Verm-Albero di Natale

Sono vermi ma sembrano alberi, in particolare “alberelli di Natale”, non a caso così ribattezzati nel gergo dei sub. E forse la somiglianza non è solo nel richiamo della morfologia, dato che – come gli alberi di Natale veri e propri – non andrebbero “sradicati” da dove abitano. Per quanto belli da guardare, infatti, non sopravvivono a lungo nell’acquario.

di Alessandro Giannaccini e Francesca Reinero

Chi non ha mai incontrato sott’acqua, immersi tra le madrepore, dei simpaticissimi ciuffi colorati che ricordano gli alberelli di Natale? E, proprio in occasione dell’avvicinarsi delle feste natalizie, rivolgiamo la nostra attenzione allo Spirobranchus giganteus, un polichete appartenente alla famiglia Serpulidae e volgarmente chiamato “albero di Natale”. Chi lo avrebbe mai detto che esistono dei vermi così belli? Sono particolarmente noti ai subacquei che frequentano i mari tropicali, anche se hanno dimensioni ridotte e non superano i dieci cm.
Il colore del ciuffo branchiale è estremamente variabile, a tinta unita o con bande trasversali. Vi sono esemplari rossi, bianchi, blu, gialli, neri, marroni o di più colori e le branchie stesse, come ricorda il nome, si avvolgono a spirale rendendo questa la caratteristica più evidente della sua morfologia, oltre a essere l’unica parte del corpo visibile dell’animale. La parte inferiore del tubo calcareo, a sezione triangolare, viene inserita all’interno di un foro che il polichete scava nella madrepora, nei coralli cervello o tra i ventagli di gorgonie e del corallo di fuoco all’interno dei quali vivrà la quasi totalità del ciclo vitale. Il corpo vermiforme è diviso in una serie di segmenti uguali tra loro: i segmenti toracici sono sette e le strutture per il movimento dell’animale sono ridotte a uncini con cui aggrapparsi alle pareti interne del tubo. Il prostomio, come già accennato, è l’unica parte visibile ed è costituita da due ciuffi vivacemente colorati, utilizzati sia come organo respiratorio che da filtro per catturare il materiale organico in sospensione. I ciuffi branchiali, infine, sono strutturati in tentacoli bipinnati ricchi di tante minute ciglia che, assieme alle pinnule, creano una corrente di setaccio del particolato organico. Inoltre, per ritirarsi velocemente nel tubo, il polichete secerne un muco lubrificante e riemerge molto lentamente dopo circa un minuto per verificare che il pericolo sia passato. La cattura delle particelle di cibo sospese nella colonna d’acqua avviene attraverso lo sfioramento con le ciglia della superficie delle pinnule generando, in questo modo, una corrente di alimentazione che entra da sotto la corona del tentacolo ed esce sopra la corona stessa. Così, grazie ai movimenti a U dei tentacoli, le correnti sono separate. Inoltre la disposizione degli “alberelli” non lascia spazi vuoti cospicui in modo tale che l’acqua venga filtrata più volte in maniera efficiente. Geograficamente è diffuso lungo la costa atlantica tropicale e sub-tropicale dell’America, lungo le coste africane del Mozambico e nel Mar Rosso, dal quale ha invaso, attraverso il canale di Suez, anche il Mediterraneo orientale. L’associazione dello Spirobranchus giganteus con coralli vivi è d’obbligo e c’è chi ritiene che si tratti di una simbiosi mutualistica. Tuttavia è indubbio che i fori prodotti dal serpulide indeboliscano la struttura del corallo facilitando, alla morte del verme, l’insediamento nei fori di altri ospiti ancora più dannosi per la madrepora stessa. Dunque il polichete trova riparo nascondendosi nei tubi calcarei scavati nel corallo mentre, dall’altro lato, la corrente prodotta dal ciuffo branchiale del verme aumenta quella per i polipi del corallo incrementando quindi l’apporto di materiale organico. Inoltre, questi spirografi riescono anche a scacciare un altro temibile predatore dei reef corallini, l’Acanthaster planci (stella marina del reef), estroflettendo il ciuffo branchiale uncinato al fine di irritare l’ospite e indurlo a fuggire. La colonizzazione dello Spirobranchus giganteus non è neanche casuale rispetto alla specie colonizzata ma, anzi, in base alla salute del corallo, esiste una preferenza di insediamento su determinate specie di madrepore. Per concludere, come tutti i lofocotrozoi, la prima fase del ciclo vitale è quella larvale. Nel caso dello Spirobranchus, una larva planctonica, in seguito a una serie di trasformazioni, trova il luogo per potersi fissare in base all’idrodinamismo dell’area e in base a tutti i segnali che riesce a percepire dalla superficie del luogo da colonizzare, compresa l’attrazione a sostanze escrete dagli adulti. A questo punto diventa un organismo sessile e bentonico, metamorfosando definitivamente. In seguito, inizia la costruzione del tubicino che sarà mucopolisaccaridico e, solo dopo, calcareo. Durante la crescita il verme si fa strada nella madrepora dove può penetrare anche per 20 cm e vivere per decine di anni. Gli adulti, infine, rilasciano contemporaneamente uova e spermi nella colonna d’acqua dove i gameti si incontrano e l’uovo fertilizzato produce la prima fase larvale nel giro di 24 ore.

I vermi di natale sono animali estremamente sensibili e timidi e qualsiasi vibrazione o variazione luminosa porta il polichete a ritrarsi all’interno del tubicino calcareo insieme alla corolla. L’apertura terminale del tubo si richiude grazie a uno dei filamenti della corona branchiale che si presenta modificato a formare un opercolo che funziona da vero e proprio “tappo”.
Qualunque subacqueo, avvicinandosi alle madrepore, noterà come i vermi, d’incanto, scompaiono alle prime bolle di aria o dopo un movimento più rapido del corpo.
L’aumento delle dimensioni di questi organismi è un processo lento e graduale accompagnato da una discreta longevità. La crescita varia da 0.2 mm a 1 mm l’anno e si è scoperto che alcuni esemplari, esaminati a raggi x, avessero la veneranda età di 40 anni e molti avessero superato già il decimo anno di vita.
Per la pesca commerciale questi serpulidi non hanno alcuna importanza al contrario del grande interesse nutrito dagli acquariofili marini e dai subacquei di tutto il mondo che utilizzano come soggetto fotografico questa specie dalla corona branchiale variopinta.
Purtroppo la maggior parte di questi animali muore dopo pochi mesi se tenuta in vasca, a causa di una serie di problemi come la scarsa qualità di acqua o la manutenzione. Per questo i vermi “albero di natale” non sono adatti a acquariofili con poca esperienza poiché il polichete necessita di un luogo ombreggiato e di una leggera corrente altrimenti rimarrebbe chiuso troppo a lungo nella sua tana.
Dunque, per concludere, la scelta del luogo ove inserire lo Spirobranchus è determinante soprattutto se, per motivi estetici, si trovasse esposto a pesci troppo aggressivi a tal punto da abbandonare il tubo calcareo per trasferirsi altrove, dove rischierebbe di morire d’inedia.

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