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L’urlo

A volte penso che se da lassù si potesse parlare sentiremmo urlare “BASTA!”

Di Isabelle Mainetti. Foto Elvio Dardanelli.

Dolore, paura, rabbia ci abbracciano in una morsa quando qualche triste avvenimento causa vittime nel mondo sommerso. Come campanelli tintinnano fastidiosi i più irrequieti pensieri… Potrei essere io al loro posto, come mi sarei comportata, cosa avrei fatto?
La subacquea è uno sport meraviglioso e una passione forte, a volte estrema, ma troppo spesso lasciata allo sbaraglio.
Brevetti regalati, offerte a basso costo e fai da te, ma soprattutto poca vera informazione.
Quando si parla di incidenti subacquei il giornalismo sfodera pillole di ignoranza sull’argomento divulgando avvenimenti e terminologie che certo non possono catalogarsi come “vera informazione”, essendo così di utilità per nessuno e influenzando invece negativamente chi di questo mondo sa ancora ben poco.
La storia ci insegna che dagli errori si impara, ma per il subacqueo e tra i subacquei pare che l’errore sia vergogna, diventando poi omertà.
Il rispetto per le povere anime viene spesso confuso con il silenzio, quando invece, ahimé, grazie ad essi la subacquea potrebbe crescere evitando di accendere solo la tentazione di futili sentenze.
Non vuole in alcun modo la mia essere ricerca di giudizio verso chi a malincuore non c’è più, ma necessità di capire, di conoscere per non ripetere. Ho ascoltato amici, letto post su internet, ma come in ogni tragedia annunciata, poi tutto svanisce, le domande rimangono e gli errori anche ed è qui che mi chiedo: “perché?” Perché in Italia tutto è sempre così superficiale, cosa ci impedisce di cambiare?
A volte penso che se da lassù si potesse parlare sentiremmo urlare “BASTA!”
Analizzare gli incidenti in modo professionale come sicuramente viene fatto e poi rendere pubbliche le dinamiche, i gas usati, l’attrezzatura degli equipaggiamenti, dovrebbe divenire una regola di comunicazione.

Basta tabù inutili, discussioni offensive nei forum e ipocrite “soluzioni” come chiudere i siti di immersione.
Chiediamo, anzi pretendiamo, la giusta informazione dalle autorità competenti per poi sforzarci di imparare dagli esiti evolvendo la nostra idea di subacquea, se necessario.
Pretendiamo da noi stessi, soprattutto, di essere preparati eseguendo corsi adeguati agli ambienti che scegliamo, per poi meritatamente conseguire il brevetto per ciò che vorremmo fare; e cancelliamo quell’ombra di “collezionisti di patacche” di chi va cercando vie facili, perché non saranno queste a salvarci la vita.
Ogni ambiente ha le sue difficoltà, il lago, il mare, i relitti e le grotte, ambienti diversi con tecniche diverse. Non si va in montagna con le scarpe da ciclismo e non si va in bici con le scarpe da trekking.
È giusto avere paura perché avere paura ci rende responsabili, ma è il sapere che ci rende forti.
Poi… ci sta, ognuno sceglie il metodo che preferisce sia per vivere che per morire.

About Isabelle Mainetti

Il classico maschiaccio con i tacchi a spillo. Faccio immersioni tecniche e in Trimix illimitato con il computer o la mnemonica. Mi piace “volare” guardando l’immensità del vuoto sottostante ed esaltarmi per i caratteracci delle pareti. Impazzisco per infilarmi nei relitti ascoltando le loro voci silenziose. Non sono donna, né uomo … sono sub! Amo gli sport, tutti! Amo l’energia e amo vivere la vita con intensità alla ricerca di emozioni. Istruttrice di aerobica e step per anni, ora uso i piedi come pinne … sarò finalmente diventata una sirena?
Isabelle Mainetti

Comments (8)

  1. Fiorella Bertini ha detto:

    ciao Isabelle, ho letto il tuo scritto, concordo pienamente, anche se purtroppo non sono i corsi (anche se ben fatti) a salvarci la vita… ma la consapevolezza di quello che siamo, di quello che possiamo fare “in quel momento”… a me è capitato tra le centinaia e centinaia di immersioni che ho fatto di rinunciare di non sentirmela (magari in posti dopo ero già stata decine di volte) forse a volte e questo credo sopratutto tra i maschietti sub il rinunciare è un onta insopportabile… e allora si scende lo stesso… anche se si farebbe volentieri altro. Io sono fatalista e credo che un perché assoluto non ci sia, come dicevi tu si può scegliere come vivere o come morire… i morti negli sport come i nostri ci saranno sempre… bisognerebbe capire cosa è passato per la testa ai quei tre sub in quel momento quanto hanno scelto consapevolmente di entrare in quella cavità che pare conoscessero benissimo, senza un’attrezzatura adeguata… chissà forse in quel momento l’esigenza di salvare una vita ne ha fatte perdere tre…

    • Isabelle Mainetti ha detto:

      Ciao Fiorella!
      Intanto grazie per il tuo commento.
      Su questo delicato argomento avremmo da parlarne per ore, giustamente la consapevolezza delle nostre capacità e autovalutazione dei nostri stati d’animo sono essenziali ma è necessario che alla base ci sia una buona preparazione e conoscenza.
      L’esperienza poi è la nostra miglior maestra.
      Sbagliando si impara… speriamo di non sbagliare troppo. ?

  2. Elisa Elisa ha detto:

    ho letto Romano… e mi è piaciuto molto come al solito… richiamo all’ordine, alla purezza all’onesta
    ho letto Isabelle… precisa come spesso una donna puo’ fare… lucida come un’analista
    ma perché poi questo spirito non si mantiene a livello di federazione? com’è che lo sport diventa politica?

  3. Carmelo La Rocca ha detto:

    Imaparare anche degli errori commessi, penso sia l’unica cosa positive che si può trarre da un incidente sub. Imparare per non rifare l’errore fatto da altri.
    Incomincirei dai fatti e non dalle mille cose aggiunte. Se era una grotta questi sub erano brevettati per penetrarle? Se si cosa è successo? Se no? Già è un insegnamento da non ripetere. La subacquea è uno sport bellisssimo! Facciamolo seguendo le regole imparate. Facendolo abbiamo già reso la subacquea uno sport più sicuro.
    Carmelo La Rocca
    Istruttore Padi& Hsa

  4. Fiorella Bertini ha detto:

    Isabelle hai ragione… purtroppo quando succede un incidente… non si riesce mai a capire cosa è successo… Io vi sono coinvolta personalmente emotivamente in quanto nel 2010 ho perso il mio più caro amico sul Lago di Garda durante un’immersione a -94 mt per conto della Sovrintendenza dei Beni culturali… Era con il Reb… doveva fare una serie di foto ad un vecchio relitto e non è più risalito… Ho chiesto a quelli che erano laggiù con lui… ho fatto domande… pare che si sia sentito male… ma poi?
    Nessuno è riuscito a soccorrerlo, a riportarlo su… io ho perso il mio migliore amico (facevamo immersioni insieme da quanto eravamo ragazzi) era scrupoloso, attento, mi riesce difficile pensare che abbia dimenticato qualche controllo… ma non c’è più… e dopo sei anni il responso è stato che è morto annegato… non ci posso credere… ma certo l’acqua alla fine entra… e allora? Ma la causa???
    Non si saprà mai… anche la moglie si è rassegnata… Questo è un motivo per cui io scendo ormai quasi sempre da sola… meglio così sai che non dipenderai da nessuno se proprio ti deve accadere…

    • Annibale ha detto:

      Noooo, da sola, con un compagno preparato… che costantemente si allena e si immerge entro i propri limiti e con i gas appositi… due-tre sett. fa, ne è morto un’altro dalle mie parti ed è il terzo in pochi anni (sempre da solo)… avanti così?????

  5. Isabelle ha detto:

    Deve essere terribile perdere qualcuno, e soprattutto senza capirne il motivo, un tarlo che martellerà in eterno. Rabbia e dolore.
    Temo però che pochi siano interessati veramente a far sì che le cose cambino.

  6. Annibale ha detto:

    La causa c’è sempre è che non si vuole ammettere… il discorso diventerebbe troppo lungo, e alla fine è che tutti se ne lavano le mani…

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