A cura di Giorgio Caramanna. Foto d’apertura: Sean Whelan
Per gestire correttamente il rischio in immersione, bisogna considerare non solo gli aspetti tecnici, come l’attrezzatura, la configurazione e l’esecuzione dell’immersione, ma anche, e soprattutto, quelli definiti “elementi non tecnici”, rappresentati principalmente dall’interazione del subacqueo con l’ambiente circostante e con gli altri subacquei.
Il comportamento umano è il risultato di un insieme definito di caratteristiche che regolano le nostre reazioni alle sfide e ai problemi. Questi fattori umani includono l’attitudine, le interazioni all’interno del gruppo, la comunicazione e, inevitabilmente, gli errori.
La qualità delle interazioni tra le caratteristiche umane e l’ambiente ha un forte impatto sui risultati di qualsiasi operazione. Questo è particolarmente evidente quando si opera in ambienti complessi e mutevoli, interagendo con sistemi tecnici. L’attività di immersione, svolta in un ambiente multiforme e variabile, come quello subacqueo, richiede l’uso di sistemi di supporto vitale e, di conseguenza, è fortemente influenzata dai fattori umani. Per una corretta analisi del rischio, occorre quindi tenere ben presenti questi fattori e il loro impatto sulla sicurezza delle operazioni subacquee.
L’azione umana è inevitabilmente soggetta agli errori. Capire i meccanismi che conducono agli errori è importante per ridurne la frequenza e la gravità.
I fattori umani sono frequentemente alla base degli incidenti, un’analisi di 93 incidenti aerei ha evidenziato che oltre il 70% era stato causato da fattori umani:
- Deviazione dalle procedure operative standard.
- Controllo reciproco inadeguato o mancata considerazione delle opinioni altrui all’interno del team.
- Errori di manutenzione e progettazione.
- Risposte errate durante condizioni anomale.
La maggioranza degli errori dovuti ai fattori umani può essere individuata in procedure operative errate e controlli omessi.
Molti di questi risultati sono trasferibili all’attività subacquea, il che evidenzia l’importanza dei fattori umani. Applicando questa analisi alle operazioni subacquee, la definizione di procedure standard chiare dovrebbe essere integrata nella fase di addestramento per abituare i subacquei a seguirle come una routine essenziale.
Purtroppo, molti incidenti subacquei sono legati alla violazione o all’applicazione errata delle procedure. Questo è particolarmente rilevante quando si opera in ambienti più complessi o si eseguono immersioni in condizioni più impegnative.
Gli incidenti subacquei sono spesso il risultato di una catena di eventi interconnessi e consequenziali. Tale catena è di solito composta da una ben definita serie di circostanze:
- Circostanze predisponenti: sono il substrato di un potenziale incidente.
- Circostanze iniziali: danno avvio alla catena di eventi.
- Circostanze aggravanti: situazioni ed azioni che amplificano le conseguenze dell’incidente.
- Circostanze mitiganti: situazioni ed azioni che riducono il danno.
Agire anche su uno solo di tali eventi potrebbe interrompere la catena, consentendo il recupero della situazione.
Vediamo un esempio di catena degli eventi:
Un subacqueo ha aperto la rubinetteria della bombola solo parzialmente (circostanza predisponente). Con il procedere dell’immersione, la pressione interna si riduce e il flusso d’aria, a causa della non completa apertura della rubinetteria, diventa insufficiente (circostanza iniziale). Il subacqueo non riesce più a respirare correttamente (incidente). Come circostanza mitigante, si può considerare un’immersione poco profonda o la presenza di un sistema di respirazione alternativo. Una circostanza aggravante potrebbe invece consistere in un’immersione profonda o nella presenza di obblighi di decompressione. Per interrompere la catena di eventi, sarebbe bastato effettuare un controllo pre-immersione, evitando così di lasciare la rubinetteria non correttamente aperta, essere in grado di manovrarla in acqua o chiedere aiuto al compagno.
Prendere una decisione, soprattutto in condizioni di stress, può essere difficile ed è soggetto a errori. Cercare riscontri aiuta a validare la correttezza della strategia esecutiva adottata. Ad esempio, se si osserva un incremento dei consumi durante l’immersione, una strategia potrebbe consistere nel ridurre l’attività fisica o nel risalire a quote inferiori. Continuando a monitorare il consumo di gas respiratorio, possiamo ottenere un riscontro oggettivo sull’efficacia della nostra strategia.
Un altro fattore non tecnico importante è quello della comunicazione. Una comunicazione efficace è fondamentale per la coesione del gruppo e per garantire la comprensione di tutte le informazioni necessarie. Il briefing è, perciò, un momento essenziale della pianificazione. Una buona strategia di comunicazione è strutturata su tre livelli:
- Il messaggio viene trasmesso.
- La sua ricezione viene confermata.
- Si verifica che il messaggio sia stato compreso chiaramente.
Un gruppo ben organizzato ridurrà la probabilità di fallimenti dovuti a fattori umani ed organizzativi; il leader dovrebbe facilitare la condivisione di obiettivi comuni e di modelli mentali all’interno del gruppo ed essere aperto a opinioni diverse, incoraggiando uno scambio attivo e aperto di idee.
Sistemi ed organizzazioni semplici sono meno propensi a fallire rispetto a sistemi estremamente complessi, ma non offrono lo stesso livello di ridondanza in caso di disfunzione. È importante mediare tra semplicità e ridondanza per individuare il sistema più affidabile.
I fattori umani svolgono un ruolo essenziale nella gestione del rischio in immersione; purtroppo, sono spesso trascurati, con conseguenze negative.



