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Prima volta con il reb

«È stata voglia di provare qualcosa di nuovo!…», parola di Fiorella Giulia Bertini quando le chiediamo di descriverci come le sia venuto in mente di affacciarsi al mondo dei rebreathers. Non ci resta che sentire proprio da lei com’è andato l’intero suo esordio.

Di Fiorella Giulia Bertini. Foto Carlo Basso (LiscaDiving Levanto)

«Da tempo ci pensavo. Ormai in quasi tutti i tuffi, o sulla barca o al diving, ne vedevo sempre.
Sto parlando del “rebreather” (letteralmente “ri-respiratore”, a indicare la sua natura di circuito chiuso, insomma “a ricircolo” del gas respiratorio) che per comodità d’ora in avanti chiamerò “Reb”.

Così dopo tanto pensarci ho preso al volo l’occasione che si è presentata sabato 23 settembre a Levanto (GE) presso il Lisca Diving e soprattutto il fatto che a condurre la prova ci sarebbe stata Beatrice Rivoira che, oltre a essere biologa marina e ovviamente eccellente subacquea, è anche istruttrice dei Reb della VMS.

In questa giornata c’era la presentazione dell’apparecchiatura e veniva data l’opportunità di provare in acqua il nuovo Sentinel Redhead illustrato come il CCR più avanzato del mercato; infatti questa nuova macchina ha un sistema di controllo della PO2 all’avanguardia ed è tra le poche ad avere il sensore per il controllo della CO2…e qui mi fermo perché, nonostante abbia letto molto sui Reb, non mi sento in grado di poter dare altre informazioni, a parte quella che tutti i sub più o meno evoluti sanno oppure intuiscono e cioè che il Reb ha cambiato il modo di andare in acqua di chi lo usa in quanto dà tempi d’immersione che il circuito aperto si scorda, impiega una best mix (migliore miscela respiratoria) in qualsiasi momento e quindi tempi di deco ridotti…inoltre la macchina, a differenza di quanto molti pensano, può essere usata anche a pochi metri, ci si può inserire aria normale (come nelle normali bombole) oppure miscela Trimix ecc…

Arrivata al diving di buon’ora mi sono messa a disposizione di Beatrice assieme all’altro diver pure lui interessato alla prova.

Beatrice ci ha fatto un briefing molto efficace che partiva dallo spiegarci in cosa consisteva la macchina, il suo cuore elettronico, i suoi pregi e infine l’accostamento vero e proprio nell’indossarlo e iniziare a respirare.

Incredibile come la sequenza dei controlli prima dell’entrata in acqua sia gestita dal computer che fa apparire sullo schermo passo dopo passo tutto quello che c’è da controllare, se qualcosa non va oppure il sub si ferma la macchina si blocca o riparte daccapo.

Bene, alla fine, quando Beatrice ha giudicato che ne sapevamo a sufficienza, ci siamo vestiti e indossate le stagne siamo andati alla barca che ci ha portato in un’insenatura lì vicino dove avremmo effettuato la prova. Lo stato del mare era perfetto anche se fuori minacciava pioggia…

Arrivati sul posto ho indossato il Reb (ovviamente aiutata da Beatrice) e ho notato che non era assolutamente pesante, insomma non più di un bibombola di media grandezza…mi sono messa 3 Kg di zavorra (di solito ne uso 6 Kg con il monobombola), ho preso contatto, ho respirato per qualche minuto e sono saltata in acqua…e qui altra sorpresa: stavo benissimo e l’assetto era perfetto! Niente male, mi son detta, considerando che è importante averlo buono proprio nei primi 10 m. Tirando i primi respiri come Beatrice mi aveva spiegato non mi sono preoccupata se dovevo tirare un po’ la respirazione ma poi il gas arrivava quasi da solo… La respirazione era tranquilla, il gas non era secco come nelle bombole… io l’ho trovato più umido, quasi più caldo…

Agganciata la bombola di bail-out con Beatrice a fianco sono partita per il mio giro tra le rocce della baia e l’assenza del rumore delle bolle era una fantastica sensazione, mi sembrava che i pesci (anche se lì non ce n’era granché) venissero più vicino… Per regolare l’assetto se volevo avevo il comune comando del gav – che anche il Reb ha – ma l’ho usato solo una volta…

I venti minuti sono passati purtroppo in fretta e ho dovuto ritornare alla barca risalendo alla superficie espirando dal naso come mi era stato raccomandato di fare.

Che dire? È stata una cosa fantastica… La tecnologia ci riserva ogni giorno cose nuove. Io, vecchia subacquea (vado in acqua facendo immersioni dal 1972) con qualche migliaio di immersioni e lontani ricordi del circuito chiuso avendo usato parecchio l’ARO; io che ho iniziato a scendere con il bibombola con l’astina della riserva, il sacchetto di plastica nella manica (i gav non c’erano), il profondimetro senza la lancetta di massima…e quindi vengo da un’epoca se non proprio da pionieri ma, quasi…beh, mi sono sentita come l’astronauta davanti alla navicella che lo porterà sulla Luna. Bellissimo!

L’unico lato negativo di questi apparecchi è il costo attualmente abbastanza elevato…il Reb che ho utilizzato io viaggia sui circa 8.000 € e insomma non sono pochi anche se poi l’ammortizzarlo dipende dall’uso che uno ne fa… Per esempio discese profonde in trimix (cioè una miscela in cui vi è una percentuale di gas elio) fatte in aperto costano una fortuna…con il Reb la parte che viene consumata è solo quella dell’ossigeno e quindi si possono fare diverse immersioni.

Mi fermo qui… semplicemente sono felice che la mia amica Beatrice mi abbia dato questa opportunità e se ce ne sarà un’altra ci sarò anch’io di sicuro!»

(Il nome dell’azienda citata “VMS” che produce il “Sentinel Redhead” provato sta per “Vobster Marine System” di Radstock in Gran Bretagna e per l’Italia e la Svizzera è la “Zero Emission”)

Fiorella Bertini

Comments (3)

  1. Fabio Bartolucci ha detto:

    Anch’io sono un vecchio subacqueo che ha iniziato nel 1972 come Giulia, per me la parte piu interessante della subacquea sono le tecniche d’immersione, è sempre stato così, anche da ragazzo, ed è per questo che ho iniziato molti anni fa ad occuparmi di rebs e ad insegnare molti modelli diversi.
    Sono contento che Giulia abbia fatto questa bella esperienza, ma soprattutto che l’abbia fatta con una macchina seria: ce ne sono solo tre o quattro.
    Oggi il rischio del reb è quello di cadere in mano a persone che ti consigliano una macchina sbagliata, vuoi perchè convinti che lo sia in base a condiderazioni sbagliate, vuoi perchè il consiglio sia dettato da interessi personali economici e questa ormai è diventata una pessima norma.
    Quindi complimenti a Fiorella e a Beatrice la cui serietà in materia è indiscussa.
    Sono molte le caratteristiche che posizionano questo rebreather all’avanguardia, dal punto di vista dell’utilizzo ma soprattutto dal punto di vista della sicurezza con dispositivi atti ad evitare l’errore umano, che è sempre in agguato malgrado tutta l’esperienza che si possa aver accumulato.
    Mi auguro che Fiorella possa continuare il suo percorso nel mondo dei rebs.

  2. Yme Carsana ha detto:

    Brava Fiorella,
    come ci siamo sempre detti, imparare è un processo continuo e migliorare nella propria passione ci porta ad essere sempre entusiasti!
    Il corso è fondamentale e non bisogna cadere in mani di persone che scrivono ma non vanno in acqua da anni, oppure da istruttori poco aggiornati ed ancorati a vecchi miti anni ’70!
    Le macchine se munite di certificazione CE sono sicure, ma un corso serio e una instancabile curiosità sono fondamentali per divertirti in sicurezza. Complimenti quindi e continua così!

    • Fiorella Bertini ha detto:

      Grazie Yme per le parole di apprezzamento… Nel mio caso credo che l’istruttore sia tra i migliori perchè si tratta di Beatrice Rivoira che penso tu conosci… E’ una bravissima subacquea, un’ottima istruttrice, e perchè no anche un’amica… Per il momento ho fatto una prova… vedremo piu’ avanti…

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