Se c’è una nave civile in Italia di cui basta il nome a evocare l’avventura della ricerca scientifica sui mari, questa è la “Laura Bassi”. Un vascello votato agli studi oceanografici soprattutto in ambito polare, sia artico che antartico. Dove in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un proprio ruolo di assoluto primo piano.

A cura della Redazione. Foto di Romano Barluzzi

Ha raggiunto la sua massima notorietà pubblica quando appena pochi mesi fa, nell’ultima estate australe, si è aggiudicata un record da Guinnes dei primati: la prima nave al mondo ad aver mai navigato così a Sud del nostro pianeta. In pratica, si è inoltrata come nessun’altra unità navale ha saputo o potuto fare fino a oggi nell’interno del circolo polare antartico, per la maggior distanza mai percorsa prima via mare. Ha perlustrato un tratto marino a oggi inesplorato addentrandosi nel Mare di Ross fino a una latitudine di 78° 44.280′ S e longitudine 163° 46.328′ W, in zona denominata “Baia delle Balene”.

Certo, una navigazione resa possibile in parte anche dal discioglimento glaciale in atto che scopre periodicamente nuove rotte navali un tempo non percorribili, ma pur sempre di un primato si trattava. La Laura Bassi tuttavia non era al suo esordio, che invece era già avvenuto in precedenza, dato che dal 2019 è operativa e in dotazione all’OGS Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale (Trieste).

Vanta infatti una inconfondibile struttura da rompighiacciodi razza” e una serie di predisposizioni che l’hanno resa in breve tempo un autentico fiore all’occhiello dell’indagine naturalistica italiana in ambienti marini così estremi. Ma andiamo per gradi.

Intanto il nome. Perché proprio “Laura Bassi”? Perché si chiamò così una scienziata italiana, nel campo della Fisica, che divenne la prima donna al mondo ad aver ricevuto una laurea con cattedra universitaria, a Bologna, nel 1732! Lì creò un suo gruppo di ricerca, che si distinse soprattutto negli studi sull’elettricità animale, poi sfociati nei lavori di Galvani.

E oggi la “Laura Bassi-unità navale” è l’unica nave oceanografica italiana a poter eseguire ricerche marine polari in Antartide (inizialmente destinata all’appoggio logistico per la base italiana Mario Zucchelli, nel Mare di Ross, del PNRA Progetto Nazionale Ricerca Antartica – n.d.r.) e in ambito Artico (Polo Nord) secondo il PNA Progetto Nazionale Artico.

È anche la sola nave da ricerca italiana di cui sia proprietario un ente pubblico del nostro Paese, l’OGS appunto, che l’ha acquistata dalla Norvegia con un finanziamento ministeriale del MIUR.

All’indomani del “passaggio di proprietà” della nave verso l’OGS, l’allora suo presidente prof.ssa Maria Cristina Pedicchio (oggi è il prof. Nicola Casagli) si era già così pronunciata: «La sfida si sposta ora sulla capacità di OGS e del sistema Paese di garantire una gestione efficace e condivisa (segnatamente con CNR Centro Nazionale delle Ricerche e con Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile ENEA, entrambi supporter dell’OGS per l’acquisizione della nave – n.d.r.) dell’infrastruttura che possa promuovere a livello internazionale l’ottima ricerca polare nazionale che, grazie alle caratteristiche della Laura Bassi, potrà estendersi fino ai confini dove non era potuta arrivare sinora!».

Ma vediamo in pochi e sintetici dati l’identikit di questa unità navale così speciale.

  • Costruzione: anno 1995.
  • Lunghezza: 80 metri
  • Larghezza: 17 m
  • Stazza: 4.028 tonnellate
  • Capacità di stazionamento dinamico
  • Portata globale: 72 persone (compreso equipaggio)
  • Ricercatori imbarcabili: 50
  • Classificazione: Nave Rompighiaccio (Icebreaker ICE 05 E0)

Missioni svolgibili: praticamente tutte, data la versatilità dei ruoli d’impiego di questo importantissimo vascello, che è in grado di assistere e gestire da protagonista ricerche scientifiche sia in ambito glaciologico che geologico e naturalmente oceanografico, atmosferico e climatologico, comprese operazioni subacquee con la moderna robotica da immersione, come ROV Remotely Operative Vehicle (veicoli a controllo remoto, filoguidati) e/o UAV Underwater Autonomous Vehicle (veicoli subacquei autonomi); apparecchiature che, oltre a ispezionare fin dove l’occhio umano non può spingersi, possono eseguire o supportare carotaggi (= termine tecnico indicante prelievi sul fondale – n.d.r.) di rocce, substrati, sedimenti e organismi da analizzare direttamente a bordo. Tra le attività svolgibili anche quelle di lancio e monitoraggio di sonde atmosferiche e tutte le operazioni per l’appoggio logistico di sostegno a qualsiasi struttura sulla costa e nell’entroterra.

Saliamo a bordo durante la recente sosta di manutenzione a Trieste grazie a un fuoriprogramma estemporaneo capitato appena terminata la 12^ edizione di MareNordest, accompagnati dal direttore del Centro Gestione Infrastrutture Navali dell’OGS prof. Franco Coren (alla direzione generale dell’OGS c’è la prof.ssa Paola Del Negro). E senza dimenticare che vi sono stati già imbarcati come ricercatori alcuni Tridenti d’Oro, il più recente dei quali il neo Tridente 2023 prof. Giuseppe Mastronuzzi.

Raggiungiamo, inerpicandoci per una serie di rampe dagli interminabili scalini, la plancia di Comando, dove ci si sente per un attimo altrettanti cloni del Capitano Kirk di Star Trek, specialmente quando ci mostrano che l’intera nave è manovrabile da un’unica levetta simile a un joystick; da questo locale con “vista sull’universo” e dai suoi punti di osservazione per manovre si possono scrutare tutti i sottostanti ponti di coperta esposti. Si percepisce qui tutta la tipicità della struttura dei rompighiaccio che sono altissimi a prua – salgono sul ghiaccio con l’inerzia dell’andatura e, grazie alla possente prua sagomata apposta, lo spaccano con il proprio peso-n.d.r. – mentre, indietreggiando verso poppa, si passa progressivamente verso le parti più basse. Fino a estrema poppa dov’è situato l’eliporto, ossia la piazzola di atterraggio e decollo per l’elicottero di assistenza o soccorso.

A centro nave invece si nota la poderosa gru principale, in grado di issare container, insieme ad altre minori; una grande “rosetta”, sistema di prelievo di campionature d’acqua multiple in contemporanea, cioè nella stessa immersione, ma da più punti della stessa colonna liquida, quindi a profondità diversificate. Sempre a centro nave un’enorme boa oceanografica stazionaria fa bella mostra di sé, insieme ad altre più piccole.

Negli interni, una fugace occhiata buttata verso gli alloggi dei ricercatori fa restare impresse la funzionalità e al contempo le dimensioni sempre essenziali: accorgimenti che favoriscono il mantenimento di un certo microclima a temperatura sufficientemente confortevole.

La sala mensa ha più le caratteristiche di un ampio salone ristorante self service ed è naturalmente attigua alle cucine e alla cambusa: anche qui si respira un’aria che lascia percepire grande funzionalità, accoglienza e condivisione. Dev’essere piacevole trovarsi qui per pranzo o cena: un momento atteso. Dopotutto gli aspetti legati all’alimentazione, sia dal punto di vista nutrizionale sia da quello conviviale, sono sempre considerati moltissimo dall’organizzazione, specialmente quando si deve occupare di personale confinato per lunghi periodi in luoghi chiusi, in condizioni di sostanziale isolamento e con frequentazioni e promiscuità piuttosto obbligate.

Tra gli altri locali cui accediamo o che attraversiamo ci sono poi i laboratori, suddivisibili in due tipi: la zona laboratorio secco” e quella detta del laboratoriobagnato”. Ovunque si scorgono monitor, sia quelli di webcam a circuito interno, sia quelli delle tante strumentazioni di monitoraggio e controllo sulle attività scientifiche in corso.

A parete d’un corridoio di passaggio troneggia la grande scritta della sigla dell’istituto: “OGS”.

E finalmente si accede a un locale dall’enorme cubatura, che è l’hangar di poppa; quest’area piuttosto protetta e poco esposta funge da rimessa multiruolo, o se vogliamo da officina, data la quantità e la dimensione delle apparecchiature che possono esservi ospitate, trovandovi temporaneo rifugio durante le operazioni. Immaginiamo che sia il caso, per esempio, dei citati robot subacquei, come ROV, UAV, nonché Side-scan-sonar ecc, ove la missione ne preveda l’impiego.

Non possiamo tralasciare una vera e propria amenità chiamata “la prigione”: trattasi di uno stanzino che, se non avesse vetratura giro giro, si potrebbe definire più appropriatamente “sgabuzzino”. Dentro non c’è nulla, anche perché in uno spazio di un paio di metri per uno probabilmente non ci starebbe nemmeno uno strapunto. La “prigione” è l’unico posto in tutta la nave dove sia consentito fumare, ovviamente chiudendosi dentro. Altrimenti a bordo è vietato ovunque: in interni per ovvi motivi e in esterni per la massiccia presenza di scorte di idrocarburi, stipati dappertutto, altamente infiammabili, specie se vaporizzati. Insomma, nella “prigione” anche la vetratura si rivela scoraggiante: il fumatore non solo deve restare chiuso dentro finché la sigaretta non è finita o spenta, ma è anche costretto a lasciarsi guardare mentre fuma e mentre al contempo resta lui stesso…affumicato. «Sarà per questo che – ci dicono i nostri padroni di casa – gli ospiti che s’imbarcano sulla Laura Bassi da fumatori (in realtà oggi son rimasti davvero in pochi!) finiscono quasi sempre per sbarcare al termine della campagna come ex-fumatori!»

Ma l’ambiente che a molti di noi è sembrato quello “del cuore” è un saloncino per soste di conversazione e l’attigua biblioteca, disgiunti l’uno dall’altra ma non poi troppo…quasi a suggerire che buone letture e pacate conversazioni possano rappresentare l’unica “pozione magica” contro tutti gli affanni della mente e i mali dell’anima. Anche a migliaia di miglia da casa, dai propri affetti, dalle proprie consuetudini. Anche nel cuore dell’Oceano.

Così scopriamo che i libri della biblioteca di bordo provengono da uno speciale accordo con l’amministrazione comunale di Trieste: nell’ambito delle sue missioni scientifiche, la nostra rompighiaccio oceanografica fin dal giugno 2021 porta nel mondo il progetto “Biblioteca diffusa” del Comune di Trieste.

L’iniziativa, avviata in occasione dell’allora “Giornata mondiale del Marittimo” (Day of the Seafarer) e promossa dall’International Maritime Organization (IMO), prevedeva appunto che tra i nuovi equipaggiamenti di cui viene periodicamente dotata la Laura Bassi ci fosse anche una sede itinerante del progetto “Biblioteca diffusa”, rete capillare di punti lettura e piccole biblioteche (ormai ne sono censiti almeno 44), coordinata dal Comune di Trieste e gestita da associazioni e istituzioni pubbliche e private, che hanno fornito la dotazione libraria anche veicolando donazioni private, per favorire la lettura e la condivisione del patrimonio letterario, specie durante le lunghissime navigazioni.

La raccolta libraria di bordo comprende circa un migliaio di opere anche in altre lingue oltre all’Italiano ed è costituita da una prevalenza in libri di narrativa, saggistica e grandi classici. Così da rappresentare una fonte di intrattenimento culturale e umanistico non direttamente riferito alle materie scientifiche oggetto delle ricerche oceanografiche in corso.

Un nutrimento e uno svago per lo spirito oltre che per la mente.

A noi intanto piace sperare che divulgare le caratteristiche di questa eccellenza italiana che è la Laura Bassi possa indurre tanti giovani ricercatori a cercar di intraprendere (anche) esperienze del genere: perché forse è proprio da questo tipo di ricerche che arriveranno soluzioni in grado di salvaguardare questo nostro pianeta così unico e a rischio!

Dopotutto non fu proprio a Cristoforo Colombo che venne attribuita la frase «E il mare concederà a ogni uomo nuove speranze, come il sonno porta i sogni…»?

 

NOTA – Ci parla della speciale vita di bordo sulla Laura Bassi anche il modellino della nave (lo vedete in una delle immagini a corredo) artigianalmente composto quale passatempo con materiali di recupero…come nell’antico hobby dei marinai d’ogni epoca. Così approssimativo e al contempo evocativo che ci sembra anch’esso fatto della stessa materia dei sogni.

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