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Passato, presente e futuro di due giovani emergenti fotografi subacquei

Intervista “doppia” a Marcello Di Francesco e Davide Lopresti

A cura di Michele Davino

Nei primi mesi del 2016 Marcello Di Francesco e Davide Lopresti, due amici fotografi subacquei di La Spezia, decidono di dare il via a un progetto innovativo dedicato all’immagine digitale subacquea.
Nasce così AQUApixel, un nuovo laboratorio fotografico in cui, passione per la fotografia e attenzione ai minimi dettagli, rappresentano le basi da cui partire per dare un servizio completo a tutti i fotografi subacquei.
Nei loro programmi, corsi e workshop dedicati allo sviluppo dei file RAW per chi vorrà imparare a gestire in maniera autonoma tutto il flusso di lavoro digitale ma anche un servizio di post produzione per coloro che intenderanno processare i propri scatti in un modo rapido e professionale. Il tutto con l’obiettivo di puntare a un’immagine dalla massima qualità possibile.
Michele Davino, noto campione di fotografia subacquea, li ha sottoposti in un’intervista “doppia” a domande tecniche e anche personali.

Marcello Di Francesco Vs Davide Lopresti

Rifacendoci a un famoso e simpatico format televisivo andiamo a conoscere due fotografi subacquei italiani emergenti che, probabilmente, hanno fatto della loro amicizia la marcia in più per il loro successo.
1) Nome? Cognome? Età? Altezza? Peso?
Davide: Davide Lopresti, età 35 anni, altezza 1,83, peso…non ve lo dirò mai.
Marcello: Marcello Di Francesco, età 41 anni, altezza 1,88, peso 94 Kg.
2) Dove e quando hai imparato a fare immersioni? Qual è il tuo più bel ricordo di quel periodo?
Marcello: ho preso il brevetto open alle Maldive quasi quindici anni fa. Il più bel ricordo è proprio la prima immersione in acque libere, un piccolo reef sulla sabbia talmente bello e pieno di vita che mi sembrava di essere in un acquario. Ho ancora impresso nella mia mente quell’immagine con quei bellissimi colori e, da li, è partito tutto quanto.
Davide: ho imparato a fare immersioni a La Spezia, con Marcello come assistente istruttore, per cui fondamentalmente “è tutta colpa sua”! Il ricordo più bello è la spensieratezza di quei momenti iniziali dove ogni immersione era una nuova scoperta.
3) Quando e in che modo ti sei avvicinato alla fotografia subacquea? E come hai imparato?
Davide: la fotografia entra quasi per caso nell’attività subacquea, prima nasciamo subacquei e poi fotografi. Io e Marcello abbiamo imparato da autodidatti senza frequentare nessun corso. Nella prima parte della carriera ci siamo supportati tanto, crescendo di pari passo e condividendo le stesse esperienze.
Marcello: ci siamo comprati insieme la prima “compattina” digitale e abbiamo iniziato a fare esperimenti. A La Spezia non c’era una vera e propria scuola come invece è presente in altre realtà. Abbiamo iniziato così senza basi di fotografia subacquea e senza neppure l’esperienza della fotografia esterna ma ci siamo sempre confrontati e aiutati molto tra di noi.
4) Ho visto delle tue bellissime foto terrestri: mi sono sbagliato o sai fotografare anche fuori dall’acqua? Che cosa hai imparato prima, la foto subacquea o quella terrestre?
Marcello e Davide insieme: ti sei sbagliato alla grande! In realtà dopo il periodo autodidatta, quando la passione è iniziata a crescere, abbiamo frequentato un po’ di corsi. Abbiamo capito che se volevamo migliorare dovevamo studiare e abbiamo iniziato a iscriverci ai corsi più disparati, tutti di fotografia terrestre. Comunque la fotografia terrestre è rimasta un passatempo per quando non riusciamo a immergerci ma il nostro focus rimane la fotografia subacquea.

5) Partecipi a molti concorsi e dunque ti piace la competizione. Come mai non ti sei quasi mai cimentato nelle gare estemporanee?
Davide: perché sono gare e non sono concorsi. Sono due cose diverse, due concezioni diverse. Nel mio modo di vivere la fotografia faccio fatica a vedere nella gara un mezzo di espressione. La vedo una cosa fine a se stessa.
Marcello: a me nella gara estemporanea non piace il fattore tempo. Nella fotografia devo raggiungere un obiettivo e quindi non voglio avere questo limite. Fare una buona fotografia vuol dire pianificarla, tornare sul posto, anche più volte, e aspettare il momento giusto. Tutto questo spesso non si concilia con i tempi di una gara. Ho partecipato una volta a una gara in estemporanea perché mi era piaciuto il regolamento ed il limiti di tempo non erano così vincolanti. Riguardo ai concorsi però vorrei aggiungere una considerazione: nella fotografia subacquea oggi giorno, con la quasi completa sparizione delle riviste dl settore, l’unico modo per mettersi un po’ in evidenza è appunto la partecipazione ai concorsi. Mi rendo conto però che molti pensano solo a quello ed è una cosa che mi sta facendo un po’ allontanare. E’ giusto confrontarsi con gli altri, soprattutto in una fase iniziale, ma non deve diventare una malattia.

6) Parlando di competizioni, qual’è il risultato di maggior prestigio che hai ottenuto?
Marcello: probabilmente quelli conseguiti alla fine dell’anno scorso, il “Sony Award”e l’”European Photographer of the Year 2015”.
Davide: non so, ci devo pensare…ma probabilmente, non so se hai saputo, di un mio recente risultato ad un concorsino: “Besf of Show all’Underwater Photographer of The Year 2016”!

7) Quale è invece quello che ti ha dato maggior soddisfazione?
Davide: sicuramente è quello che ho appena citato, anche perché ha avuto un grande impatto mediatico.
Marcello: il risultato che mi ha dato maggior soddisfazione è stato il primo concorso a cui ho partecipato che si chiamava “Milano nel Blu” dove tu (Davino) eri in giuria e mi ricordo quando mi ha chiamato Anna Gasparo e mi ha comunicato che mi ero piazzato. Ero a Sharm El Sheik e la notizia mi ha fatto talmente felice che camminavo sull’acqua.
8) Se ne vuoi parlare o almeno citare, quale è la delusione più grande?
Marcello: aver fatto cadere in mare una Canon 5D Mark III con un 100mm ! Una tragedia !!!
Davide: probabilmente il viaggio che ho fatto a Tonga.
9) Indipendentemente dai risultati, qual è l’immagine a cui tieni di più? Raccontacela.
Davide: un ghost pipe fish preso di muso in uno dei primi viaggi fatti alle Filippine, inquadrato con un taglio molto particolare che mi piace un sacco. Naturalmente non ha mai vinto niente.
Marcello: il mio ricordo è legato sempre a quel viaggio, il primo con la macchina reflex e la foto è quella che ritrae due anthias tropicali che stanno combattendo. E’ stata una delle prime foto che ho realmente voluto, mi sono fermato sul posto fino a che non sono riuscito ad ottenere lo scatto che volevo. Questa foto ha vinto in vari concorsi.

10) C’è una tua immagine “incompresa”, cioè che a te piace tanto ma che non hai mai vinto niente?
Marcello: l’immagine che si è piazzata lo scorso anno a “Oasis”, ma sulla quale puntavo molto di più. Secondo me non è stata capita, o per lo meno, non completamente rispetto al messaggio che volevo trasmettere.
Davide: sempre quella foto del pipe fish ma anche la foto del cavalluccio che ha vinto “UPY 2016”, che avevo già mandato ad alcuni concorsi ma non era stata apprezzata…

11) Un aspetto positivo della fotografia subacquea italiana.
Davide: sicuramente quello legato alla tutela e conservazione del nostro territorio. Ci sono zone in cui stanno succedendo delle cose disastrose come nella nostra zona di La Spezia dove è stato istituito un parco e, al tempo stesso, sono state intraprese delle iniziative in netto contrasto, come l’ampliamento della zona del porto. La fotografia subacquea, mostrando le bellezze del fondo sottomarino, può sicuramente aiutare a sensibilizzare l’opinione pubblica a salvaguardare l’ambiente subacqueo e marino in generale.
Marcello: il bello della fotografia subacquea italiana è che un pò ci si conosce tutti. E’ una comunità piccola e si instaurano, con certe persone, dei rapporti di amicizia che vanno oltre la fotografia. Questo è per me positivo.
12) Un aspetto negativo della fotografia subacquea italiana.
Marcello: sempre legato allo stesso aspetto di prima. Si sa tutto di tutti e dunque vengono fuori delle invidie, delle incomprensione e poi, un certo utilizzo dei social network, sicuramente non aiuta. A volte c’è un po’ di esasperazione e questo non contribuisce alla crescita del settore.
Davide: talvolta ci si prende troppo sul serio. In altre comunità all’estero, in molti casi, ci sono meno attriti e più tranquillità.
13) Quali sono i tuoi obiettivi nella fotografia subacquea?
Davide: la partita IVA, per far diventare questa mia grande passione anche una professione. Aquapixel va in quella direzione.
Marcello: ampliare i soggetti del mio portfolio fotografico, magari con qualche animale davvero insolito e difficile da fotografare.
14) Il tuo nuovo progetto con Marcello/Davide Aquapixel sembra molto interessante. Ce ne parli un po’?
Marcello e Davide: un nuovo progetto legato alla post-produzione. Noi abbiamo iniziato a fotografare con il digitale e quindi abbiamo sempre considerato questo aspetto come una parte essenziale dell’immagine. Molte volte la fotografia subacquea italiana ha visto la post-produzione in maniera completamente negativa. Quest’anno finalmente siamo riusciti a fare diventare realtà questo progetto. Il nostro obiettivo è proprio dare un servizio ai fotosub italiani, accontentando sia chi vuole imparare a post-produrre le proprie fotografie effettuando corsi itineranti (prossimi appuntamenti), sia chi invece non si sente in grado e chiede a noi di effettuare direttamente la post-produzione, inviandoci il file RAW con le indicazioni di massima (per concorso, stampa, ecc.) e ricevendo, dopo la lavorazione, un file ad alta definizione ed uno ottimizzato per il web. In tanti generi fotografici lo sviluppo e la post-produzione sono la normalità ed è per questo che noi abbiamo pensato che mancasse nella fotosub e abbiamo dunque deciso di crearla. Oltre al servizio di post-produzione vogliamo fare anche formazione per chi vuole personalizzare le proprie foto autonomamente insegnandogli a utilizzare Lightroom e Photoshop che sono i due programmi fondamentali.

15) Chi è più bravo tu o Marcello/Davide?
Davide: io sono campione del mondo! Davino: in realtà precisamente tu sei il “fotografo di quest’anno”!
Marcello: io, in questo momento, mi inchino a questa dura realtà! Ora non posso dire altro.
16) Com’è stato il tuo incontro con le balene?
Marcello: emozione davvero grandissima… non è stata una spedizione fortunata ma comunque l’emozione è stata fortissima e qualche scatto sono riusciti a farlo. L’anno scorso è stato quello più caldo in assoluto e questo ha influito sulla rotta delle megattere che in genere andavano a riprodursi a Reunion mentre nel 2015 hanno completamente saltato la tappa migratoria in oceano Indiano.
Davide: le balene sono la mia bestia nera. Siamo andati a Tonga ma, delle balene, nessuna traccia.

17) Qual è il viaggio subacqueo più bello che hai fatto?
Davide: il primo viaggio subacqueo da quando ho iniziato è stato alle Filippine, senza macchina fotografica, veramente bellissimo. Mentre il viaggio fotografico più bello invece è sicuramente quello in Guadalupe, l’incontro con il grande squalo bianco è un’emozione senza pari.
Marcello: per me il viaggio, dal punto di vista fotografico, che ricordo con maggior piacere è una crociera di due settimane sull’Ondina, a Komodo. C’era una variante di scenari davvero incredibile!

18) Prossimo viaggio?
Marcello: Il 16 dicembre scorso è nata Greta e adesso, con la bimba di due mesi, mi è un po’ difficile pianificare.
Davide: Mexico. Scusa Marcello, volevo dirti che ho fatto pressioni mentali su Valentina (ndr.: moglie di Marcello) e l’ho convinta a lasciarti venire in Mexico con me a novembre.
19) A mio parere tutti e due avete uno personale stile fotografico. Per un fotografo subacqueo pensi sia importante avere uno “stile proprio”?
Davide: assolutamente sì. Penso che sia una cosa fondamentale per un fotografo in generale. Il complimento più bello che può essere fatto a una foto è “quando l’ho vista ho subito pensato che fosse tua!”, perché vuol dire che ci hai messo qualcosa di personale che ha reso la foto riconoscibile. Soprattutto in questi momenti, con un sacco di fotografi bravi in giro, è importante creare un proprio stile.
Marcello: assolutamente sì, però penso che il proprio stile debba essere creato nel tempo. Quello che non mi piace è vedere che alcuni fotografi, che si sono appena avvicinati alla fotografia subacquea, invece di iniziare a studiare le basi e la tecnica per poi lavorare sulla creazione di uno proprio stile, cercano di imitare o fare gli estrosi prima ancora di consolidare le proprie basi. Lo stile ci vuole ma occorre crearselo con calma facendo il proprio percorso che parte da basi tecniche ben salde e solo dopo si può evolvere in un vero e proprio modo di fotografare.
20) Che cosa pensi oggi, nel 2016, delle macro con sfondo nero, magari “snootate”? E cosa pensi che Keri Wilk pensi?
Marcello: a me la foto con sfondo nero è sempre piaciuta anche se talvolta può sembrare un po’ banale. Per me la fotografia subacquea è colore e cercare di esaltare al massimo il soggetto e, spesso, lo sfondo nero aiuta in questo senso. Ovvio che se tutte le foto sono così, a lungo andare, può stancare. Lo snoot è uno strumento che all’inizio non ho mai voluto utilizzare mentre, ultimamente, lo sto apprezzando perché in certe situazioni di scarsa visibilità e sfondi non idonei può salvare la situazione. Ma solo in questi casi.
Davide: Keri Wilk l’aveva concepito in modo completamente diverso, dal punto di vista creativo. Oggi è diventato una tecnica in più da utilizzare in situazioni critiche. In alcuni casi si fa confusione tra la parte tecnica e quella creativa. Credo che ci debbano essere tutte e due le componenti. Una foto non è bella solo perché è stato utilizzato lo snoot.

21) Qual è il fotografo “emergente” su cui scommetteresti per il 2016? E’ stato tuo allievo/a o comunque hai avuto occasione di trasmettergli qualcosa?
Davide e Marcello: Gabriella Longo e non è stata nostra allieva altrimenti non sarebbe così brava… Ci sta mettendo tanta passione e noi la stiamo seguendo sui social. Ci ha impressionato per la qualità delle sue foto pur essendo giovanissima. Poi le donne hanno un occhio diverso nelle foto e possono avere una marcia in più.

Parliamo della foto di Davide di “Photographer of the Year” con domande diverse tra Davide e Marcello:
22) Davide: Nel piccolo mondo della fotografia subacquea italiana pensi che siano più gli invidiosi, quelli che non l’hanno capita o quelli a cui veramente piace la tua foto di UPY?
E’ una foto strana e penso siano di più le persone che non l’hanno capita.
Marcello: In quale categoria ti collochi?
In quella che lo insulta, cioè un sottoinsieme estremista della categoria degli invidiosi. In realtà all’inizio l’ho insultato ma poi, a posteriori, l’ho apprezzata perché ho capito che dietro la fotografia c’è tanta tecnica.
23) Davide: Raccontaci tutti i retroscena di questa foto: la tecnica, l’esecuzione, l’assistenza e magari anche i concorsi in cui non è piaciuta.
Effettivamente se si guarda solo la foto singola si può cadere in inganno, visto la moda del momento. In realtà è stato un percorso lungo con tante prove e tanti errori per riuscire a utilizzare queste due tecniche: i tempi lunghi, per avere l’effetto del movimento sullo sfondo, e l’uso di uno snoot per avere il soggetto principale correttamente illuminato e fermo.
Marcello: perché pensi che questa foto sia stata premiata dalla giuria arrivando davanti a tante altre foto molto belle? Qual’è stato il motivo tecnico e la componente emotiva che l’ha resa vincente in quella situazione?
E’ sempre difficile sapere cosa passa nella mente dei giudici a un concorso. Le tre persone che erano in giuria erano veramente di altissimo livello, tra cui Alex Mustard, che è uno dei miei fotografi preferiti. Penso che sia stata premiata perché è una foto diversa e con una forte identità, può piacere oppure no, ma comunque non è una foto che arriva seconda, o vince o perde. In tanti concorsi in Italia non era neanche arrivata nei primi dieci.
Sito: www.aquapixel.it

Michele Davino

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