A cura di Giorgio Caramanna.
L’ambiente subacqueo, potenzialmente, è ostile alla vita umana. Il nostro corpo, infatti, si è adattato a vivere sulla terraferma. Abbiamo bisogno di respirare aria; i nostri organi sensoriali sono “tarati” per funzionare in superficie; il nostro sistema di termoregolazione non è in grado di sostenere lunghe esposizioni all’acqua. Per operare sott’acqua, dobbiamo ricorrere a una serie di sistemi artificiali, senza i quali non sarebbe possibile la nostra stessa sopravvivenza. È quindi inevitabile che, nelle immersioni, ci si esponga a un certo livello di rischio, ossia alla possibilità di incorrere in circostanze impreviste e sfavorevoli.
Ma come possiamo definire e quantificare il rischio? Una definizione classica del rischio è la combinazione tra la probabilità che un pericolo si materializzi e la gravità delle sue conseguenze. Lo stesso valore di rischio può essere generato da combinazioni diverse di probabilità e di gravità delle conseguenze. Ovviamente, però, un rischio che può causare conseguenze gravi va trattato con maggiore attenzione rispetto a uno più probabile, ma con conseguenze minori, anche se il valore numerico è lo stesso.
Agire “in sicurezza” non significa agire a “rischio zero”, bensì agire con consapevolezza del rischio, valutandone l’impatto potenziale sulle nostre azioni e sviluppando strategie di mitigazione adeguate.
La procedura di valutazione del rischio si basa sull’analisi dei rischi che possono influenzare una determinata operazione, iniziando dalla corretta identificazione di quelli realistici, dalla loro probabilità di verificarsi, dal livello di gravità delle conseguenze e, infine, dalla definizione di strategie fattibili per la mitigazione o l’eliminazione di tali rischi.
Quanto maggiore è il tempo di esposizione a un pericolo, tanto maggiore è la probabilità che questo causi un danno. Ridurre i tempi di esposizione è una delle strategie più efficaci per mitigare il rischio. Un esempio di tale strategia consiste nella manutenzione periodica degli erogatori, limitando il tempo di uso e di esposizione all’ambiente subacqueo tra una manutenzione e l’altra, così da ridurre la probabilità di malfunzionamento.
Un punto importante è che il livello di rischio accettabile è personale. Quello che può essere accettabile per me potrebbe non esserlo per un’altra persona, e viceversa. I fattori sociali e culturali influiscono notevolmente sulla percezione del rischio. Ad esempio, un gruppo di subacquei esperti ha una percezione del rischio diversa da quella di un gruppo di neofiti grazie alla loro maggiore esperienza. Questo non significa necessariamente che i subacquei più esperti siano disposti ad accettare un rischio maggiore; anzi, a volte proprio la maggiore esperienza permette di identificare rischi che potrebbero sfuggire a chi ha meno esperienza.
Come subacquei, la nostra percezione del rischio durante l’immersione è diversa da quella di chi non ha esperienza. Per questo motivo, nelle operazioni subacquee è importante che la valutazione del rischio sia effettuata da personale esperto nell’attività subacquea.
Un altro aspetto importante per la gestione del rischio è l’instaurarsi di condizioni pericolose che possono sfociare in un incidente mancato, qualora la situazione sia gestibile, oppure degenerare in un infortunio, qualora si verifichi un danno. Agire prontamente all’insorgere di condizioni pericolose ridurrà notevolmente il rischio di incidenti o infortuni. Ad esempio, mantenere un attento controllo della gestione dei gas respiratori consente di accorgersi immediatamente se il consumo è superiore a quello pianificato, limitando notevolmente il rischio di esaurimento del gas.
Uno strumento utile per la valutazione del rischio è una matrice che mette in relazione la probabilità del rischio e la severità delle sue conseguenze. In questo modo è possibile identificare, per ogni singolo rischio, quali combinazioni di probabilità e severità generano valori non accettabili e richiedono interventi di mitigazione. Ad esempio, la perdita di gas respiratorio ha una severità catastrofica e, per ridurre il rischio associato, la probabilità di un tale evento deve essere remota o improbabile. Una strategia di mitigazione consiste nell’avere una ridondanza adeguata nei sistemi respiratori.
Una procedura decisionale finalizzata alla gestione del rischio si basa su quattro principi:
- Bilancio dei rischi e dei relativi benefici basato su una corretta conoscenza della situazione.
- Evitare rischi inutili, ossia azioni che non comportano benefici proporzionali al rischio associato.
- Integrare immediatamente l’analisi del rischio nella pianificazione dell’immersione.
- Affidare le decisioni sui rischi e sulle strategie di mitigazione al personale dotato di competenze ed esperienza adeguate.
Sebbene non sia possibile eliminare completamente i rischi dell’attività subacquea, con le dovute strategie di mitigazione sarà possibile ridurre la probabilità di eventi negativi e limitare il rischio di incidenti. Conoscenza, esperienza e applicazione corretta delle procedure sono elementi chiave per una gestione efficace dell’immersione.



