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Un’immersione da ricordare

«In presa diretta dal mio diario il ricordo dell’immersione che m’è rimasta più nel cuore delle 100 fatte alle Maldive. Quella del 6 agosto 1999, atollo di Rasdhoo. Nel bel mezzo di innumerevoli squali martello…»

di Fiorella Bertini

L’Arcipelago delle MALDIVE è il sogno di ogni subacqueo, se non ci si immerge qui almeno una volta nella vita, si è perso qualcosa…
Viste dall’aereo sembrano tante piccole gocce nello sterminato paesaggio acquatico dell’Oceano Indiano. Sono tante isole verdi circondate da un mare che passa dall’azzurro al blu profondo, tutte circondate da lucenti anelli di sabbia bianca.
Si trovano a circa 650 km dallo Sri Lanka e sono estese in una riga sottile che attraversa l’Equatore. Praticamente dall’isola più a nord a quella più a sud ci sono più o meno 800 km. Sono oltre 1.000 isole ma solo 200 sono abitate…
Sono stata diverse volte alle Maldive e sempre le ho vissute facendo crociere sub che sono a mio parere il modo migliore per vederle… dato che le barche da crociera sono dei veri e propri alberghi galleggianti e quindi dotate di ogni comfort. Il mio solo problema (ma sono un caso patetico, lo so) è che non mangio pesce che invece è sempre presente ai pasti e viene sempre cucinato freschissimo, pescato dagli uomini dell’equipaggio. Però io mi arrangio con grandi piatti di pasta (anche quella per mia fortuna sempre presente).
Ho fatto oltre 100 immersioni in queste isole, in tantissimi atolli e sono state tutte fantastiche, davvero non ricordo di essere mai riemersa scontenta. Ma ce n’è una in particolare che mi è rimasta nel cuore ed è quella della pass di Madivaru Kandu nell’atollo di Rasdhoo.
Ricordo ancora quando Dodi Telli (titolare di Albatros Top Boat ed espertissima subacquea nonché mia amica fin dagli anni ’80) mi parlò di questa immersione dicendo che era preferibile farla all’alba, prima del sorgere del sole e questo per essere certi d’incontrare la migrazione degli squali martello che – in numero considerevole in questo momento della giornata – attraversavano la pass a una profondità accessibile, cioè più o meno attorno ai 40 m. Passato questo momento tornano negli abissi e non si vedono più o si vedono ma in numero molto minore.
Penso a cosa proverò nel sapere di avere tanti squali che mi gireranno intorno e nemmeno tanto piccoli e sono un po’ perplessa ma la curiosità è tanta e l’adrenalina, la voglia di fare hanno la meglio sui miei pensieri. E così ci alziamo attorno alle 5 del mattino, facciamo una colazione veloce e via sul dhoni che ci aspetta con le nostre attrezzature già pronte… siamo in pochi considerando che, essendo su una barca con altra gente a bordo, in tutto eravamo se ben ricordo una ventina di persone e come sub partecipanti a questa immersione solo otto.
Il dhoni ci porta in pochi minuti sulla pass. Velocemente ci vestiamo con mute leggere da 3 mm, (l’acqua è 27 °C) monobombola in alluminio da 14 l caricata a 200 bar abbondanti e le solite cose, gav, doppio erogatore, strumentazione da polso ecc. Nonché la solita attrezzatura fotosub che in un’immersione come questa sarebbe eresia non avere.
Saltiamo in acqua e guardando sotto di noi nel centro della pass vediamo solo nero. Passa un brivido leggero pensando che lì sotto potrebbero esserci un centinaio di metri di profondità… e non si sa bene quanti martello! Ci guardiamo attorno ma soprattutto sotto perché DA LAGGIU’ DEVONO arrivare… e i pensieri corrono. E se si innervosiscono con la nostra presenza? Speriamo di no! Dopo qualche minuto siamo a circa 40 m di profondità nell’acqua che è ancora scura perché fuori sta solo albeggiando, vediamo dal fondo qualcosa salire verso di noi… emozionatissima controllo la mia attrezzatura perché credo dal movimento che siano veramente tanti e ci troveremo in mezzo a loro… Ed eccoli! Arrivano in massa, imponenti, aggraziati nei loro movimenti e passano tra noi senza degnarci di uno sguardo… Sono belli ed inquietanti con quegli occhi ai lati della testa, il loro movimento sinuoso così naturale mi fa sentire goffa. Mi dimentico di respirare… quasi li tocco, ci sono anche degli squali più piccoli… SIAMO IN MEZZO A UN NUMERO IMPRECISATO DI SQUALI MARTELLO! Sono tanti, sono grossi ma quanti sono?

La visuale è scarsa perché è ancora buio anche se l’acqua è limpidissima. Ondeggiano passando tra noi che siamo paralizzati, fermi nel centro della pass trasportati con loro da una leggera corrente. Non vediamo nemmeno le pareti, siamo nel blu/nero trasportati con loro… Passano alcuni minuti e io scatto foto su foto. Poi all’improvviso, così come sono arrivati, spariscono! NON CI SONO PIU’! Sono tornati nell’abisso?
Mi pongo mille domande… perché passano così in tanti solo in questo preciso momento della giornata? Perché risalgono dall’abisso a quote modeste per poi ritornare di nuovo giù? Dove vanno? Mah!…
La nostra guida, la bravissima Dodi Telli, mi fa cenno che dobbiamo risalire altrimenti potremmo avere problemi con la deco avendo solo un mono da 14 l… e così ci dirigiamo verso la parete della pass (tra l’altro bellissima) e iniziamo la nostra deco in tutta tranquillità sapendo che il dhoni è sopra le nostre bolle… ma io riemergo con circa 20 bar.
Non vedo l’ora di uscire per raccontare quello che ho visto! Le mie urla di gioia si sentono fin sulla barca dove gli altri clienti stavano facendo colazione… ed è poi un raccontare a tutti di quello che abbiamo visto… Peccato che per vedere le foto bisogna aspettare il rientro in Italia (il digitale non c’è ancora!).
Mi rilasso al sole che nel frattempo è salito alto nel cielo e fa sentire la sua presenza implacabile… e penso che solo noi sub possiamo vedere questi spettacoli unici che ci ripagano dei soldi spesi per viaggiare, per l’acquisto di attrezzature e delle fatiche e i sacrifici che a volte dobbiamo sopportare. Ma cosa importa se poi potremo portare con noi per sempre questi momenti?

(PS – Ho sempre avuto l’abitudine di tenere un diario di tutte le mie immersioni – escludendo quelle didattiche o di accompagnamento come guida che consideravo un lavoro – e quindi per questo sono in grado di descrivere la profondità raggiunta, la temperatura dell’acqua, i minuti di immersione e infine con quanto gas sono risalita.)

Fiorella Bertini

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