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Le orche di Voltri

Cronaca, misteri, chiarimenti e esito dei ripetuti avvistamenti ravvicinati di orche marine nello specchio di mar Ligure antistante il porto del circondario genovese

A cura di Marco Mori

«Eravamo quattro orche a Pra’ che volevano girare il mondo…», prendo in prestito la canzone del conterraneo Gino Paoli per raccontarvi la notizia che sta ancora impazzando su quotidiani e social network di tutta la Liguria, anzi direi proprio di tutta Italia.
Quattro orche sono state avvistate domenica 1° dicembre e per più volte, fino a 48 ore dopo (mentre scrivo), nel porto di Pra’-Voltri. Sì sì, avete letto proprio bene: un “pod” – così ho scoperto chiamarsi il piccolo nucleo familiare di orche marine (Orcinus orca) – è stato avvistato nel mare di Voltri.
Sinceramente, dopo più di un mese di pioggia, vento, alluvioni, allerte rosse, ponti crollati, frane su ogni collina ligure, questa mi sembra veramente una bella notizia! Dopotutto siamo sì nella patria della focaccia e del pesto, ma siamo anche nel “Santuario dei cetacei”, quindi benvenute orche!
Dopo il primo giorno di stupore e incredulità, è arrivata la conferma.
Alcuni biologi dell’università di Genova e dell’Acquario supportati dall’equipaggio dell’associazione Menkab e dai documentaristi di Artescienza si sono recati, con il prezioso supporto della Capitaneria, presso il porto di Pra’ a monitorare e controllare le orche. Il gruppo di animali, inizialmente ritenuto di quattro, è risultato composto in realtà da ben cinque esemplari: un maschio adulto, una femmina, due esemplari non meglio identificati e un quinto esemplare neonato… dalle cui dimensioni squadrate della testa si ipotizza che non abbia più di una settimana di vita.
Ma queste orche da dove vengono? Nell’immaginario collettivo si associa l’orca ai mari del nord, alle fredde regioni artiche e antartiche, al Canada ecc. Invece dobbiamo ricrederci: l’orca è un animale cosmopolita, un formidabile predatore apicale, capace di cacciare anche in maniera organizzata in squadra con i propri simili, che si è adattato a vivere e a spostarsi per ogni dove.

Cetaceo d’intelligenza proverbiale, un tempo noto col sinistro e fuorviante appellativo di “balena assassina” – a dispetto del quale, e nonostante i numerosissimi incontri anche con subacquei, pare non si siano mai verificati casi di aggressione agli esseri umani –, ne esiste una popolazione anche nello stretto di Gibilterra. Proprio da Gibilterra sembra infatti provenire il piccolo nucleo familiare che ci ha fatto visita. Inseguendo forse qualche banco di tonni, o bonitti – questa è infatti l’alimentazione prevalente del gruppo di orche di Gibilterra – può esser giunto fino da noi.
Quindi le nostre amiche orche sarebbero state in viaggio da circa un mese facendo tappe di 50 km al giorno per arrivare a Voltri e qui starebbero sostando da un paio di giorni. Perché? E quando ripartiranno? Forse l’esemplare giovane è in sofferenza? Dove sono dirette? Di cosa si nutrono a Voltri? Lo stupore dei primi giorni si sta lentamente trasformando in apprensione per la sorte delle nostre cinque piccole-grandi amiche. Piccole infatti mica tanto! Gli esemplari maschi adulti arrivano tranquillamente oltre le dieci tonnellate di peso per poco meno di 10 metri di lunghezza; sempre i maschi hanno una pinna triangolare alta anche 180 cm! Scopriremo domani se affacciandoci alla finestra le vedremo ancora oppure saranno tornate a solcare i mari di tutto il mondo portandosi dietro tutta l’intrigante bellezza dei loro misteri.

Appena finito di scrivere l’articolo mi giunge una brutta notizia, sembra infatti che l’esemplare più piccolo sia deceduto. Una triste conferma ai sospetti degli osservatori circa il suo stato di salute.

Non rassegnandosi, la madre lo solleva con il muso, lo protende verso la superficie, verso quell’aria che in quanto cetaceo gli è preziosa, lo accomuna a noi: un disperato quanto vano tentativo istintuale di tenerlo in vita.

Non vi nascondo un momento di commozione.
(Si ringrazia il professore Maurizio Wurtz per le notizie forniteci. Foto su gentile concessione di Alessandro Grasso, talento della fotografia subacquea italiana.)

Marco Mori

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