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L’intervista al “commercial diver”

La nostra chiacchierata in esclusiva con Giampiero Luzzi, uno dei maggiori personaggi mondiali nel campo dell’immersione tecnica industriale.

di Giorgio Anzil

Nome, cognome: Giampiero Luzzi “Gp”
Data di nascita: 25/10/1972
Formazione culturale: è troppo modesto, si limita a dirci «sono un curioso… Io so di non sapere!»
Formazione professionale: anche in questo caso rispetta i canoni della modestia e ci liquida con un «…troppo lungo il percorso; non è ancora terminato!». Con un po’ di insistenza si racconta: «Tutto inizia come subacqueo sportivo, con il tempo divento un M2 CMAS con una ventina di specializzazioni aggiuntive circa, poi la parentesi in Marina Militare – sono di quelle generazioni a cui toccava la leva! – Dopo il congedo ho anche provato a fare dei lavori “normali” ma cercavo il mare, mi mancava il mare, avevo bisogno del mare e così ripartii da zero, rimettendomi in gioco come OTS. Dopo qualche anno (e anche dopo qualche acciacco) fui folgorato dai ROV e giù di nuovo sui libri, stavolta niente più fisiopatologia, chimica dei gas o algoritmi decompressivi, questa volta la sfida prevedeva e prevede ancora elettronica, protocolli di comunicazione RS, fibre ottiche, oleodinamica e PLC. Complice o colpevole il Dott. Andrea Bellizzi, OTS anche lui e titolare di un ROV Training Center affiliato ad IMCA (International Marine Contractor Association) e di AALEA, azienda che fornisce ROV al settore Oil & Gasses».

Recentemente, dopo un lungo e freddo periodo nei mari del nord, Gp rientra in Italia per un meritato riposo e una vacanza nella sua Calabria. Una volta ristorato e riscaldato abbiamo colto l’occasione per farci raccontare un po’ la sua storia fatta di amore, passione e voglia di vivere il mare.
Dopo due anni interi al Giglio (Costa Concordia) per il parbuckling, due mesi in Iran per la compagnia petrolifera iraniana per dei lavori d’installazione teste pozzo sul Soroosh Field, successivamente in Norvegia per la costruzione di un impianto eolico in mare, lo coinvolgiamo in questo progetto di informazione e divulgazione sulla subacquea industriale; un progetto in cui, con la sua esperienza, ci farà da consulente e ci permetterà di comprendere meglio una passione e un lavoro straordinario che consentirebbe a moltissimi giovani di affermarsi in giro per il mondo, se alle spalle avessero una importante formazione.»

Quando è nato il Gp subacqueo e come si è evoluto Palombaro?
«Ora si ride: devi sapere che sono cresciuto con la passione per il mare e sono da sempre stato affascinato dai fondali, le forme di vita subacquee, l’assenza di gravità e, allora tredicenne, iniziai (con scarsissimi risultati) a praticare l’apnea. Presto, complice la visione di un ARO del calabrese Morabito (MORDEM), evolsi verso quest’ultimo per poi passare subito all’ARA e infine al Rebreather. Poi, l’incontro con Alberto Gasparin, intenditore e collezionista di attrezzature d’epoca e peggio ancora con Maurizio Masucci che come me, mezzo toscano e mezzo calabrese mi hanno proiettato indietro nel tempo, a quando la subacquea era fatta di riti, scaramanzie, una cima come mezzo di comunicazione con la superficie e rame, galletti e tanto ingegno e manualità, cose semplici ed ancora oggi incredibilmente funzionali, tutto all’insegna del “meno roba c’è, meno roba si può rompere!”»

L’avventura da palombaro come scelta di vita?
«Certo è che, quando feci le visite per la leva (i famosi tre giorni), praticavo già la subacquea e sebbene possedessi solo dei titoli sportivi all’epoca, fu automatica la proposta della commissione reclutatrice. Quindi direi proprio una scelta di Vita.»

Il lavoro più affascinante realizzato?
«Il prossimo! Vedi, all’inizio, quando vieni inviato per effettuare un qualsiasi lavoro, c’è la sfida, la paura di non farcela, l’incognita delle variabili … Poi, dopo un po’, tutto diventa routine. Certo che aver lavorato due anni al Giglio al recupero della Concordia è stato molto bello, ma anche questa nuova esperienza norvegese non è affatto da meno. Grandi e possenti ROV UHD (Ultra Heavy Duty) con 250/300 Hp, con cui costruisci e assembli sott’acqua … Beh, è un bel gioco davvero.»

Il Gp prima e dopo la Concordia?
«Beh, durante questi due anni al Giglio, ho assistito tutti i divers che sono passati dalla M30, dal porgergli utensili, illuminargli l’area di lavoro di notte o documentare il loro operato, il ROV era sempre al loro fianco (come prevedono i protocolli di sicurezza)»

Il Gp nei mari del nord?
«Mari del nord = Sicurezza agli estremi, professionalità, rispetto delle opinioni di tutte le parti coinvolte, dal mozzo al comandante. Non è possibile fare alcun parallelismo. Sono due mondi diametralmente opposti. In Italia si corre e si ha sempre il fiato sul collo, nei mari del nord ti dicono: “Take your time!”.»

Quali devono essere le doti base per avvicinarsi a questo mestiere?
«Io credo che un buon OTS debba possedere una grande manualità e una capacità di risoluzione fuori dall’ordinario, chiaramente deve essere anche una persona capace di saper convivere in ambienti realmente multiculturali ed eterogenei, poi se sei bravo, la selezione naturale ti porterà a ri-incontrarci o meno, in giro per il mondo.»

Come si è evoluto il mondo dei palombari?
«La figura del palombaro è stata ormai soppiantata dalla figura dell’Operatore Tecnico Subacqueo (OTS). Il palombaro è uscito di scena sebbene esista ancora oggi il registro dei palombari presso le Capitanerie di Porto. È una normale evoluzione della specie, nuove attrezzature, nuove conoscenze, nuove tabelle di immersione, nuovi attrezzi, nuovi materiali, dovremmo riparlarne ancora e ancora nei prossimi numeri.»

La sicurezza?
«La sicurezza è uno dei cardini attorno a cui si incentra il lavoro da effettuare. Tutti vogliamo che ognuno svolga il lavoro al meglio, torni a casa sano, salvo e intero e, perché no, se se lo è meritato, ritorni in cantiere. Prima che la giornata lavorativa abbia inizio, viene fatta una riunione tra Superintendent e Supervisori “Daily Meeting”. Stabilite le cose da fare si passa al Risk Assessment che è la valutazione dei rischi e quindi i capi settore informano i loro ragazzi (Diver, Rov, Survey ecc.) e in ogni caso ciascuno ha sempre e comunque il dovere e il diritto di fermare un’operazione che ritiene pericolosa.»

Glossario dei termini tecnici
ROV (Remotely Operated Vehicle) Letteralmente, veicolo a controllo remoto.
UHD (Ultra Heavy Duty) è la classe più grande e potente di ROV in commercio, grandi, pesanti e potenti come una ruspa! UHD = Per impieghi ultra gravosi.
Tool Box Talk: è la parte della riunione in cui un caposettore, spiega al proprio team le “missioni” da effettuarsi nella giornata che ci si appresta ad affrontare.

About Giorgio Anzil

Nel ‘64 tiravo il primo strillo perché tolto dal liquido materno. Nel ‘76 il primo approccio con gli autorespiratori, per poi farne una ragione e uno stile di vita. Affascinato dalla fotografia e dalle riprese subacquee, lascio il tutto perché ispirato di più dal trasmettere le nozioni e le esperienze acquisite in decenni di tuffi, confrontandomi con l’insegnamento...
Giorgio Anzil

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