Ritratto d’una istruttrice di Apnea Academy che ha fatto dell’immersione in apnea una priorità di vita e delle vie d’acqua delle sue montagne l’insospettabile teatro per una nuovissima scuola di apnea. (Chi dei nostri lettori scorrerà fino in fondo questo articolo – ne siamo certi – vorrà diventare suo allievo e ce ne ringrazierà).
A cura di Romano Barluzzi. Foto Diego Del Favero, Giacomo De Donà, Teresa De Toni.
Immaginatevi in vacanza sulle Dolomiti, nel Cadore. Se vi dicessero che proprio da quelle parti c’è chi insegna l’arte d’immergersi sott’acqua trattenendo il respiro stentereste a crederci, non è così? Invece sbagliereste a dubitarne. Perché questa cosa accade veramente, a Perarolo di Cadore; e porta il nome di Elena Maierotti. Che lì è nata e – oggi – vive, dopo alcune peregrinazioni esperienziali che, a periodi, l’hanno portata anche lontano.
Laureata come storica dell’arte, libera professionista in ambito culturale, già curatrice del Museo dell’Occhiale di Pieve di Cadore, se avete lenti ottiche sulla vostra maschera subacquea sappiate che il Bellunese è sede del maggior polo dedicato all’occhialeria.
Elena indica con lo sguardo rivolto lassù le maestose creste dei “monti di corallo” – soprannome delle Dolomiti, patrimonio dell’umanità UNESCO, in omaggio alla composizione delle loro rocce, le celeberrime “dolomie”, resti organici calcarei delle barriere coralline che ere geologiche or sono componevano la loro struttura, trovandosi sul fondo dell’allora oceano primordiale – e racconta: «L’apnea mi ha preso a tal punto che quando guardo le mie montagne non vedo cime ma fondali sottomarini. Quasi un mondo rovesciato e incredibile, ma poi mi soffermo a pensare che in fondo, in un tempo lontano, era realmente così. E il senso di meraviglia diventa ancora più grande».
In effetti tutto ciò è proprio quel che più o meno è accaduto nella complessa storia geologica all’origine delle Dolomiti come oggi le conosciamo. Così, non a caso, alle parole di Elena fanno eco gli innumerevoli ritrovamenti di fossili di organismi marini così comuni e tipici di queste zone dove lo scorrere del tempo, come un supremo alchimista, ha cristallizzato la vita in roccia.
Comunque è con quel suo spirito immaginifico marino che Elena ci indirizza a una serie di visite alle “vie dell’acqua” di queste zone, talmente caratteristiche da risultare addirittura identitarie. Così scopriamo la confluenza tra il Piave (o meglio, “la” Piave, come un tempo veniva chiamato qui il noto fiume, con la stessa devota ammirazione che un innamorato riserva alla sua amata) e il Boite; il lago di Centro Cadore, dove Elena nuota e organizza – sebbene sporadicamente – escursioni di gruppo su canoe canadesi (!); il Museo del “Cidolo”, una particolarissima tipologia di antica chiusa fluviale per regimare il trasferimento dei tronchi via fiume, divenuta simbolo dell’economia del legno che per secoli e fino ai primi decenni del 900 era stata qui assai fiorente.
Nel museo sono custodite immagini d’epoca degli “zattieri”, i naviganti di allora “piloti” delle zattere; e riproduzioni fedeli delle zattere tradizionali stesse, delle loro tecniche costruttive, degli strumenti e utensili impiegati per metterle assieme. Un’intera cultura di antiche maestrie dell’acqua e del legno che dai monti – proprio come l’acqua – fluisce verso il mare: le fondamenta di Venezia e la palificazione che le costituì originano proprio dalle foreste del Cadore e da quel traffico di legnami sapientemente condotti in galleggiamento guidato fin dove l’acqua prende a farsi salmastra.
Un viaggio “spirituale” tra storia, animo umano e una natura straordinaria, a ricordarci che ne facciamo parte. “Il viaggio di una zattera”, come Elena ha intitolato un laboratorio per bambini in cui insegna loro a costruirsi la propria zattera…parte di una rassegna di incontri pubblici sul tema dell’Acqua che lei stessa ha organizzato, ospitandoli nel giardino del proprio B&B “Il Cidolo”. Perché – come riporta l’opuscolo della rassegna – «Il Fiume ha sempre ragione».
«Questo interesse per l’acqua – racconta Elena – è stato un ritrovare me stessa giunto di pari passo con la scoperta dell’apnea, che mi ha dato consapevolezza di quanto l’acqua sia stata sempre importante nella mia esistenza. C’è sempre stata, nel fiume che scorre al mio fianco da quasi tutta la vita, e forse in virtù di questa presenza costante la davo per scontata. Benché da bambina avessi paura dell’acqua (anche una semplice doccia era caratterizzata da urla e strepiti, e i miei genitori costretti a utilizzare l’annaffiatoio/giocattolo da spiaggia!), ho imparato nel tempo a superarla, e ad instaurare con l’acqua una relazione di totale fiducia. Nel nuoto, che ormai da tanti anni è parte integrante delle mie giornate, il ritmo del respiro e delle bracciate accompagna i miei pensieri, o l’assenza di essi, se mi concentro sulle sensazioni che mi arrivano…quasi una meditazione. Ora il concetto dell’acqua, in tutte le sue forme, narrazioni, accezioni e significati, non mi abbandona più. Leggo moltissimo: l’ultimo volume è “Il libro dell’acqua. La storia straordinaria della più ordinaria delle sostanze”, di Alok Jha. Si tratta dell’elemento naturale ancor oggi più misterioso. Alcuni fenomeni sul suo comportamento appaiono ancora una sfida perfino alla fisica e alla chimica. In Antartide sotto chilometri di coltre ghiacciata solida esistono laghi sconfinati allo stato liquido. Il distacco degli iceberg tabulari più grandi ha permesso di scoprire sotto di essi centinaia di specie viventi sconosciute. E poi c’è l’immenso e quasi inesplorato capitolo degli effetti dell’acqua su di noi, di ciò che ci accade interiormente nel contatto con questo liquido, talvolta così prodigioso da sembrare magico. Cose da neuroscienze! Ti faccio un solo esempio prendendo spunto dalla mia esperienza nella pratica dello Yoga: c’è sempre il respiro alla base di tutto, è il respiro che dà forma e avvio ai movimenti del corpo e della mente, ma ciò che ho compreso imparando a trattenere il fiato sott’acqua – perché per imparare a trattenere il fiato occorre prima imparare a respirare bene – non l’avevo colto in tanti anni di pratica Yoga!»
E…l’Apnea? «Con l’Apnea – risponde Elena – l’acqua e la mia relazione con essa hanno assunto veramente una terza dimensione, non solo in senso letterale! È stata per me una scoperta recentissima, arrivata quasi per caso, dopo alcune immersioni fatte per curiosità nel mare dell’isola d’Elba e poi nell’impianto di Y-40, a Montegrotto Terme, Padova. Beh…ne rimasi talmente rapita che il resto è venuto quasi da sé. I vari step dei brevetti, fino a quello di Istruttore, e tante esperienze in ambienti diversi, dal “pozzo” profondo nella confortevolissima acqua termale di Y-40 stessa, fino al lago e, naturalmente, al mare. Nella consapevolezza che c’è sempre tantissimo da esplorare, sono stata pervasa da una sorta di fortissimo desiderio di apprendere tutto quel che potevo da questa dimensione così nuova e profonda. Ed è ancora così.»
«L’Apnea è diventata per me – prosegue Elena – una ricerca costante, una fucina di scoperte che si ramificano in altre scoperte ancora. Per esempio, sulle tecniche di compensazione, enormemente progredite nella conoscenza che possiamo averne oggi rispetto a un po’ di anni fa. Ciò che apprezzo di più, ad ogni modo, nella pratica dell’apnea, è questa coincidenza profondissima che si verifica tra corpo e mente: da sempre ci insegnano a considerarle due entità separate, in dialogo costante, ma che spesso non sono per niente in accordo. Ecco, l’apnea mette sintonia, quiete e verità. Il corpo non può ignorare ciò che la mente dice, e viceversa. Pertanto si tratta di ascolto, consapevolezza, non tanto superamento dei propri limiti, quanto piuttosto esplorazione del sé, e allenamento a farlo nel migliore dei modi possibili, e in sicurezza. Insomma…un viaggio meraviglioso.»
Ci chiediamo però come possa conciliarsi un discorso del genere con quell’anelito di profondità a tutti i costi di cui sono affetti svariati apneisti…ed Elena ha una risposta pronta anche per questo.
«Guarda, ecco una cosa che mi ha colpito: aver conosciuto persone che hanno praticato l’apnea e che ora, dopo molto tempo, la definiscono come qualcosa di fine a sé stesso, che corrisponde alla semplice azione di scendere e risalire lungo un cavo. Ecco: anche se posso capirlo, a me non sembra affatto così! Credo invece che percependo sempre meglio ciò che si prova in una planata verso il blu – hai presente quegli attimi in cui oltrepassi il punto neutro e cominci quel volo incredibile che è la caduta libera, nel silenzio dei battiti del tuo cuore, mentre ti figuri di diventare acqua? Quel senso di benessere assoluto, di comunione con l’ambiente circostante, con il mare? – si possa dare a ogni secondo di quel tempo sospeso un significato che resterà poi con te per sempre. Si possa, oppure no, sulla base di ciò che ciascuno percepisce. Anche un tuffo a quindici o venti metri può dare bellissime sensazioni… che continueranno a dare benefici, anche dopo la riemersione, nella vita di tutti i giorni. Un incredibile arricchimento. Che io desidero condividere con più persone possibili, convinta che starebbero tutte meglio, se solo sapessero, se solo potessero provare. Perché alla fin fine è sempre questione di persone. Le persone “sono” la loro apnea! Ciascun apneista dà un significato personalissimo a ciò che fa. Ma c’è anche, e forte, una dimensione collettiva, di persone che sentono l’acqua in modo simile, di comunanza, fratellanza perfino (mi è venuto spontaneo, un giorno, iniziare a chiamare un’amica apneista “sorella d’acqua”). Come ci insegna anche il sistema di coppia, quando siamo tenuti ad affidarci al nostro compagno, e nel contempo essere responsabili nei suoi confronti. In una parola…fiducia. E questo accade anche quando si arrampica insieme. Dalle mie parti l’arrampicata è un’attività molto diffusa, che ho praticato molto anch’io, e che trovo abbia grandi punti di contatto con l’apnea…si tratta di un’attività svolta in purezza, minimalismo, non occorre quasi nulla se non piccoli espedienti per facilitare l’adattamento all’ambiente in cui ci si muove, che non è quello consueto, ma…lo spostamento avviene sempre in verticale! Ciascuno lo sa per sé, se è meglio scendere nelle profondità marine immersi nel blu o salire fino alla cima, avvolti di vento, ma in sostanza credo che si tratti pur sempre di un moto introspettivo.
E poi, sempre in relazione agli altri, sento anche un forte senso di gratitudine verso tutti coloro che mi hanno aiutata ad addentrarmi e a progredire in questo cammino: dai consigli sulla scelta dell’attrezzatura, fino alle tecniche di compensazione, ai mille consigli sulla tecnica, e anche alla fiducia in questa mia attitudine»
Ma come la mettiamo con chi non vuol doversi cimentare per forza con la profondità?
«Il discorso di fondo non cambia granché – assicura convinta Elena – va solo adeguato alla tipologia d’immersione in apnea. Ciò premesso, quella condizione di arricchimento interiore può essere percepita da chiunque, a qualsiasi età. È questo il bello dell’apnea. Proprio perché tempi e distanze non contano! Così una statica in piscina, dal punto di vista qualitativo, può essere vissuta in modo altrettanto appagante. E perfino un semplice snorkeling in un basso fondale marino può acquistare un suo perché del tutto insospettabile ma non per questo meno vero. Sempre per questo le posture di rilassamento e concentrazione eseguibili in semplice galleggiamento – così come le tecniche di consapevolezza e controllo sul respiro – hanno effetti di rinforzo positivo così potenti, soprattutto in chi è alle prime armi. Il punto è che l’Apnea non è solo per chi intenderà scendere in profondità sott’acqua; l’Apnea è davvero per tutti, perché possa avvantaggiarsene l’esistenza di chiunque, perché ciascuno possa praticarla sempre e ovunque, in modo da andare incontro al proprio benessere interiore, fisico e mentale. Certo, se poi si comincia a prendere confidenza con la profondità fino ad oltrepassare il punto neutro, bè…non si potrà che continuare su quella via. Le sensazioni sono così belle e pervasive che…sarà impossibile non continuare!»
Dobbiamo a malincuore concludere una chiacchierata così avvincente che in realtà vorremmo non finisse affatto e ci proviamo chiedendo a Elena cosa, in estrema sintesi, guardando alla propria giovane anche se intensa esperienza di apnea, le sia piaciuto di più trattenere con sé.
«Posso dire con certezza che l’apnea tutta, nel suo intero insieme di valori, sia diventata per me un’autentica priorità di vita. L’insegnamento più grande che, finora, mi ha dato l’acqua soprattutto attraverso l’apnea, è stato quello di provare a imparare a stare nel flusso. Qualcosa che, sono convinta, sia di grandissima importanza nella vita di ciascuno: adoperarsi per avere in mano la propria vita, attraverso libertà e autonomia di pensiero e di azione, nel rispetto degli altri, ma anche avere una grande capacità di adattamento in relazione agli eventi che non possiamo controllare, quelli che ci sfuggono, che magari ci fanno soffrire. Insomma, un grande insegnamento. E c’è un ulteriore suo aspetto che ho preso ad apprezzare in maniera particolare: il fatto che, proprio per l’importanza che ha assunto, mi richieda il suo spazio e il suo tempo, e che lo ottenga! Mi piace questa cosa che “lei” pretende per sé e mi piace autodisciplinarmi affinché io possa soddisfarla, nonostante tutte le mie attività lo rendano talvolta davvero difficile. Anzi, anche questo è un altro bel regalo che l’immersione in apnea mi sta facendo! Potrà sembrare solo una sfumatura, ma per me invece è qualcosa di molto profondo che vorrei tanto poter rilanciare e trasmettere a tutti. Non facciamo che correre, travolti dallo stress delle nostre giornate, con la vita che ci passa accanto. Forse, a volte, può essere il caso di rallentare e provare a dare nuovi significati: questo, per coloro che come me vivono in luoghi con una fortissima vocazione alla natura, è certamente più semplice, ma occorre provare per vivere bene, per stare bene»
Diciamo che a questo punto organizzare una scuola d’immersione in Apnea in mezzo alle montagne del Cadore, come desidera fare Elena, non ci sembra affatto irrealistico. Tanto che lei in realtà è già passata dalle intenzioni alle azioni. «Ho organizzato alcuni incontri di presentazione e prove in acqua – precisa – del corso di primo livello, che è iniziato da poco e che ha avuto il massimo degli iscritti. E questo dopo aver individuato la piscina disponibile a Pieve di Cadore, nonché i dovuti appoggi a distanza con Y-40. Si è trattato di incontri illustrativi ma organizzati anche proprio per sondare l’interesse realmente riscontrabile in zona. E l’interesse c’è, visto che il primo corso è iniziato e avrà una durata di un paio di mesi. Ma anche agli incontri informativi hanno partecipato molte persone: spesso, quando incontro qualcuno che conosco, prima di chiedermi come sto, la prima domanda è…come va con l’apnea! Qualcun’altro, addirittura, ormai mi chiama “Elena delle acque”, e io lo trovo bellissimo. Tutto ciò mi sta dando conferma di aver imboccato la…“via dell’acqua” giusta.»
«Mentre si trattiene il respiro avviene tutto ciò che è giusto!» (Cit. dal “Lao-Tsu”)



