Nelle profondità limpide del Mar Egeo, laddove il sole si spegne in sfumature zaffiro e la vita marina danza lenta tra le correnti, giace una delle più imponenti reliquie sommerse del ventesimo secolo: l’HMHS Britannic. Ed ecco la nuova spedizione guidata da Andrea Murdock Alpini.
A cura di Marco Mori con intervista a Andrea Murdock Alpini. Foto di Davide Pezone
Adagiato con grazia sul fianco destro, a 118 metri di profondità, questo gigante d’acciaio, nave ospedale, simbolo di speranza, sorella superstite del più celebre Titanic, è divenuto un tempio sottomarino della memoria, uno scrigno silenzioso che racchiude storie di guerra, ingegno, tragedia e sopravvivenza.
Cinquant’anni fa, nel 1975, è l’esploratore dal berretto rosso Jacques-Yves Cousteau a rivelarne per la prima volta i contorni sommersi. Oggi, mezzo secolo dopo, un nuovo gruppo di avventurieri risponde al richiamo del profondo. Un team internazionale, guidato dall’esploratore e scrittore Andrea Murdock Alpini, si è immerso nel cuore di questo colosso, per una missione che unisce documentazione storica, ricerca scientifica e passione per il racconto del mare.
“HMHS Britannic: il leviatano degli abissi”, questo il titolo scelto per raccontare l’essenza del viaggio.
Il progetto non è stata soltanto una spedizione subacquea: piuttosto un pellegrinaggio moderno verso un vero e proprio monumento sommerso.
Accanto ad Alpini, autore di libri come Deep Blue, Immersioni Selvagge, Andrea Doria: Un Lembo di Patria e Nomade del Profondo, si è mossa un’equipe composta da subacquei tecnici italiani, svizzeri e greci: David D’Anna, Marco Setti, Davide Pezone, Raffaele Mazza, Stella Del Curto e i sommozzatori ellenici Yannis Tzavelakos e George Vandoros. Tutti insieme, sono scesi nelle viscere del tempo per restituire al mondo immagini e conoscenza.
Il Britannic, varato nel 1914 come transatlantico della White Star Line e riconvertito in nave ospedale allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, è affondato al largo dell’isola di Kea il 21 novembre 1916 dopo aver urtato una mina lasciata dal sommergibile tedesco U 73. A differenza dell’RMS Titanic in cui sono morte oltre 1.500 persone, a bordo dell’HMHS Britannic si sono salvati miracolosamente quasi tutti i suoi occupanti: una trentina furono i deceduti.
Oggi, cosa resta sul fondo del mare? Qual è lo suo stato di conservazione del relitto? Quale sarà il destino? Queste sono alcune delle domande che hanno animano la missione organizzata da PHY Diving Equipment.
Non solo storia, ma anche scienza.
Durante la spedizione HMHS Britannic: il leviatano degli abissi, sono stati svolti test fisiologici e neurologici per descrivere lo stress ossidativo a cui è sottoposto il subacqueo tecnico durante immersioni profonde. Lo studio scientifico è coordinato dal professor Gerardo Bosco fondatore dell’Hyperbaric School Padua e dalla dottoressa Simona Mrakic Sposta del CNR di Milano.
In questa spedizione subacquea, l’immersione non è soltanto fisica, è anche un viaggio nel tempo.
Immergersi qui significa nuotare in antri e lungo corridoi in cui infermiere e chirurghi lottavano per salvare la vita ai soldati.
«Ogni immersione su un relitto è un dialogo tra l’uomo e la storia – dice Alpini – e il Britannic ci parla ancora, se sappiamo ascoltare».
In questo silenzio blu, dove la luce si spezza e l’acciaio trasuda di spugne colorate, l’umanità torna a interrogare i suoi sogni, le sue paure, la sua memoria. E il Britannic, così immobile, continua a navigare nell’immaginario, nei cuori, nella scienza.
L’intervista:
- Andrea, questa spedizione segna i cinquant’anni dalla scoperta del Britannic da parte di Cousteau. Cosa rappresenta per te immergerti su un relitto così carico di storia, memoria e simboli?
Immergersi sul relitto del Britannic rappresenta per me una connessione con il passato. Ho scelto appositamente il 50° anniversario della scoperta poiché ritengo che il lavoro svolto da Cousteau fosse un ottimo punto di partenza per continuare a raccontare questo enorme transatlantico, un leviatano degli abissi, da un punto di vista differente. La prima volta che mi sono immerso sul relitto dell’HMHS Britannic è stato nel 2018, allora ero andato per misurarmi con il tempio della subacquea tecnica internazionale, volevo vedere il relitto. Quest’anno torno con una visione completamente differente sulla subacquea, ho obiettivi diversi e delle storie da raccontare per continuare il libro che sto scrivendo.
- Il Britannic è spesso definito “il Titanic sopravvissuto”. Dopo anni di studio e ricerche, che tipo di personalità ha questa nave? È davvero solo la sorella meno famosa?
Il paragone con la sorella Titanic è sempre utilizzato per qualificare la nave, ma non bisogna scordare che la capostipite è stata l’Olympic: è lei che ha dato origine alla classe di riferimento. Le tre navi erano molto simili tra di loro, ma anche con differenze importanti.
Il Britannic dopo essere stato trasformato in nave ospedale è cambiato molto.
Oggi sul fondo del Mar Egeo si vede ancora la tempra di cui era costituita la nave oltre che l’enorme fascino scaturito dalla sua assoluta bellezza.
Erano navi eleganti, queste.
Belle navi, meravigliosi relitti.
- Qual è il ruolo di PHY Diving in questo progetto?
In primis PHY Diving ha deciso di sponsorizzare parte della spedizione, poi come marchio ha fornito le mute stagne per le immersioni. Sono stati realizzati due modelli, di cui uno nuovo, il Rubrum; e poi l’altro, invece, è l’Inuit Expedition che è stato già utilizzato anche per la spedizione sul relitto dell’Andrea Doria.
- Nelle tue immersioni precedenti, dall’Andrea Doria al relitto della Motonave Viminale, il mare è sempre stato uno specchio della memoria. Quali emozioni provi quando attraversi questi luoghi dimenticati dal tempo?
Le emozioni cambiano in base allo stato d’animo con cui mi immergo ma anche rispetto alle singole parti del relitto che visito. Immergersi su un relitto richiede la perfetta conoscenza della nave. Il relitto non è mai la nave, esso è un essere vivo che muta nel tempo e noi con lui.
Non ci si può mai immergere due volte “identiche” nello stesso relitto.
Tutto cambia, nulla resta immutato.
- Dal punto di vista tecnico, quali sono state le sfide maggiori dell’immersione sul Britannic? Come hai preparato un’immersione a 118 metri su una nave lunga quasi quanto il Titanic?
Le principali difficoltà che interessano il Canale di Kea, sono le condizioni ambientali.
Vento e corrente sono sempre presenti. Le immersioni a queste profondità richiedono molte ore di decompressione.
Il fisico e la mente ne risentono giorno dopo giorno. Serve attenzione e dedizione ad ogni dettaglio. Non bisogna mai sottovalutare nulla, bisogna ascoltarsi interiormente e conoscersi. Queste sono immersioni che si fanno più nelle mente che con la tecnica, quest’ultima è necessaria ovviamente ma non è il punto su cui concentrarsi e ritrovarsi.
La difficoltà per chi organizza queste spedizioni è quella di controllare e gestire il team. Bisogna sempre dosare le forze fisiche e mentali. Un buon subacqueo deve sapersi fermare e dirsi di no, quando serve. A volte poi bisogna sapere dire di no ad altri.
Sottovalutare la situazione o sopravvalutare le proprie capacità sono elementi che possono trascinare l’intera squadra verso situazioni critiche. - Hai definito il tuo approccio “nomade del profondo”. Cosa significa per te vivere la subacquea come forma di narrazione e non solo come impresa sportiva o tecnica?
La mia subacquea è volta alla ricerca della chiarezza interiore delle cose.
Il mio è un approccio esplorativo interiore che porta la sua forza aprendosi verso il mondo circostante. La subacquea è un mezzo, non un fine per me.
La tecnica è l’ancella delle azioni che devo compiere, ma sono le emozioni ciò che a me interessano davvero. - Hai pubblicato diversi libri che uniscono racconto personale, storia e fotografia. Anche da questa spedizione nascerà un volume. Puoi anticiparci il taglio che avrà questo nuovo libro?
Il nuovo libro si intitolerà HMHS Britannic: il leviatano degli abissi e sarà disponibile da Natale 2025. L’editore ancora una volta è Magenes, sono contento di continuare la collaborazione con questa casa editrice.
Pagina dopo pagina il lettore attraverserà mondi distanti tra loro, il Canada, il Mediterraneo, l’America, la Grecia, l’Australia, l’Irlanda e l’Inghilterra ma anche lo Stretto di Messina e d quello di Gibilterra. Questo libro è un viaggio a bordo della navi di inizio Novecento, tra avventure insolite, guerre, cantinieri navali, uomini in frack e donne dell’alta società che diventano infermiere volontarie durante la Prima Guerra Mondiale.
Le protagoniste del libro sono loro: le navi e le donne.
Un punto di vista diverso e inconsueto per un mondo maschile, quello navale e della navigazione. - Lo stato attuale del Britannic: cosa ti ha sorpreso rispetto alle aspettative?
Lo stato del relitto è molto simile a quello che ricordo di aver visto circa sette anni fa. Queste navi esteriormente non mutano così velocemente. Inoltre, negli ultimi anni la nave è stata assoggettata alla tutela integrale come bene archeologico e culturale, pertanto è completamente vietata la pesca amatoriale – e soprattutto professionale – nell’area.
È stato istituito un parco archeologico sommerso che comprende anche il relitto del Patris, quello dell’SS Burdigala e infine un aereo perso durante la Seconda Guerra Mondiale.
Il Britannic non cambia tanto esteriormente quanto internamente, ma per effettuare complesse immersioni all’interno è necessario avere permessi speciali dal Ministero e dal proprietario del relitto: Simon Mills.
Documentare gli interni oggi avrebbe un senso di conoscenza strutturale della nave. È qui che si gioca la partita.
Il Britannic appare come solido ed eterno ma in realtà è fragile. L’anno prossimo saranno 110 anni che è affondato. Nulla resta, tutto cambia.
A volte anche molto velocemente, più di quanto noi umani possiamo immaginare.
- Dopo il Britannic, quali sono i tuoi prossimi progetti?Il prossimo grande progetto è andare in Irlanda a riprendere ciò che resta dell’RMS Lusitania, altra nave leggendaria della Cunard Line, storica rivale della White Star Line che invece possedeva Titanic, Olympic e Britannic. Partirò tra poche settimane, nemmeno il tempo di tornare che già dovrò ripartire a bordo del mio Selvadec Van.
Un viaggio on the road fino all’isola di smeraldo. Lì ad attendermi acque fredde, buie, correnti e vento però sono certo che ne varrà la pena.
Un’avventura a tutto tondo!
Poi, ho in mente un altro progetto, ma questo richiederà un po’ più tempo: filmare i resti del supertransatlantico REX che si trova in Slovenia. Ho in mente un progetto, ma chissà che si avvererà … intanto si pianifica il 2026! E poi, dopo l’estate si torna nello Stretto di Messina, nella Calabria Grecanica e infine sulla Motonave Viminale. Insomma, i grandi relitti non mancheranno quest’anno.
(In foto d’apertura il team completo della spedizione “HMHS Britannic 2025 – Il leviatano degli abissi”: Raffaele Mazza, Jorgos Vandoro, Stella Del Curto, David D’Anna, Marco Setti, Andrea Murdock Alpini, Yannis Tzavelakos, Davide Pezone.)



