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Pantelleria – Cossyra

Perla Nera, Isola del Vento, Isola del Tesoro, Cossyra, Quella del Passito, Isola dei Famosi… tanti soprannomi – tutti fondati – per un’isola davvero unica. In cui la natura delle terre emerse padroneggia l’ambiente più del suo straordinario mare.

di Romano Barluzzi, foto Amelia Procacci

Pochi luoghi per subacquei hanno quella caratteristica tutta speciale di poter interessare anche – o perfino di più – chi sott’acqua non ci va. Pantelleria è un posto così. L’isola offre l’opportunità di soddisfare l’esigenza, di solito tutta televisiva, di rivolgersi a un pubblico più vasto possibile, dunque non solamente subacqueo, poiché regala moltissimo in fatto di coste ed entroterra, almeno quanto i suoi fondali straordinari. Anche se, non temete, non ci metteremo a descrivervi i “soliti” Dammusi, le tipiche costruzioni abitative pantesche che riempiono ogni guida turistica.
Non è un caso che la sua natura geologica ne costituisca la ricchezza maggiore, più a terra che in mare: l’economia – contrariamente a quanto si potrebbe pensare – è prevalentemente agricola, al punto da relegare la pesca quasi solo a un hobby; l’aspetto e la consistenza delle terre emerse caratterizzate dal vulcanesimo ne tracciano il valore turistico quanto il mare; perfino l’etimologia del nome riconduce – secondo la maggior parte delle derivazioni greche e latine – al concetto di “fertilità” legata ai terreni.
Perciò non ce ne vogliano i nostri amici subacquei se stavolta a loro ci arriviamo un po’ più avanti.

Trekking interno
Ci sono molti itinerari percorribili in trekking, con un monte principale (Montagna Grande) che supera gli 800 metri s.l.m., e molti accessi al mare da terra, che implicano la possibilità di fare anche una sorta di trekking acquatico costiero, cioè un misto alternato di snorkeling e camminata, a scopo escursionistico e naturalistico.
Un solo esempio di percorso interno misto: dal lago Specchio di Venere (fanghi e acqua ribollenti di zolfo) tagliando verso le acque calde delle terme di Sataria (per la mitologia, localizzazione dell’antro di Circe) e da lì fino in paese, a Pantelleria, sono circa 20 chilometri (diversi in meno se si prende invece per Scauri) di sentieri immersi nella macchia mediterranea, con incontri di fauna selvatica d’ogni tipo, come falchetti, leprotti, ecc. Il paradiso dei camminatori più esigenti!

Trekking sul mare
Per quanto riguarda invece gli accessi al mare da terra, questo è un elenco di quelli classificati “facili”, adatti cioè anche ai bambini e ai camminatori occasionali, quasi tutti segnalati, a partire dall’estremità nord dell’isola, andando da Pantelleria paese verso Khamma (segnalato), cioè verso est e proseguendo poi in senso orario (come osservando una ipotetica cartina dell’isola): Bue Marino; Karuscia; Campobello; Khattibuale; Punta Gattara; Laghetto delle Ondine, segnalato da terra e ben individuabile da Punta Spadillo (ma raggiungibile anche da un nuovo sentiero realizzato dall’azienda Foreste Demaniali con accesso da una precedente cala più impegnativa, detta Cala dei 5 Denti…), lago salato caratteristico, alimentato da acqua di mare; Cala Cottone; Cala Gadir, con vasche naturali d’acqua termale al livello del mare…una valida occasione di frequentazione per tutto l’anno; Cala Tramontana, Cala Elefante e Arco dell’Elefante costituiscono le località balneari più frequentate per bellezza e facilità d’accesso (l’Arco dell’Elefante – pare un elefante proteso con la proboscide ad abbeverarsi in mare – insieme al faraglione di Punta Tracino sono i punti più attraenti per la spettacolarità e l’agevolezza delle zone); Scauri Scalo; Grotta di Sataria, luogo di mitologici incontri tra la dea Calipso e Ulisse, anche qui con vasche naturali di acque calde termali; Punta di Suvaki; Mursia.

Itinerari vulcanologici
Ma essendo il vulcanesimo la caratteristica naturalistica primaria dell’isola i percorsi forse più degni di nota sono quelli legati proprio all’attività vulcanica, che si manifesta un po’ ovunque, dalle sorgenti termali, ai soffioni di vapore (le cosiddette “favare”, getti di vapore che fuoriescono da fessure nella roccia, usate per creare condensa incanalata in vasche di raccolta dove far abbeverare gli animali…), alle grotte che fungono da saune naturali, come quelle di Benikulà, la sauna naturale di Bagno Asciutto, la Stufa di Khazen (con resti di un’installazione termale del periodo fenicio-punico), la Favara Grande di Rekhale, le fumarole del bordo dei crateri di Cuddia Mida e del Monte Gibele, ecc, fino alle sorgenti termali che sgorgano direttamente dal mare lungo costa, talvolta tra gli scogli, come le già citate Cala Gadir, Nicà, Scauri Porto e Satarìa.
Meta d’obbligo è poi il Museo Vulcanologico, ricavato dalla ristrutturazione di una vecchia caserma militare a Punta Spadillo, nei pressi dell’omonimo faro: già di fronte e nei paraggi del complesso c’è una delle formazioni di rocce vulcaniche più spettacolari al mondo (lo scenario del Khagiàr, da Kuttinar a punta Spadillo stessa) residuo delle ultime eruzioni (dai 4.000 agli 8.000 anni fa “appena”), con accatastamenti di massi che non sembrano posizionati lì dalla natura bensì disposti ad arte da una gigantesca mano…
Il Museo Vulcanologico è stato inaugurato nel 2010, è gestito dall’Azienda Foreste Demaniali della Regione Sicilia e costituisce il fiore all’occhiello del dipartimento e della programmazione di sviluppo ambientale e turistico dell’isola. Composto di due sale, racchiude tutta la storia geologica di Pantelleria, dalla nascita al suo divenire, per un arco temporale che si sviluppa da almeno 324.000 anni or sono.
Il più suggestivo percorso caratterizzato dai resti attivi del vulcanesimo è il “Sentiero escursionistico vulcanologico n° 2” Favare – Bagno Asciutto – Lago di Venere, con visita e sosta irrinunciabile alla vera e propria sauna naturale costituita dalla Grotta del Bagnoasciutto.
Una nuova sala è stata inaugurata il 10 maggio del 2012 ed è stata dedicata alla storia più recente, in particolare alla 2^ guerra mondiale, donde il nome dato alla sala “La storia lungo la Riserva”: inequivocabili tracce del passaggio dell’ultimo conflitto mondiale i diversi resti delle fortificazioni militari dell’epoca visibili lungo molti dei sentieri.

Archeologia sottomarina
Il maggior pregio offerto dai fondali di Pantelleria – pur bellissimi quanto ad organismi viventi – può essere considerato quello di tipo archeologico.
Se infatti un tempo l’archeologia dell’isola era confinata alla parte emersa, in epoca più recente le moltissime scoperte sottomarine fatte nei suoi fondali hanno dato il sopravvento all’archeologia delle acque. Un primato che si esprime anche a livello divulgativo e turistico: il sito archeologico sommerso di Gadir è stato tra i primi in Italia a dotarsi di un sistema di videocamere subacquee di sorveglianza e monitoraggio addirittura “remotabili”, cioè attivabili a distanza via internet previa connessione! I reperti possono così essere ammirati anche via web, sul proprio pc, standosene comodamente seduti in poltrona.
Ma naturalmente la visita diretta sul posto regala emozioni ben diverse: i locali diving accompagnano i turisti sub in un autentico tuffo nel passato, tra anfore, ceramiche di vario tipo, un ceppo d’ancora plumbeo e perfino resti lignei degli scafi dei relitti. Ma oltre a Gadir sono anche molti altri i punti subacquei d’interesse: nella zona del porto di Scauri ci sono i resti di imbarcazioni risalenti al VII e al VIII secolo a.C., con numerosi reperti di ceramiche, piatti, scodelle, oltre a una grossa macina; in località Arenella esistono invece resti di ceramiche risalenti all’epoca Tardo Imperiale Romana con anfore cilindriche di quel periodo; su Punta Limarsi e Punta Tre Pietre c’è una concentrazione di ancore antiche e moderne, sia in pietra sia metalliche, dimostrazione ulteriore della frequentazione di queste coste in ogni tempo, per la posizione dell’isola perfettamente al centro del Mediterraneo; a Cala Tramontana e Cala Levante, in seguito al lavoro di indagine, prospezione e scavo forse più capillare svolto finora, c’è stata l’individuazione di almeno tre relitti antichi, con anfore puniche e romane, comprese in un arco temporale tra il III sec. a.C. e il III sec. d.C., nonché marre, ancore litiche, ecc. Sempre quest’area ha regalato rinvenimenti di oggetti di grande valore documentale per la loro rarità: ad esempio, scandagli in pietra e perfino un “ingegno” dell’epoca, l’attrezzo per la raccolta del corallo, ancora utilizzato a questo scopo fino a pochi anni fa.
La scoperta più stupefacente è stata tuttavia quella di appena qualche anno addietro, riportata – tra gli altri – in un articolo della rivista “Sub” del settembre 2011: il ritrovamento di un piccolo cumulo di oltre 1.500 monete bronzee puniche (secondo altre fonti arrivate poi a un totale di 3.400 pezzi), ad appena 14 metri di profondità, ben conservate sotto il fondale, risalenti al III sec. a.C., che è valso a Pantelleria il soprannome di novella “Isola del Tesoro”.

Altro sott’acqua
Le principali aree d’immersione con i diving (ciascuna con più itinerari sommersi, per ogni possibilità d’incontro, faunistico e archeologico) sono:

  • Faraglione di Punta Tracino
  • Cala Tramontana
  • Punta Spadillo
  • La Fossa Grande
  • Martingana
  • Cala Gadir – percorso archeologico subacqueo “istituzionale”

Storie e personaggi del posto: Paolo Ponzo (e Gabriel Garcia Marquez)
Paolo Ponzo, pantesco doc, oggi pensionato, ex dipendente Telecom e pescatore per passione, ha conosciuto di persona il grande scrittore colombiano Gabriel Garcìa Màrquez quando è venuto a Pantelleria nell’estate del 1969 (a due anni dall’uscita del suo più celebre romanzo, “Cent’anni di solitudine”). Lo scrittore, infatti, venne in vacanza sull’isola con i figli, ospite del suo traduttore Enrico Cicogna, a sua volta amico di Ponzo. Quest’ultimo fu dunque con loro compagno e guida di avventure marine ed enogastronomiche, tra pesca subacquea, abbuffate di pesce e bevute di passito. Lo scrittore dovette essere rimasto molto coinvolto da quel soggiorno estivo nell’isola siciliana, dai suoi paesaggi, nature e persone. Al punto che svariati anni dopo, pubblicando l’opera “Dodici racconti raminghi”, tra i quali in particolare “L´estate felice della signora Forbes”, si ispira pienamente alle persone frequentate quell’estate. Ed è così che Ponzo si ritrova raffigurato nel personaggio di Oreste, l’indigeno che cattura la splendida murena di sette chili appesa sulla porta della casa dei due ragazzi protagonisti – in realtà i figli dello scrittore – e che dà l´avvio al racconto. «Di certo il personaggio di Fulvia Flaminea, la cuoca che insegna venti e dialetto ai due ragazzi, è ispirato a mia madre – racconta Paolo Ponzo in un’intervista del 2008 – e la murena descritta nel racconto l´ho pescata io e per fare uno scherzo l´appesi sulla porta di casa: i due figli di Márquez rimasero sorpresi e lui poi sviluppò il racconto dall´ottica dei due ragazzi, partendo proprio da quel dettaglio».
Ponzo ha raccontato di essersi sentito fortunato per aver fatto quell´incontro e che gli è rimasto il rammarico di non aver conservato neanche una foto con Márquez, malgrado avessero vissuto molte esperienze fianco a fianco, uscendo in mare con una piccola barca a motore… “Solo quando vinse il premio Nobel – ha detto Ponzo di Marquez – mi resi conto con chi avevo avuto a che fare!”
Paolo Ponzo, in diversi suoi ricordi e racconti di quell’esperienza, ha contribuito a tratteggiare un inedito ritratto siciliano del grande scrittore, aggiungendo la figura e il nome di “Gabo” all’elenco dei tanti personaggi celebri che ogni anno frequentano oggi la ribattezzata “Isola dei Famosi”.

Curiosità
-Il vento: l’isola, il cui clima è particolarissimo e molto diverso da tutte le altre isole siciliane per via della Montagna Grande, è spazzata quasi costantemente da tutti i venti, che predominano a turno, secondo la stagione. In più, viene battuta anche dal Ghibli, il celebre “vento del deserto”. In pratica, il vento soffia su Pantelleria in media per 337 giorni all’anno.
-La distribuzione di carburante: l’isola appare tutt’altro che piccola, con i suoi oltre 83 kmq, il perimetro di quasi 52 chilometri e le molte strade e stradine. Ma l’unico distributore di carburanti si trova a Pantelleria paese: restare con l’auto in riserva dall’altra parte dell’isola è piuttosto rischioso!
-Le Pantelleriti: si chiamano così le rocce vulcaniche – acide e sodiche – più tipiche e antiche dell’isola, considerate per composizione uniche al mondo, databili intorno al mezzo milione di anni fa (costituenti perciò il “Dna dell’isola”), inconfondibili in quanto di colore verde, con inclusi molti cristalli grigio metallico denominati Cossyriti.
-Ci sono circa 7.500 persone stabilmente abitanti a Pantelleria, che mostra un insospettabile fermento anche giovanile: un esempio per tutti, il festival di cinema, film, incontri e arti visive denominato “Visioni perdute”, che si svolge in agosto nel cineteatro San Gaetano a Scauri, e ha già visto esprimersi diversi nuovi talenti della regia, oltre a costituire un ulteriore collettore di celebrità sull’isola.
-Citando Gabriel Garcia Marquez: “Non credo che esista al mondo un luogo più adatto per pensare alla Luna. Ma Pantelleria è più bella. Le pianure interminabili di roccia vulcanica, il mare immobile, la casa dipinta di calce fino agli scalini dalle cui finestre si vedono nelle notti senza vento i fasci luminosi dei fari africani…Fondali addormentati…Un anfora con ghirlande pietrificate e i resti di un vino corroso dagli anni…il bagno in una conca fumante dalle acque così dense che è quasi possibile camminarvi sopra…”

About Romano Barluzzi

Giornalista - Editor - ghost writer - Nel pieno di una seconda vita da giornalista per vocazione, tenta di riscattarsi dalla prima, dove cela trascorsi di rango nella formazione istruttori sub (e molto altro). Di continuo tra autostrada Firenze - Arezzo e treno per Roma, la nostalgia del mare non lo molla mai...
Romano Barluzzi

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