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Tutti Capitan Nemo?

Che ne direste se vi proponessero di saltare a bordo d’un sottomarino tutto trasparente per portarvi – senza neanche bagnarvi i piedi – a fare un giro sul fondo del mare a più di 100 metri? Beh… io ho potuto farlo. Come guida

A cura di Pietro Sorvino

La proposta m’è giunta inattesa e coinvolgente: collaborare come guida, in quanto esperto dei fondali dell’isola – sono titolare dell’ANS Diving Ischia – alle immersioni di prova di un nuovo sottomarino da turismo in grado di portare più passeggeri alla volta in giro a visitare habitat sommersi, anche a notevoli profondità.

Si tratta di una classe di sottomarini, detta Cruise Sub, della casa costruttrice U-Boat Worx, per viaggi esperienziali e naturalistici di lusso organizzati dalla compagnia Britannica specializzata“Henry Cookson Adventures”, ma impiegabili anche per ricerca esplorativa. Sono infatti macchine subacquee progettate per portare da 5 a 11 passeggeri fin nelle profondità marine più remote, addirittura tra i 300 e i 1.700 metri, a seconda di modello e configurazione. E concepite in modo da offrire a più occupanti una visione agevole e ampia di tutto ciò che accade fuori, in tutta comodità e sicurezza.

Quello in cui mi sono trovato a salire a bordo io – insieme aibiologi marini della Stazione Zoologica Anton Dohrn, il dr. Marco Munari, la dr.ssa Nuria Teixido e il dr. Antonio Cannavacciuolo, e con il Comandante della Guardia Costiera Andrea Meloni – era quello da 6 posti + 1 (il pilota), abilitato per scendere fino a 300 metri di profondità.

La massima quota a cui siamo andati quand’ero a bordo io è stata di – 140 m circa, al largo della parete di Sant’Angelo. Un luogo a me ben noto, dove mi sono tuffato anche profondo, in configurazione da immersione tecnica, ma mai oltre i – 105 m circa. E devo dire che fa un certo effetto assistere in tanta comodità allo scorrere delle immagini al di là dell’oblò a palla (da 10 cm di spessore!) così trasparente… anche se personalmente continuo a preferire di trovarmi direttamente dentro l’acqua del mare.

Per un subacqueo, infatti, al di là di un certo fascino quasi “astronautico” dettato dalle lucine e dagli schermi della strumentazione accesi nella penombra, la stessa qualità delle immagini lascia un po’ a desiderare rispetto a ciò che è abituato a vedere coi suoi occhi da dietro il cristallo di una semplice maschera. Ma è innegabile che l’opportunità di raggiungere quote assai più profonde perfino della media delle immersioni tecniche, di starci per un maggior tempo (il nostro giro a – 140 m è durato oltre 2 ore e mezzo) e di non fare alcuna decompressione (l’abitacolo è pressurizzato quasi a pressione atmosferica, quindi una volta risaliti si può uscire subito all’aperto – ndr) senza bagnarsi neppure un dito diventano possibilità molto attraenti, addirittura seducenti per un neofita, un turista qualsiasi o un ricercatore che nemmeno siano subacquei!

Piuttosto nutro qualche perplessità sulla reale diffusibilità di un vero e proprio turismo, seppur d’élite; o meglio, immagino che i costi d’un eventuale biglietto rischino di rivelarsi esorbitanti, perché lo sono quelli tecnici e di logistica per approntare ogni immersione. Basti pensare che una nave lunga 40 metri assiste il sottomarino, non solo imbarcandolo, ammarandolo e salpandolo a ciascuna missione e tra un tuffo e l’altro, ma seguendo lo svolgimento di ciascun viaggio sommerso in continua. E si tratta di una magnifica unità da lavoro, con tanto di numeroso equipaggio specializzato…

Del resto, per le opportunità che offre quindi l’intero apparato, paragonabili a quelle d’un viaggio nello spazio senza essere astronauti, e considerando che di turismo spaziale già si parla con tanto di prenotazioni biglietti da parte di facoltosi passeggeri, qualcosa del genere potrebbe avvenire anche in questo campo… e magari le leggi di un’economia di scala potrebbero rendere allora abbordabili anche i successivi viaggetti di perlustrazione negli abissi sommersi.

Dopotutto, sulla sicurezza, non ci sono davvero problemi: sono stati studiati e vengono impiegati con assoluta scrupolosità ed efficienza molti sistemi sovrapposti e integrati, secondo il criterio guida della miglior ridondanza. Comunicazioni, illuminazioni e autonomia dei sistemi di supporto vitale completano il quadro.

E anche qualora nulla più funzionasse per una risalita attiva, il sottomarino è concepito in modo che, a motori spenti e pur in assenza di qualsiasi manovra, entri automaticamente in spinta lievemente positiva da qualsiasi profondità e condizione. E torni perciò piano piano fino a galla, anche da sé.

Allora? Chi non vorrebbe provare?

La Redazione

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