Verme eppur bellissimo

Parliamo diffusamente e in dettaglio della Serpula vermicularis, un anellide (verme) e polichete che consente foto affascinanti. Purché si sappia come realizzarle

A cura di Alessandro Giannaccini e Francesca Romana Reinero.

Come potremmo chiamare “verme” questo fiore del Mare? Sembra sicuramente un’eresia… eppure gli Anellidi, il “gruppo” cui appartiene la Serpula vermicularis, sono proprio dei vermi che devono il loro nome alla presenza di tanti piccoli anelli tutti uguali tra loro lungo tutto il corpo, l’uno attaccato all’altro e in sequenza, un po’ come se fossero delle spire di una molla. È difficile riuscire a sfiorare o a osservare da vicino una Serpula poiché, al semplice tatto, essa si ritira all’interno del suo tubicino calcareo, sparendo all’improvviso.
Tuttavia, avvicinandosi a distanza di pochi centimetri, si può facilmente osservare la presenza, in tutti gli Anellidi, di setole chitinose su ogni segmento atte al moto, eccezione fatta per il primo e l’ultimo che possiedono tentacoli, cirri o papille per le altre funzioni vitali. All’interno di questo gruppo vi sono, in seguito, i Policheti (“gli animaletti dai lunghi capelli”), organismi spesso molto pittoreschi per i colori raggianti e per le forme a ventaglio o a chioma che alcuni di essi assumono. Riescono a vivere ovunque: sotto le rocce, nelle fessure tra i coralli, in conchiglie abbandonate, nel fango, nella sabbia, occupano i tubi o i rifugi di altri animali e così via.
È comune quando raccogliamo un pezzo legno in mare, infatti, osservare sulla sua superficie decine e decine di questi tubicini bianchi incrostati. Insomma, sono dei veri e propri pionieri dei fondali marini! I policheti si suddividono ulteriormente in erranti, organismi liberi e capaci di muoversi sul fondale e in policheti sedentari, i più pigri! All’interno di questi ultimi rientra la Serpula vermicularis, il polichete più amato e ricercato dai subacquei per la sua bellezza che ricorda quella di un fiore di campo per i suoi colori giallo-rossicci o quella di un sole raggiante per la sua maestosità. Basti pensare che alcune Serpule raggiungono dimensioni notevoli paragonabili a quelle di una nostra mano, con una lunghezza del tubo anche di sette centimetri e un diametro dell’apertura branchiale di cinque centimetri! È distribuita nel Mediterraneo e nell’Oceano Atlantico Orientale, fino al Mare del Nord, da pochi metri di profondità fino a 1800 metri. La Serpula, tuttavia, essendo sedentaria, necessita un rifugio dentro il quale ritirarsi per difesa anche quando noi subacquei accidentalmente la sfioriamo! Non a caso è un animale molto difficile da fotografare perché molto sensibile al tatto. La “tana” dentro la quale vive è un tubicino calcareo secreto dall’organismo stesso, dal quale l’animale estroflette la corona di tentacoli allo scopo di nutrirsi. Il cibo è attirato da queste braccia piumate molto colorate ( radioli) grazie all’azione di tante piccole ciglia. Una volta catturato, l’alimento è intrappolato nel muco e trasportato alla bocca mediante scanalature presenti sui tentacoli. Pensate quanto possano essere intelligenti: solo le particelle più minute vengono mangiate, quelle più grossolane vengono invece accumulate in un sacco e utilizzate per l’ingrandimento del tubo calcareo. Nel momento in cui la Serpula si ritira all’interno del suo tubicino, l’apertura verso l’esterno viene chiusa da un opercolo rossiccio e striato di bianco a scopi puramente difensivi.
La Serpula è più di un soggetto da trovare e fotografare: per me è un traguardo, un punto di arrivo che racchiude tecnica, bravura e fortuna, un po’ come tutte le vittorie. Molto spesso mi immergo con l’unico scopo di trovarla e fotografarla. Torno più volte nel solito posto, faccio molti tentativi con l’obiettivo di migliorare la tecnica per ottenere foto sempre migliori. Nel corso delle varie immersioni sono riuscito a perfezionare il mio autocontrollo, fondamentale per raggiungere uno stato di tranquillità adeguato, poi la tecnica di avvicinamento, il tipo di illuminazione e l’inquadratura. Dopo ogni sessione fotografica credo di aver fatto la foto “perfetta”, per poi ricredermi ogni volta sulla “perfezione” raggiunta.
Con le mie foto non intendo solo documentare ma desidero che esse siano uno strumento che esprimano il mio modo di vedere, sentire, emozionarmi. Voglio mostrare ciò che vedo, come lo vedo e come voglio che sia. Questo piccolo “animaletto” mi regala delle straordinarie emozioni.
Quando la distanza che mi separa da lei è minima e mi accingo a scegliere e comporre la giusta inquadratura nel mirino della macchina fotografica, il respiro rallenta quasi a fermarsi, la tensione sale per la consapevolezza di non potermi permettere un passo falso. Lo “scatto” che sto per fare potrebbe essere l’unico possibile. Allora il cuore, in quel preciso momento, aumenta il suo battito ma non mi posso permettere di perdere quell’attimo, devo mantenere la calma, so che non devo sbagliare, non posso sbagliare. Rimango immobile e concentrato, tutto intorno è silenzio. Il tempo perde la sua dimensione per dilatarsi in un eterno attimo. Solo il respiro, lento e preciso, scandisce il suo scorrere. Mi devo sbrigare, non posso rimanere davanti a lei per molto, il countdown è deciso dal computer.

Consigli utili
È importante fare molta attenzione poiché la serpula è sensibile a ogni fonte di luce artificiale, agli spostamenti di masse d’acqua, anche i più piccoli, come quelli che si provocano muovendosi in modo maldestro. E’ inoltre importante non interrompere con il volume del nostro corpo le correnti che spesso si trovano in acqua. Quindi diventa fondamentale sapersi muovere.
• Illuminazione: per non creare situazioni d’ombra o foto che risultano “piatte” e punti con cattiva esposizione, è meglio utilizzare due flash, utili per coprire anche i punti più nascosti soprattutto se il soggetto si trova in zone eclissate e difficili da illuminare. Esaltiamo il soggetto cercando di non illuminare troppo l’ambiente che lo circonda, in modo da evidenziarlo, magari con l’utilizzo di uno snoot, strumento utilizzato per illuminare un punto ben preciso e che ormai oggi risulta quasi indispensabile per molti fotografi subacquei.
Bisogna cercare il giusto compromesso tra velocità di scatto e “chiusura del diaframma”, scegliendo quindi una adeguata profondità di campo. Diversamente i “radioli”, questi piccoli peletti che assomigliano a minuscole ciglia, risulterebbero assenti. E’ molto utile preparare, a mio avviso prima della sessione fotografica, un “picture control” personalizzato. Si tratta di un sistema ideato per offrire al fotografo una personalizzazione molto elevata dell’aspetto estetico delle fotografie già al momento dello scatto. Si ha a disposizione uno standard già preparato da cui partire e dove si può aggiustare nitidezza, contrasto, luminosità, saturazione, tinta ecc.
• Colore: è importante fare attenzione alla temperatura colore che si utilizza affinché esso risulti il più vicino possibile al reale. Tuttavia sono convinto che il colore sia un elemento importante di espressione personale anche se il risultato deve rispettare il più possibile una foto naturalistica.
• La fotonaturalistica: è praticata sia da professionisti documentaristi sia da amatori. Per ottenere buoni risultati occorre molta pazienza e pratica ed è importante conoscere l’ambiente naturale in cui si opera e le abitudini della fauna ittica che lo abita. L’accortezza nel non influenzare l’ambiente con la propria presenza, il cercare o attendere gli eventi e gli istanti migliori per lo scatto, sono una caratteristica fondamentale di questo genere fotografico.
La foto naturalistica è un genere che, per la tipologia dei soggetti trattati e per l’indole del fotografo naturalista, esprime una determinata etica professionale poiché si associa alla divulgazione degli scatti scientifici. Educa e sensibilizza alla coscienza ecologica e alla responsabilità nel preservare l’ecosistema marino.
Con questo articolo, oltre a descrivere la Serpula vermicularis, abbiamo voluto trasmettere un messaggio a tutti quei fotografi subacquei che, ammirando un soggetto, si fermano alla sua bellezza e ai suoi particolari, tralasciando le emozioni che esso può trasmettere e che invece portano ad amarlo e valorizzarlo al meglio in tutte le sue sfaccettature.

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