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Nel mondo dell’apnea di oggi tra il fare e l’insegnare … c’è di mezzo il mare. In altre parole, se ci si chiede quanto sia vicino alla realtà ciò che viene insegnato dalle didattiche dell’apnea, tocca rispondersi “…in verità, molto poco!”. Vediamo nove esempi di questa preoccupante discrepanza.

Di Marco Mardollo. Foto Marco Mancini

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Dal mio osservatorio privilegiato, quale responsabile subacqueo di Y-40 – la piscina più profonda al mondo, vedo passare tanti, tantissimi apneisti, di molte scuole, di ogni regione italiana, oltre a tanti europei.
Vedo all’opera una quantità di istruttori, bravi, appassionati, che corrono dietro ai loro allievi, letteralmente spolmonandosi per migliorare una gamba piegata, una schiena inarcata, un movimento poco fluido.
Ma le didattiche di apnea stanno facendo qualche sforzo per far sì che gli istruttori siano aggiornati?
Per certi aspetti, pare ancora di rivivere i tempi – purtroppo recenti – in cui perdurava la consuetudine d’iniziare i corsi di apnea di base tollerando l’uso delle pinne da bombolari… “tanto, per chi comincia, sempre pinne sono!”
Ecco, vorrei perciò porre alla vostra attenzione qualche punto che a mio modo di vedere, se considerato adeguatamente, potrebbe dare una marcia in più alla nostra apnea. E magari permettervi di segnalarcene qualche altro, secondo la vostra esperienza. Insomma, che ne pensate? Tutto ciò nella convinzione che una maggior pubblica consapevolezza intorno al problema possa in fondo aiutare tutti quanti.

Collare
Avere un buon galleggiamento va bene, ma nel fare gli esercizi di apnea emergono tante disparità tra gli apneisti. Molte volte ci si trova a fare un esercizio, magari banale, ma l’eccessivo galleggiamento è una complicazione che vanifica gli sforzi (e demoralizza facilmente l’allievo).
L’impiego del collare, invece, da più di dieci anni entrato nell’uso comune degli apneisti, permetterebbe una facilitazione notevole nell’apprendimento degli esercizi di base e, eliminandolo con gradualità, potrebbe far aumentare quelle capacità acquatiche che tutti vorrebbero migliorare.

Pinneggiata
Ormai le pinne leggere (classe di pinne lunghe di ultima generazione, in via d’affermazione da due o tre anni a questa parte, solitamente in fibra di vetro o carbonio, caratterizzate da particolare morbidezza e responsività elastica, tali da risultare più performanti delle consuete lunghe rigide) sono una realtà e moltissimi sono gli apneisti che le preferiscono. Ma si tratta di attrezzi molto diversi dalle pinne tradizionali dure e lunghe, hanno un principio di funzionamento differente e una tecnica d’impiego del tutto diversa. Le didattiche non hanno neppure pensato di prendere in considerazione le indicazioni del mondo delle gare, con la conseguenza che gli istruttori non hanno nessuna indicazione concreta “tecnica” sul movimento.

Linyard…
Le profondità che ormai si raggiungono in apnea sono davvero notevoli, non è raro trovare persone che scendono oltre i 40 metri, quote proibitive fino a qualche anno fa.
Aumento di praticanti, nuove tecniche di compensazione, nuovi materiali più performanti, tutto ha portato ad un aumento delle profondità media degli apneisti.
Ma all’aumento delle quote, non vedo corrispondere un miglioramento delle tecniche di recupero e di sicurezza.
Il linyard – il cavetto di sicurezza – non viene neppure preso in considerazione dalle didattiche e molti lo considerano solo un gran fastidio.

…e contrappeso
Sempre a proposito di linyard va aggiunto che c’è chi lo usa senza un adeguato sistema di contrappeso, rendendo sicuro il recupero, ma non certo il salvataggio in tempi brevi.
Costruire un sistema di contrappeso può costare qualche centinaio di euro, più o meno come un buon paio di pinne, ma le didattiche sono molto tiepide nel prescriverne l’obbligo, forse per paura di perdere appeal, complicando la vita agli istruttori.
Ma non rendendosi conto che sul lungo periodo si potrebbe davvero parlare di un’apnea ad un più alto livello di sicurezza.

Boccaglio
Indispensabile in superficie, inutile durante l’apnea.
In un gruppo di apneisti si vedono sempre svariati modi di equipaggiarsene: tenuto alla tempia, lasciato al compagno, ecc… Ogni modalità ha dei pro e dei contro, ma di sicuro riuscire ad averlo sempre addosso è un’ottima cosa.
Tenerlo all’interno del cinghiolo, poggiato sulla tempia, lo fa vibrare e diventare fastidioso. Infilarlo invece nel foro del cinghiolo sulla parte superiore della nuca, zona che al contrario dell’altra è più larga, lo fa stare ben stabile e il risultato funzionale è molto migliore.
Per un istruttore tenerlo in mano è, onestamente, un bell’impiccio, soprattutto se deve intervenire con un allievo o altro. Mani sempre libere non è meglio?

Rana subacquea
La rana in immersione viene insegnata dagli albori della didattica subacquea; negli anni 60 e 70 era il biglietto da visita del provetto subacqueo. Ad oggi, nonostante ci siano gare, record mondiali e misure impressionanti anche da noi, nessuna didattica si cura di fare e approfondire un corso strutturato di questa disciplina, la più pura, tra le specialità senza respiro.
Che vuol dire questo? Che chi vuol fare e migliorare la rana deve affidarsi alla buona volontà dell’istruttore che gli capita…

App per la statica
Gli appassionati sanno che ci sono molte App, per Ios o per Android, che si occupano di fare tabelle per apnea, ipossiche, ipercapniche, di respirazione yoga e altro.
Con semplici comandi vocali permettono allenamenti a secco di gruppo e sappiamo tutti che infrangere la noia delle solite sessioni con un po’ di varietà potrebbe fare molta differenza.
Anche qui molte didattiche sono al palo. Incapaci di capire l’importanza che possono avere metodi innovativi di allenamento, preferiscono lasciare tutto in mano all’istruttore, che, oltretutto, dispone spesso di nozioni e metodi magari neppure tanto aggiornati.

Monopinna
I corsi di monopinna interessano oggettivamente poche persone. La mono è un attrezzo affascinante e permette prestazioni straordinarie, ma il suo apprendimento richiede tempo e impegno. Solo alcune didattiche hanno uno specifico corso per insegnarne l’uso per scendere in apnea. La maggior parte lascia alla buona volontà degli istruttori, tra l’altro senza alcuna formazione specifica, la possibilità di insegnamento. Con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti: gente che si muove senza tecnica, in maniera improbabile e che talvolta riesce perfino a farsi male.

Scooter subacqueo
C’è! Allora perché non imparare a usarlo? Nell’assistenza, nel soccorso, nel divertimento. Siamo d’accordo, costa almeno 1.500,00 Euro, ma un club può comunque pensare di prenderne uno.
Imparare ad adoperare uno scooter con un apposito corso e con standard ben definiti potrebbe permettere ad apneisti di buon livello di migliorare le loro abilità e contemporaneamente di avere un mezzo veloce che aumenta il livello di sicurezza.

3 Comments

  • Il Bacci
    Posted 16 Marzo 2018 22:44 0Likes

    Bravo Mardollo che hai messo in luce aspetti pratici e non le solite seghe di retorica di cui ne hai piene le p… ancor prima di leggere l’articolo!
    A proposito di didattiche ho una visione leggermente differente, ognuna ha pregi e difetti, su cui potremo discutere… come di calcio.
    Di una cosa si può essere certi… le didattiche non scendono in acqua!
    Con gli allievi va in acqua l’Istruttore, l’uomo, che può essere più o meno preparato, più o meno empatico, con più o meno capacità e voglia di rinnovarsi.
    Detto questo, per tornare alla pratica, la decima regola che a volte si tralascia è l’ordine, in vasca, in mare, con le attrezzature, con la puntualità.
    Iniziamo noi a dare l’esempio.
    Ciao amici!!

  • Skeggia
    Posted 29 Marzo 2018 0:23 0Likes

    Marco nemmeno a dirlo…ero proprio con Te questa sera all’Y e fammi dire che con “poco” mi hai risolto molto. È vero ci sono un sacco di istruttori allo sbaraglio o più semplicemente antichi come il sottoscritto. A mio avviso è tempo di tagliando per molte didattiche pertanto ci vuole una leadership Europea riconosciuta composta da eccellenze in grado di riscrivere l’ABC dell’apnea. Lo bisogna fare per il bene ed il futuro di questa disciplina. Il tutti contro tutti fra didattiche o peggio alte associazioni porterà semplicemente allo sbriciolamento di questo sport. Aggiungi il punto n.10 l’apnea e il mare la piscina più bella che abbiamo è che dobbiamo preservare 😉 altrimenti perdiamo di vista l’obiettivo come del resto è accaduto già alla subacquea…il mare e le sue bellezze devono essere sempre al primo posto. Grazie

  • Alfredo Parozzi
    Posted 25 Aprile 2020 8:02 0Likes

    Bravo Marco, competenza, serietà e schiettezza sono tue doti sotto gli occhi di tutti quelli che ti conoscono. Analisi lucida e precisa delle “mancanze” delle didattiche. Se posso aggiungere forse anche una manualistica non al passo con i tempi, per lo meno come tecnologie applicate, è un’altra deficienza di molte didattiche

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