive, the smiling members of the Russian team offered me a bottle of Vodka to warm me up!”. “But I would also like to emphasize the importance of affection and collaboration in our couple. Within the same championship, one of the categories was the composition of the “creative” photo. For this purpose we prepared a complex transparent plexiglass panel to be taken into the water. The training test were carried out in the sea and every time we returned to the hotel my task was to take the panel and rinse it gently. But what did happen two days before the competition? The panel slipped out of my hands and fell to the ground, causing a real mess! How could I tell that to Settimio?  With tears in my eyes, I went to him and with all the calm and patience that distinguishes him, he repaired the serious damage I had caused: the creative photo was safe!

Rosa Donati
Importante e riconosciuta protagonista del mondo della subacquea, esperta subacquea, modella. Con il marito, Andrea Giulianini, forma una coppia di campioni pluripremiati, frequentatori dei mari di tutto il mondo, assai noti nell’ambiente della fotografia subacquea.

Chiedo alla vitale ed energica Rosa una riflessione sulla sua lunga e fantastica carriera.
“Cara Isabella, l’unica parola che sintetizza la mia esperienza di modella/assistente subacquea è: PASSIONE! Passione per il mare, per la competizione, per l’adrenalina che ti esplode nelle vene tutte le volte che inizia una gara, per la ricerca dei posti migliori dove realizzare lo scatto vincente, per scovare gli elementi più belli e particolari, per la realizzazione delle immagini, per l’attesa di una classifica …. Ecco, tutto questo è ciò che ho provato in tutti i miei anni di agonismo. Tanti Campionati italiani (circa una quindicina) e tanti mondiali ben 7 volte! Sono salita sul gradino più alto del podio mondiale con Andrea 3 volte, nel campionato del mondo a squadre e, con Denis Palbiani, 1 volta nel campionato del mondo individuale! Oggi non mi sembra che il tempo sia passato e se ci fosse una gara dove potermi cimentare …. mi “tufferei” subito! La PASSIONE, quella vera non si spegne mai.”

Roberta  Bedin

Esperta subacquea, abile apneista, modella del team italiano di fotografia subacquea, team campione del mondo dei mondiali in piscina  nel 1997 e  nel 2001.

“…Diventare una modella subacquea mi ha fatto cambiare il modo di guardare l’ambiente che mi circonda quando mi immergo. Sapere che il mio ruolo contribuiva al risultato che il fotografo riusciva ad ottenere mi ha fatto comprendere che dovevo prepararmi, approfondire anche gli aspetti tecnici, che dovevo sapere quale obiettivo egli avrebbe usato nelle diverse immersioni. In caso di foto macro o ravvicinata lo aiutavo a trovare i soggetti interessanti mentre nelle foto ambiente tutto cambiava anche per me: dovevo capire a che distanza posizionarmi, valutando la limpidezza dell’acqua, la luce e la posizione del sole. Nelle foto in apnea dovevo dosare diversamente le mie energie, cercando di raggiungere e mantenere delle posizioni che dessero l’idea di naturalezza e fluidità. Il fotografo a volte accade che resti fermo su di un soggetto anche per molti minuti che sembrano lunghissimi e durante i quali pensi che in quell’attesa si possa perdere del tempo prezioso. Poi, però, quando vedi l’esito delle bellissime foto ti senti felice e soddisfatta perché il risultato è anche merito tuo.

Con Franco Negrin nel 2001 abbiamo vinto il Campionato del Mondo di foto creativa in piscina a Copenaghen, insieme a Riccardo Maria Cioni con il quale avevamo già partecipato al mondiale di Parigi, nel 1997, portando la nazionale italiana sul gradino più alto del podio. Franco e Riccardo erano tecnicamente molto preparati, competitivi e, allo steso tempo, persone divertenti.

Partecipare ad una gara internazionale crea comunque tensione, sia per la responsabilità che si ha nei confronti della tua squadra, sia nei confronti della tua nazione. E’ importante affrontare la gara con la coscienza di essere pronti a fare quello per cui ci si è preparati e che amiamo, ma anche ad improvvisare. Solo così si potrà dare il meglio”.

 

 

Rosa Donati

Important and established protagonist of the underwater world, expert diver, model. With her husband, Andrea Giulianini, she forms a couple of award-winning champions, frequenters of the seas all over the world, well known in the world of underwater photography.

I ask the vital and energetic Rosa a reflection on her long and fantastic career.

“Dear Isabella, the only word that sums up my experience as a model/assistant diver is: PASSION! Passion for the sea, for the competition, for the adrenaline that explodes in your veins every time a competition starts, for the search of the best places where to realize the winning shot, for finding the most beautiful and particular elements, for the realization of the images, for the waiting of a ranking …. All this is what I have felt in all my years of competition. Many Italian Championships (about fifteen) and many World Championships 7 times! I climbed on the top step of the world podium with Andrea 3 times, in the World Team Championship and, with Denis Palbiani, once in the World Individual Championship! Today it doesn’t seem to me that time has passed and if there was a race where I could compete …. I would “dive” right away! PASSION, the real one, never goes out.”

Roberta Bedin

Expert diver and freediver, model of the Italian underwater photography team, world champion team of the world pool championships in 1997 and 2001.

“…Becoming an underwater model made me change the way I look at my surroundings when diving. Knowing that my role contributed to the result that the photographer was able to obtain made me understand that I had to prepare myself, to deepen also the technical aspects, that I had to know which lens he would use in the different dives. In the case of macro or close-up photos, I helped him find interesting subjects, while in the case of wide angle photos everything changed for me: I had to understand at what distance to position myself, also evaluating the clarity of the water, the light and the position of the sun. In freediving photos I had to balance my energies in a different way, trying to reach and maintain positions that would give the idea of naturalness and fluidity. Sometimes the photographer stays still on a subject even for many minutes that it seem very long and during which you think that in that time you lose precious moments. But then, when you see the outcome of the beautiful photos, you feel happy and satisfied because the result is also thanks to me.

With Franco Negrin in 2001 we won the world pool championship of creative photography in Copenhagen, together with Riccardo Maria Cioni with whom we had already participated in the world championship in Paris in 1997, bringing the Italian national team to the top of the podium. Franco and Riccardo were technically very prepared, competitive and, at the same time, fun people. Participating in an international competition still creates tension, both for the responsibility you have towards your team and towards your nation. It’s important to face the competition with the awareness of being ready to do what you’ve prepared for and what you love, but also ready to improvise. That’s the only way you can do your best.”

Iwona Molsa
Subacquea esperta ed appassionata, ha collaborato con diversi abili fotografi, medaglia d’oro nella categoria “Grandangolo con modella” al mondiale di Spagna 2019, in team con il pluripremiato fotografo Guglielmo Cicerchia.

“Quando il posare per il fotografo subacqueo diventa una scelta sportiva ben precisa, il ruolo della modella cambia radicalmente. In tale contesto si crea una stretta collaborazione nel team e si prefissano degli obbiettivi da raggiungere.
Nelle gare, in particolare in quelle internazionali, dove il livello di competizione è elevato, l’assistente di fiducia è fondamentale. La modella non è più soltanto l’elemento umano da inserire nella foto grandangolare ma è un collaboratore a tutti gli effetti. È colei che rassicura il fotografo sia in barca prima dell’entrata in acqua, sia durante l’immersione. Deve agevolarne la concentrazione e durante l’immersione diviene quasi un angelo custode: è lei che, ricorda di verificare i tempi, l’aria, la profondità, rimanendo alla giusta distanza per non disturbare e, se necessario, sollecita la riemersione  per evitare penalità e squalifiche perché come ho detto prima, il fotografo deve concentrarsi nell’esecuzione delle foto. Ove occorra, è in grado di trovare soggetti interessanti da fotografare. La squadra vincente, a mio avviso, è quella in cui viene riconosciuta l’importanza del ruolo della modella/assistente ed il giusto rapporto è 20/80: 20% modella e 80% assistente, come afferma il CT della squadra nazionale Michele Davino”.

Flaminia Apuleo
Atleta del nuoto sincronizzato, con la particolarità di essere modella sia sulla “terraferma” che in acqua.

 

A Flaminia, giovane laureata in discipline giuridiche, non potevo mancare di chiederle di parlare della differenza tra la modella “in terra” e quella “in acqua”.
“Sebbene siano due ambienti totalmente diversi, penso che sia possibile riscontrare alcune analogie. Prima di tutto è fondamentale avere ben chiare le pose da effettuare. Se pure a volte sia bello lasciarsi andare, bisogna sempre avere una idea di base da portare avanti, sia quando si hanno i piedi fissi a terra, sia quando questi sono in acqua. In secondo luogo penso che la cosa fondamentale sia avere sintonia con il proprio fotografo, esattamente come all’asciutto così anche in acqua. Ove manchi questo tassello, non si riuscirà mai ad ottenere una buona foto e si noterà una modella un po’ impacciata, “legnosa”.”

 

Iwona Molsa

Passionate and experienced diver, she collaborated with several skilled photographers, gold medal in the category “Wide Angle with Model” at the World Championship in Spain 2019, teamed up with award-winning photographer Guglielmo Cicerchia.

“When posing for the underwater photographer becomes a very specific sporting choice, the role of the model changes radically. In this context, a close collaboration is created in the team and goals are set to be achieved. During competitions, especially international ones, where the level of competitiveness is high, the trusted assistant is fundamental. The model is no longer just the human element to be included in the wide-angle photo but is a really collaborator. She is the one who helps the photographer both in the boat before entering the water and during the dive. She must facilitate his concentration and during the dive she becomes almost a guardian angel: she is the one who reminds him to check the times, the air, the depth, staying at the right distance so as not to disturb and, if necessary, urges the resurfacing to avoid penalties and disqualifications because as I said before, the photographer must concentrate on taking the photos. Where necessary, she is able to find interesting subjects to photograph. The winning team, in my opinion, is the one in which the importance of the role of the model/assistant is recognized and with a 20/80 ratio: 20% model and 80% assistant, as stated by the Technical commissioner of the national team Michele Davino”.

Flaminia Apuleo

Synchronized swimming athlete, with the particularity of being a model both on “dry land” and in the water.

To Flaminia, a young graduate in legal disciplines, I could not fail to ask her to talk about the difference between modeling “on land” and modeling “in water”.

“Although they are two totally different environments, I think it is possible to find some similarities. First of all, it is essential to be very clear about the poses to be performed. Even if sometimes it’s nice to let yourself go, you must always have a basic idea to carry on, both when you have your feet fixed on the ground and when they are in the water. Secondly, I think that the fundamental thing is to be in harmony with your photographer, just as in the dry, so also in the water. If you lack this element, you will never be able to get a good photo and you will notice a model a bit awkward, “woody”.”

Graziella Basile

E’stata fotografa e modella subacquea, ma sempre profondamente legata al mare, in particolare al meraviglioso mare di Siracusa, dove vive e ha sempre vissuto.

 

A Graziella, approfittando anche della sua visione ed esperienza di bravissima psicologa, chiedo una testimonianza più “distaccata”, se così si può dire, di quel mondo che ha fatto parte della sua vita.

: “…Credo che ci sia stata un’evoluzione del ruolo di modella da quando io iniziai, per gioco, con un amico (carriera brevissima per altro), fino ad oggi. Prima la modella era molto poco soggetto attivo nella relazione con il fotografo, tranne nei casi di forte sinergia fra i due soggetti. La relazione tra fotografo e modella si è evoluta quando si è riconosciuto alla modella un ruolo sportivo, professionale, di reale collaborazione e quando esse stesse si sono riconosciute questo ruolo.

Una modella può essere un’ottima professionista e rendere importante una foto lavorando con qualunque bravo fotografo che sa valorizzarla ma se c’è una relazione di fiducia, di stima, di reciproca cura, di reciproco affidamento, di reciproco rispetto, oltre ovviamente alla capacità di essere una brava subacquea, i risultati saranno sicuramente migliori.

In acqua si slatentizzano determinate peculiarità caratteriali, per cui tratti “dispotici” o “aggressivi” degli individui si possono evidenziare più facilmente che a terra, questi però devono incontrarsi (in una sorta di complementarietà) con il carattere della modella, spesso contraddistinto da spirito di sacrificio, abnegazione, pazienza, collaborazione e amore per il mare (in primis). E’forse negli ultimi anni che questi aspetti sono stati riconosciuti, basti pensare che la stessa FIPSAS oggi premia anche le modelle.

Le modelle possono avere, a volte, tratti narcisistici. In fondo nell’esporsi, nel mettere in mostra la propria bravura c’è anche una sottile gratificazione del proprio ego. I problemi cominciano quando questo si scontra con l’ego del fotografo! Come fotografa non ho mai avuto nessuna modella ma amiche con cui ho “giocato” e mi sono sempre divertita e spero di continuare a farlo”.

 

Graziella Basile

She has been an underwater photographer and model, but always deeply linked to the sea, in particular to the wonderful sea of Syracuse (Sicily), where she lives and has always lived.

To Graziella, taking advantage also of her vision and experience as a very good psychologist, I ask for a more “detached” testimony, if we can say so, of that world that has been part of her life.

I believe that there has been an evolution of the role of the model since I began, for fun, with a friend (a very short career), until today. Before the model was very little active subject in the relationship with the photographer, except in cases of strong synergy between the two subjects. The relationship between photographer and model has evolved when it has been recognized to the model a sporting role, professional, of real collaboration and when they themselves have recognized this role.

A model can be an excellent professional and help to make a beautiful photo working with a good photographer who knows how to enhance her but if there is a relationship of trust, esteem, mutual care, mutual respect, in addition of course to the ability to be a good diver, the results will certainly be better.

In the water certain character traits are unleashed, so “despotic” or “aggressive” traits of individuals can be more easily highlighted than on land, but these must meet (in a sort of complementarity) with the character of the model, often characterized by a spirit of sacrifice, self-denial, patience, cooperation and love for the sea (first of all). Perhaps in recent years these aspects have been recognized (we have to remember that, for example,  FIPSAS has started to rewards the models). Models can have, at times, narcissistic traits. After all, in exposing oneself, in showing off one’s skills, there is also a subtle gratification of one’s ego. The problems begin when this clashes with the photographer’s ego! As a photographer I’ve never had any models, but friends with whom I’ve “played” and I’ve always had fun and I hope to continue to do so.

Prima di concludere vorrei citare meritatamente la collega Sonia Moreale, esperta subacquea e fotografa, compagna di viaggio nella splendida esperienza del mondiale cubano in cui l’Italia conquistò ben sette medaglie di cui due ori, con Michele Davino, oro nella categoria “Pesce”  e Stefano Proakis, oro nel “Grandangolo con modella”, c.t. Mario Genovesi.
Non meno appassionante l’esperienza del mondiale di Messico 2017, vissuta con la collega Francesca Romana Reinero, istruttrice e biologa marina, appassionata studiosa del mondo degli squali. Anche in questa occasione l’Italia si distinse per la conquista, ancora di Stefano Proakis –sempre in coppia con la sottoscritta – di un argento e di un bronzo. E cito anche le modelle detentrici dell’attuale titolo italiano: Silvana D’Orazio, Valentina Reali e Ilaria Catani
Una citazione a parte meritano personaggi come Hans Hass e David Pilosof che nei decenni passati hanno dato risalto alla figura femminile nella fotografia subacquea ed i numerosi e prestigiosi fotografi italiani che hanno elaborato diverse impostazioni e approcci al tema (ma forse questo potrà essere oggetto di un mio futuro articolo …).

Concludo con un’ultima riflessione scaturita da un confronto con Mario Genovesi rispetto alla difficoltà di lavorare con differenti fotografi. Negli anni, infatti, ho avuto l’opportunità di collaborare con bravissimi fotografi sia in occasione di competizioni che per la pubblicazione di libri.

A prima vista sembrerebbe che il risultato auspicato da ognuno di loro sia simile. In realtà, ciascun fotografo ha una propria personalità, una propria impostazione, una propria visione dell’immagine da comporre. Una “diversità” costruita negli anni attraverso le tante esperienze e individuali rielaborazioni. Ecco, è fondamentale sintonizzarsi ogni volta con questa “diversità” che è giusto definire artistica, con il loro personale mondo, spesso non facilmente accessibile.

Proprio questo replicato tentativo di connessione, ogni volta per me rappresenta un’entusiasmante sfida, una stimolante ricerca, un arricchimento costante di competenze e, sempre, una meravigliosa esperienza.
L’ho affermato anche in altre occasioni: la ricerca di sintonie nonché dei luoghi di immersione con il fotografo/artista è molto vicina all’esperienza che vivo con i miei amici non vedenti quando si va in acqua insieme.

La sfida con ognuno di loro è ogni volta diversa e complessa e ogni volta è indispensabile trovare la giusta modalità per rappresentare, per trasferire loro le sensazioni generate dallo spettacolo che ci si pone davanti.

 

Before ending, I would like to deservedly mention my colleague Sonia Moreale, expert diver and photographer, travel companion in the wonderful experience of the Cuban world championship in which Italy won 7 medals including two golds, with Michele Davino, gold in the “Fish” category – and Stefano Proakis – gold in the “Wide angle with model”.

No less exciting was the experience of the world championship in Mexico 2017, lived with the colleague Francesca Romana Reinero, instructor and marine biologist, passionate researcher and expert in sharks. Also on this occasion Italy distinguished itself by conquering, again by Stefano Proakis – always paired with the undersigned – a silver and a bronze medals. And I also mention the models who hold the current Italian title: Silvana D’Orazio, Valentina Reali and Ilaria Catani.

A special mention should be given to people like Hans Hass and David Pilosof who in the past decades have given prominence to the female figure in underwater photography and to the many prestigious Italian photographers who have developed different approaches to the subject (but maybe this can be the subject of a future article of mine…).

I would like to conclude with a last reflection that came from a comparison with Mario Genovesi regarding the difficulty of working with different photographers.  Over the years, in fact, I have had the opportunity to collaborate with very good photographers both in competitions and for the publication of books.

At first glance it would seem that the result desired by each of them is similar. In reality, each photographer has his own personality, his own approach, his own vision of the image to be composed. A “diversity” built up over the years through many experiences and individual re-elaborations. Here, it is fundamental to tune in every time with this “diversity” that it is right to define as artistic, with their personal world, often not easily accessible.

This repeated attempt to connect, each time for me represents an exciting challenge, a stimulating research, a constant enrichment of skills and, always, a wonderful experience.

I have said it on other occasions: the search for harmonies with the people I dive, the search of tunings as well as the places to dive with the photographer/artist is very close to the experience I have with my blind friends when we go into the water together.  The challenge with each one of them is different and complex every time and it is essential to find the right way to represent and transfer to them the feelings generated by what is showed in front of us.

3 Comments

  • Anna
    Posted 10 Giugno 2021 15:04 0Likes

    Cara Isabella, con affetto ti chiamo “Isa bella bella, ricordi! “ un sentito grazie per il servizio che hai scritto parlando del ruolo di modella assistente ad un fotografo subacqueo. Ci vuole tanta passione amare e rispettare il Mondo Marino. Il mio augurio alle future modelle /assistenti che abbiano la voglia e il desiderio di amare questa disciplina mettendoci tanta passione, determinazione per ottenere ottimi risultati. Ti abbraccio Anna la botola!

  • Isabella Furfaro
    Posted 16 Giugno 2021 15:08 0Likes

    Grazie Anna e grazie del Tuo appassionato contributo, Isabella

  • Laura
    Posted 16 Giugno 2021 17:04 0Likes

    Un articolo veramente coinvolgente…. Non si finisce mai di conoscere le tante sfaccettature di una “forma artistica”…. Dietro al risultato finale c’è veramente tanto tanto tanto lavoro
    Grazie Isa

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