Che la grande Archeologia delle acque fosse di casa nel lago di Bolsena un po’ si sapeva ma quel che è nato sotto i nostri occhi il 17 luglio u.s. con l’apertura della mostra “La memoria dell’acqua. Nuove scoperte Archeologiche dal Gran Carro di Bolsena” inaugura di fatto un’era senza precedenti.

A cura di R. Barluzzi

Non solo dunque l’avvenuta musealizzazione dell’incredibile quantità e varietà di reperti rinvenuti sul sito archeologico subacqueo del Gran Carro proprio a Bolsena – un villaggio palafitticolo d’epoca villanoviana databile 900 a.C. che a pochi passi dalla sponda si estende verso il largo in ben due aree vicine a una profondità media di – 5 m e che, con giusto un po’ di visibilità, si rende già ben osservabile dalla superficie pur praticando del semplice snorkeling – ma anche storia e retroscena di quei rinvenimenti, del loro recupero (cui hanno preso parte attiva operatori subacquei non-vedenti di ASBI – ndr), del restauro e soprattutto delle insospettabili prospettive di valorizzazione ambientale e culturale che ne derivano.

E che sono già realtà: non soltanto con la prosecuzione delle ricerche sul fondale lacustre e con ulteriori campagne di scavo e recupero ma anche con speciali iniziative di visita guidata in situ, tipo l’allestimento di una sorta di “pontone” galleggiante ancorato sulla verticale dell’area archeologica sommersa e dotato di chiglia e pareti trasparenti in modo da consentire di vedere il sito a molte persone contemporaneamente e senza che debbano bagnarsi neppure i piedi! Oppure lo snorkeling di gruppo organizzabile ad hoc. E perfino di notte, con tutte le suggestioni che la visione subacquea notturna e gli illuminatori recano in sé. Un’autentica magia a cielo aperto che parla al cuore della nostra contemporaneità da 3mila anni orsono!

«Questo è veramente un luogo d’elezione – ha dichiarato il Ministro della Cultura Alessandro Giuli in persona durante l’inaugurazione – un luogo straordinario per tante ragioni. Il lago di Bolsena è l’ombelico del mondo: non solo perché è il lago vulcanico più grande d’Europa, ma perché qui c’è la radice ancestrale di ciò che poi sarebbe divenuto il popolo etrusco e che è stato prima villanoviano, poi forse tirrenico. Le ipotesi sono tante, a partire dalle chiavi di lettura del materiale di scavo, il cui studio impegnerà ancora tanto tempo, e di tutto ciò che ancora potrebbe emergere con il proseguire della ricerca. Insieme a pochi altri luoghi d’Italia – ha proseguito il Ministro – in questo momento la Tuscia e Bolsena rappresentano un modello di riferimento, per ciò che sta avvenendo qua e per ciò che una sorta di geografia sacra ci ha offerto in dono. Siamo di fronte a una storia molto risalente nel tempo, ma le cui scoperte ci proiettano in avanti. Qui noi oggi rappresentiamo un patto ideale di amicizia e solidarietà – così ha concluso il Ministro – tra l’antico e il contemporaneo e tra tutti noi che siamo viterbesi, abitanti della Tuscia, italiani, europei, cittadini del mondo però orgogliosi di partire da qua, da Bolsena».

Sono stati presenti il Presidente della Commissione Ambiente della Camera, Mauro Rotelli; il Sindaco di Bolsena, Andrea Di Sorte; il Direttore generale archeologia, belle arti e paesaggio, Fabrizio Magani; la Soprintendente ABAP per la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale, Margherita Eichberg; la funzionaria archeologa della Soprintendenza ABAP per la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale, Barbara Barbaro.

La mostra inaugurata è articolata in due sedi espositive ospitanti una selezione di reperti rinvenuti nelle acque del lago grazie alle ricerche del Servizio di Archeologia Subacquea della Soprintendenza di Viterbo, a testimonianza della vita quotidiana delle popolazioni residenti nel sito del Gran Carro, anticamente affacciato sulle rive del lago.

Il Ministro ha visitato prima l’esposizione nella sede del Museo territoriale del Lago di Bolsena, nell’antico Palazzo Monaldeschi della Cervara, dove è ospitata la maggior parte dei materiali dagli scavi recenti, inquadrabili principalmente nell’ambito della Cultura Villanoviana, quella che precede le grandi città etrusche di Vulci, Tarquinia, Cerveteri, Veio e Orvieto.

Poi ha raggiunto la seconda sede espositiva negli spazi della Chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo sull’isola Bisentina, restituiti alla comunità già l’anno scorso dopo un’attenta opera di restauro. La mostra si articola in quattro sezioni tematiche: il mondo femminile; il sacro; la vita quotidiana; il viaggio; con l’intento di restituire il senso della complessità e della varietà che emana da tali testimonianze.

Ebbene, cari lettori, siamo sicuri di consigliarvi per il meglio nell’invitarvi a pianificare una visita da queste parti: la mostra “La Memoria dell’Acqua” resterà aperta a Bolsena fino al 3 di novembre! E se vorrete organizzarvi per tempo in modo da farci rientrare anche un’escursione “subacquea” guidata da bordo del pontone galleggiante col fondo trasparente o magari una “snorkelata” di gruppo, vivrete un’esperienza davvero indimenticabile. Sotto questo profilo potrete informarvi e prenotare all’email della Soprintendenza territorialmente competente: sabap-vt-em.subacquea@cultura.gov.it .

Dicevamo della partecipata presenza dei subacquei non vedenti dell’associazione “ASBI Albatros-progetto Paolo Pinto-Scuba Blind International”: ebbene il Ministro, all’incontro con loro, vi si è rivolto direttamente con speciali parole di elogio del ruolo che hanno ricoperto, definendoli “le colonne portanti dello scavo”! E non si fa la minima fatica a crederlo, già osservando le immagini dei video che li mostrano alle prese con l’esplorazione del fondale sfruttando la sorprendente manualità sviluppata, l’impiego della loro sottile sensibilità tattile, la maestria nell’uso delle sorbone e delle varie tecniche operative sul cantiere archeologico…un autentico spettacolo che va molto oltre il soddisfacimento anche di una pur giusta aspettativa d’inclusività reale. Perché questo gruppo – in cui sono naturalmente comprese anche guide e istruttori specializzati – ha saputo nel tempo creare le condizioni affinché alcuni tra i propri sommozzatori non vedenti fossero riconosciuti e qualificati ufficialmente come “operatori di archeologia subacquea” in quanto il loro impiego sul campo si è mostrato in tutta la sua validità, spesso perfino superiore a quella di operatori sub normo-vedenti. «E se queste persone sono oggi chiamate a operare concretamente in contesti del genere – come afferma la presidente di ASBI, Angela Costantino Pinto – lo si deve a un insieme di fattori umani che vanno dalla lungimirante sensibilità di archeologi al volenteroso impegno tecnico ventennale di istruttori e dirigenti di ASBI.»

Fatto sta che oggi un’intera sezione del percorso museale inaugurato è dedicata proprio a loro, a “quelli del mondo ASBI”! E ogni visitatore che si troverà a passare di lì potrà soffermarsi ad ammirare una grande teca trasparente con dentro la maggior parte dei reperti frutto del certosino lavoro di recupero dei subacquei non vedenti di ASBI. Il titolo che troneggia in capo alla teca – non a caso – è “Toccare il mistero del tempo”!

È proprio di fronte a esso che raccogliamo le impressioni a caldo degli operatori sub non vedenti di ASBI che, nella diversità dei rispettivi modi di esprimersi, narrano una trama comune e condivisa: l’emozione di essersi trovati a maneggiare oggetti che prima di loro erano stati toccati l’ultima volta tremila anni fa! Monili, utensili e manufatti d’ogni tipo sfiorati da dita di nostri simili nel 900 a.C. Spesso – cosa ancor più prodigiosa – rinvenuti intatti, affidati a quella “capsula del tempo” costituita dal particolare limo del fondo lacustre che tutto preserva sottraendolo a qualsiasi insulto ambientale. Per chi ci vede sono i vividi colori originari. Per chi non ci vede sono le superfici integre, le forme non corrose. Ma l’emozione e il mistero che ne sprigionano sono d’identica misura!

Al Trainer sub storico di ASBI, Manrico Volpi, è affidata l’ultima osservazione (in ordine di apparizione) su cosa lo abbia gratificato maggiormente di questa esperienza. «Non l’avrei immaginato prima – racconta – ma è stato “il tempo”. E l’ho capito quando mi son trovato alla sorpresa proprio di questa teca museale dedicata ad ASBI: d’ora in poi resterà qui, custodita, con tutto il suo contenuto! E per di più a disposizione di ogni visitatore. Esisterà per sempre! Ci pensi?»

Video Interviste Lago Bolsena

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