Come subacquei, siamo esposti a una varietà di pericoli dovuti alla potenziale ostilità dell’ambiente sommerso e all’impatto dell’immersione sulla risposta fisiologica. Vediamo i principali, i loro effetti e come evitarli o prevenirli.
A cura di Giorgio Caramanna. Foto by Whelan Whoi.
Tra i pericoli ambientali possiamo identificare il freddo, la scarsa visibilità, la profondità, la presenza di inquinanti e, in casi particolari, la pressione differenziale. I pericoli fisiologici includono l’ipossia, l’iperossia e la fatica.
L’acqua ha un’elevata capacità termica e una conduttività termica elevata e può rimuovere rapidamente ingenti quantità di calore dal corpo di un subacqueo. Anche in acque calde, se l’esposizione è molto prolungata, può svilupparsi l’ipotermia.
L’acqua fredda ha un forte impatto sulla destrezza, riducendo notevolmente la capacità di svolgere attività manuali. Un subacqueo che ha difficoltà a manipolare l’attrezzatura perde efficienza ed è maggiormente esposto a rischi, tra cui l’inabilità ad agire prontamente sull’attrezzatura in caso di necessità.
Per ridurre i rischi associati alla perdita di calore, è importante prestare attenzione a un corretto isolamento termico e limitare la durata dell’esposizione. Indossare indumenti bagnati (inclusa la muta umida) quando si è esposti al vento comporta una forte perdita di calore per evaporazione. In climi freddi, i subacquei e il personale di supporto devono essere protetti anche in superficie.
Immergersi in condizioni di visibilità ridotta o nulla può causare disorientamento ed espone i subacquei a un rischio maggiore di rimanere impigliati in ostacoli invisibili o di perdere il contatto con il compagno.
Per immergersi in sicurezza in acque torbide è necessario un addestramento specifico e l’adozione di procedure di immersione idonee. Se un subacqueo non si sente sicuro nelle immersioni a bassa visibilità, dovrebbe astenersi, poiché queste condizioni favoriscono lo sviluppo del panico.
L’immersione in acque inquinate esula dall’attività sportiva subacquea ed è riservata agli operatori professionali che utilizzano attrezzature e procedure specifiche.
Tra le aree più esposte all’inquinamento figurano quelle vicine ad aree antropizzate, coltivate o industrializzate, e i corpi idrici a circolazione ridotta. Dopo forti piogge, il ruscellamento potrebbe trasportare inquinanti dilavati dal terreno circostante verso la zona d’immersione.
I subacquei che operano in acque inquinate devono essere completamente isolati dall’ambiente esterno, limitare il tempo di esposizione, essere sottoposti a controlli medici per eventuali infezioni e disporre di adeguate procedure di decontaminazione al termine dell’immersione.
La pressione differenziale (DP) è un fenomeno dovuto a uno squilibrio di pressione tra due corpi idrici adiacenti. È in gran parte dovuta alla presenza di strutture artificiali come dighe, prese d’acqua, pompe ed eliche.
La DP si può sviluppare anche a profondità modeste e con piccole aperture. Ad esempio, una profondità di 0,5 m e un’apertura di 30 cm di diametro possono generare una forza equivalente a 18 kg, sufficiente a intrappolare un subacqueo.
Le immersioni in aree con DP richiedono estrema attenzione e l’uso di procedure e di protezioni specifiche.
L’immersione profonda espone i subacquei a livelli più elevati di stress, con un rischio maggiore di esiti negativi in caso di errori o incidenti.
I gas normalmente inerti alla pressione del livello del mare, come l’azoto, mostrano invece effetti narcotici se inalati in profondità. L’ossigeno può diventare tossico se respirato in profondità.
L’alta pressione esercita uno stress sull’attrezzatura subacquea, con conseguente aumento del rischio di allagamento e/o di implosione.
L’ossigeno è il gas necessario alla produzione di energia metabolica. Se la sua pressione parziale scende al di sotto di determinati livelli, si sviluppa ipossiemia. Il cervello è l’organo che richiede la maggior parte dell’ossigeno disponibile e può essere danneggiato in modo permanente anche da brevi periodi di ipossiemia.
L’ipossiemia può svilupparsi come conseguenza di comportamenti o di problemi fisiologici che influenzano lo scambio di ossigeno a livello alveolare o cellulare. I subacquei sono esposti al rischio di ipossia anche in caso di disfunzione degli apparati respiratori impiegati durante l’immersione.
L’ipercapnia si sviluppa quando la pressione parziale di CO2 nel sangue e nei tessuti raggiunge livelli ritenuti tossici per l’organismo umano. I subacquei possono sviluppare abitudini, come forzare un ritmo respiratorio ridotto, che aumentano la probabilità di ipercapnia.
La fatica è uno stato di estrema stanchezza dovuto al superamento della nostra resistenza. La stanchezza compromette fortemente le prestazioni, sia a livello mentale sia fisico, ed è una delle principali cause di incidenti e infortuni.
L’ambiente subacqueo espone i subacquei alla fatica in tempi relativamente brevi, a causa delle sue caratteristiche, come il freddo, la resistenza dell’acqua al movimento (del sub) e l’aumento dello sforzo respiratorio.
L’impatto della fatica sulle funzioni cognitive può essere paragonato a quello dell’alcol: un subacqueo affaticato avrà una ridotta consapevolezza situazionale e reagirà più lentamente agli eventi imprevisti.



