Grazie alla disponibilità di Giorgio Caramanna, autore del libro “Gestione del rischio per operazioni subacquee – come aumentare la sicurezza e l’efficienza dei Team subacquei”, annunciamo l’arrivo di una rubrica settimanale sul tema.
La Redazione. Elaborazione grafica della foto d’apertura a cura di Giulia Paperini.
Avevamo già pensato a una recensione per l’interessante libro di Giorgio Caramanna dal titolo “Gestione del rischio per operazioni subacquee”, sottotitolato con quella certa connotazione di praticità racchiusa nell’espressione “come aumentare la sicurezza e l’efficienza dei team subacquei”, libro uscito alcuni mesi prima del tragico evento delle Maldive.
Ma proprio gli sviluppi della triste vicenda, il coinvolgimento interiore che ha provocato in tutti i subacquei, i dubbi destinati a durare a lungo, l’ondata di emotività e di ricadute potenzialmente negative con cui l’eco dell’accaduto sta tutt’ora danneggiando l’immagine di tutto il settore, ci sembra quantomai opportuno fare qualcosa per tentare di ricondurre questo andamento sui binari della razionalità e della corretta informazione.
Già l’articolo precedente a questo ci ha dato prova di esserci incamminati sulla strada giusta, avendo incontrato un successo senza precedenti, del quale ringraziamo tutta la nostra comunità di lettori che, al netto dell’animosità scaturita da molti dei commenti postati – com’è normale in un caso del genere –, ha dimostrato allo stesso tempo di averli saputi comporre tutto sommato in maniera civile.
In breve, riteniamo sia arrivato un periodo utile per aprire un “dibattito informativo” su questo argomento della cosiddetta “Gestione del rischio” in tutte le procedure d’immersione – e per qualsiasi tipologia d’immersione – in modo che perlomeno cessi di essere considerato alla stregua di un tabù.
Intendiamoci, lungi da noi pensare che le svariate agenzie didattiche già non prevedano di parlare dei rischi all’interno dei loro alberi formativi, nei percorsi educativi per le moltissime brevettazioni, sia di base che di specialità, anzi: sappiamo che lo fanno, da sempre. Ma ci sembra opportuno chiederci “come” lo facciano e l’abbiano fatto finora. E se sia migliorabile.
Se infatti è pur vero che tutte le agenzie, federazioni, enti vari che s’impegnano nella formazione di base alle immersioni trattano diffusamente il tema della “Sicurezza”, al punto che – come abbiamo già ricordato nel precedente articolo – non c’è stato un aumento significativo dell’incidentalità subacquea nonostante il grande incremento dei praticanti, non siamo altrettanto sicuri che lo facciano con i criteri più dedicati al tema.
Proviamo a spiegarci con un esempio pratico: tutti gli istruttori subacquei, pur con le differenti impostazioni della propria didattica rispetto alle altre, insegnano procedure di sicurezza per le immersioni e in questo senso l’insegnamento della “programmazione” dell’immersione – quella sorta di grafico spazio/tempo che somiglia a un piano di volo all’arrovescio – è (o è stato) un metodo molto diffuso, un modo per tradurre in termini “misurabili” il livello di sicurezza da raggiungere, attraverso una schematizzazione mentale dell’intera immersione, che può essere facilmente disegnata per ancorare la memoria a un riferimento anche visivo. Il grafico del programma d’immersione può naturalmente comprendere anche la visualizzazione della “curva di sicurezza”, utile sempre a scopo didattico/formativo fin dal primo grado di brevetto. Ebbene, se ora provassimo a immaginare un’analoga schematizzazione ma strutturata per insegnare a ottenere direttamente una previsione del livello di rischio quantificabile…non troveremmo granché di altrettanto specificamente dedicato!
Eppure tale procedura esiste davvero e prende la denominazione di “Matrice di valutazione del rischio”. Ed è una schematizzazione che è possibile rendere esplicita anche graficamente in una tabella di semplice consultazione.
Perché in questa materia vige un assunto: “Nonostante sia possibile quantificare numericamente il rischio, la sua accettazione è comunque personale”, citando da pagina 7 del libro. O, ancora, da pag. 13: “il rischio è un valore obiettivo, ma la sua accettazione è soggettiva!”.
Dunque possiamo incidere fino a un certo punto su quella quota di soggettività che la valutazione del rischio comporta; però possiamo influire molto sulla parte obiettivabile, almeno ottenendone la miglior consapevolezza possibile. E riuscire in questo è frutto di un processo culturale, educativo. Che, se per un verso deriva da impostazioni di subacquea più di tipo professionistico, lavorativo o perfino militare, per un altro può rendersi ben configurabile anche per l’immersione ricreativa, sportiva, turistico-naturalistica.
Alla luce di queste considerazioni, non diventa forse auspicabile un diverso approccio al processo di insegnamento/apprendimento? L’avvento di un nuovo e più contemporaneo inquadramento basato – anche – sull’educazione alla valutazione del rischio? E non è forse il caso di darsi degli spunti applicativi in tal senso già a partire dai gradi di ingresso delle immersioni ricreative?
Il libro “Gestione del rischio per operazioni subacquee – come aumentare la sicurezza e l’efficienza dei team subacquei”, di Giorgio Caramanna (con la collaborazione di Brian Strickland) ci è apparso come lo strumento più innovativo, completo e fruibile oggi a disposizione. Ha già avuto diverse presentazioni pubbliche. Si trova su Amazon in Italiano e in Inglese, anche ordinabile in versione cartacea.
Ebbene, oggi l’Autore ci offre l’opportunità di spingerci oltre questa recensione: si è dato disponibile a intervenire personalmente nelle prossime puntate di questa serie dal palcoscenico virtuale di SerialDiver. Ognuna delle quali recherà un suo riassunto di uno dei capitoli del libro. Per un totale di 14 puntate, una a settimana, tante quanti sono i capitoli dell’opera. Ogni puntata sarà pubblicata al venerdì.
Questa di oggi – che è venerdì 17 (!) luglio – possiamo così considerarla come la “puntata zero”, quella di annuncio della “Nuova rubrica”.
Ma i superstiziosi NON si astengano dalle successive della serie! Gli appuntamenti piaceranno anche a loro.
VI ASPETTIAMO TUTTI QUI.
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Giorgio Caramanna ha una laurea e un dottorato di ricerca in Geologia, oltre a più di 30 anni di esperienza come subacqueo scientifico professionista in Europa, Asia e America. È certificato Advanced European Scientific Diver e American Academy of Underwater Science Diver. È anche istruttore NAUI e DAN. È uno dei tre istruttori del programma di immersioni scientifiche del Woods Hole Oceanographic Institution (USA). È Tridente d’oro dell’Accademia Internazionale di Scienze e Tecniche Subacquee, di cui è direttore per il periodo 2025-2028. Fa parte del comitato tecnico-scientifico dell’AIOSS Associazione Italiana Operatori Scientifici Subacquei.