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Parola di Da Rolt

Sempre in conseguenza – diretta o indiretta che sia – dell’articolo “Didattiche morte, a volte ritornano”, come preannunciato proseguiamo nella pubblicazione di testimonianze nel frattempo pervenuteci.

A cura di Isabelle Mainetti

Lo facciamo anche per sgombrare il campo dalle polemiche cui il consueto uso improprio di Facebook (il luogo dove troppo spesso si preferisce lo sterile botta e risposta basato sulla frettolosa lettura della sola anteprima) espone ingiustamente chi come noi desiderava soltanto informare meglio il pubblico, subacqueo e non solo. Così, essendo la nostra ricerca proseguita, diamo stavolta la parola a Pierluigi Da Rolt, titolare di PSAI dal 2009 al 2014. Sempre fiduciosi che integrare informazioni possa rivelarsi interessante per tutti e non vantaggioso solo per qualcuno.

«Dopo gli anni di gestione altrui in cui la didattica in questione si chiamava ancora PSA, la ribattezzata PSAI rimase nei cassetti di Nicoletta Codiferro e Roberto Delaide fino al 2006, anno nel quale Nicoletta e Roberto si recarono in USA per prendere accordi con Hal Wats.
Hal diede loro fiducia, ma ancora non fecero propriamente rinascere PSAI in Italia.
Nel 2007 io iniziai a pensare al futuro destino di PSAI in Italia una didattica nuova per me, anche perché era tempo di trovare qualcosa di nuovo (allora ero istruttore UTR e Trainer NAUI, ma la mia posizione non mi soddisfaceva).
Decisi quindi, fermamente e caparbiamente, di rispolverare PSAI, anche dopo aver visionato i nuovi programmi didattici e i nuovi sistemi subacquei che in America erano cambiati. Infatti, nel frattempo, la PSA era diventata PSAI passando sotto la direzione di Gary Taylor.
E quindi iniziammo, io e Nico, e il nostro lavoro cominciò dalla formazione dei Trainer supportati dal responsabile di PSAI West Europe e Mar Rosso, David Crockford.
Nacquero quindi i primi grandi professionisti della nuova PSAI in Italia e questi formarono a loro volta dei validi istruttori.
Nel 2008, nonostante alcuni tentativi interni di scalzarmi dal mio ruolo di area manager, ebbi ancora una volta la fiducia di Hal Wats e Gary Taylor che mi nominarono, a tutti gli effetti, area manager per l’Italia, con un contratto firmato nel 2009.
Dal 2009 al 2014 quindi il gestore fui io. Volutamente mantenni una didattica di nicchia formando pochi e validi trainer e ponendo delle regole fisse basate su Norme e Politiche della PSAI, naturalmente tale operazione portò a delle rotture con alcuni dei vecchi istruttori PSA che migrarono in altri lidi e nacquero anche delle inimicizie. Però alla fine i trainer e gli istruttori erano pochissimi e selezionati.
Quindi una didattica piccola e di nicchia, ma solida con i suoi insegnamenti che, nel frattempo, si erano ancora migliorati nella qualità.
La mia fu una guerra lunga e snervante, ricacciare i fantasmi di quanto era avvenuto negli anni precedenti non fu facile, molti ancora non ci credevano e moltissimi, solo sentendo nominare PSAI, ancora parlavano di incidenti.
Ma alla fine probabilmente la mia caparbietà ebbe ragione dei pregiudizi e la gente riacquistò fiducia. Naturalmente nel frattempo tra pubblicità su una rivista sub, l’Eudi, le traduzioni di manuali ecc avevo speso molto denaro, rientrato solo in parte.
Comunque nel 2014 scadeva il mio mandato e non era più mia intenzione rinnovarlo, volevo solo essere ancora un buon istruttore e lavorare per la didattica nella quale credevo, la PSAI, di conseguenza lasciai la carica vacante.
Nel 2014 subentrarono due istruttori provenienti da un’altra didattica e iniziarono il loro ottimo lavoro. Il resto è cosa nota.
La questione si definisce, alla fin fine, con il fatto che non accetto, dopo tutto ciò che ho fatto, di finire nel dimenticatoio né tantomeno di rischiare di vedere confuso il mio periodo in PSAI con quelli di altri. Mi preme sottolineare soprattutto che durante la mia gestione c’è stata la piena trasparenza e non si è verificato il minimo incidente durante nessun corso.» (Pierluigi Da Roltwww.pianetasommerso-club.com)

About Isabelle Mainetti

Il classico maschiaccio con i tacchi a spillo. Faccio immersioni tecniche e in Trimix illimitato con il computer o la mnemonica. Mi piace “volare” guardando l’immensità del vuoto sottostante ed esaltarmi per i caratteracci delle pareti. Impazzisco per infilarmi nei relitti ascoltando le loro voci silenziose. Non sono donna, né uomo … sono sub! Amo gli sport, tutti! Amo l’energia e amo vivere la vita con intensità alla ricerca di emozioni. Istruttrice di aerobica e step per anni, ora uso i piedi come pinne … sarò finalmente diventata una sirena?
Isabelle Mainetti

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