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Il sub nel Canadair

Riflessioni a braccio su una bufala ricorrente. Che purtroppo tanti hanno considerato e condiviso, anche stavolta. Almeno voi, amici subacquei, non abboccate alle “click-bait”! Piuttosto ignorate chi insiste a generarle e a rilanciarle. Oppure bloccatelo

di Romano Barluzzi

La “notizia”, di per sé clamorosa e dotata di elementi – non casuali, come vedremo tra breve – di apparente veridicità, è circolata in maniera virale appena qualche giorno fa, in coincidenza con il riesplodere stagionale di devastanti incendi boschivi: un Canadair antincendio, abbassatosi sul mare per rifornirsi d’acqua, avrebbe “prelevato” accidentalmente un subacqueo per poi scaricarlo insieme alla bomba idrica sull’incendio cui era destinata. L’articolo – o meglio, quello che sembrava essere un “articolo” – è stato rilanciato tra gli altri anche da “Sicilia.it”, che così ne ha fornito subito una localizzazione in quella regione, e da “Sky24ore”, sito dal nome di equivoca somiglianza e implicito richiamo alle testate del gruppo Sky.
Il testo contiene una massa impressionante di dettagli emozionali che aggiungono alla già singolare circostanza del prelievo forzato del sub dall’acqua e del suo conseguente “lancio” sul bosco incendiato perfino la sua “testimonianza” di sopravvissuto, con i perché e i per come sia potuto scampare a un’esperienza del genere fino a raccontarla. Insomma una “storia” in piena regola, con tutti gli elementi di drammatizzazione al loro posto. Dopodiché è stato tutto un florilegio di ulteriori post, naturalmente tesi quasi sempre a confutare le notizie riportate dalla bufala; ma anche qui colpisce quanto alcuni di essi siano circostanziati! E’ come se si fosse sentita la necessità di dettagliare la confutazione più di quanto avesse fatto la notizia falsa stessa. Come se cioè le si fosse riconosciuto in qualche modo di essere sembrata verosimile. E forse qualcuno adesso osserverà che, dopotutto, qualcosa del genere la stiamo facendo pure noi; ma almeno cercheremo di farla in maniera un po’ diversa.

Intanto riassumendo una brevissima navigata compiuta lì per lì, proprio al volo, con cui vediamo dove, come e da quanto gira questa bufala, che forse sarebbe più appropriato definire “leggenda metropolitana” data la qualità dei lavori culturali cui pure è servita, sebbene la differenza di significato in questo caso appaia piuttosto tirata per i capelli. Dunque il concetto dell’uomo aspirato dall’aereo antincendio e catapultato poi nel bosco in fiamme (a prescindere dalla sua eventuale sopravvivenza o, viceversa, dal ritrovamento del suo cadavere carbonizzato) compare rispettivamente:
-nel libro dal titolo “La versione di Barney”, 1997, di Mordecai Richler (scrittore canadese);
-nel film – tratto dal romanzo di cui sopra – intitolato “Barney’s Version”, 2010, regia di Richard J. Lewis;
-in una puntata della serie televisiva “CSI Las Vegas”;
-nel film “Magnolia”, in Italia dal marzo 2000, regista Paul Thomas Anderson, con un cast stellare tra cui anche Tom Cruise;
-nel saggio “La magnifica illusione-un viaggio nel cinema americano”, di Antonio Monda per Fazi Editore, 2003;
-in uno dei film di Fantozzi, del 1983 (mancavano diversi anni all’avvento di internet!), dal titolo “Fantozzi subisce ancora”, dove in verità era un elicottero antincendio a pescare il mitico ragioniere;
-su varie cronache di media d’ogni tipo in concomitanza con quasi tutti gli eventi incendiari stagionali maggiori, tra cui gli incendi al Circeo, all’Argentario e sul monte Capanne all’isola d’Elba, nel triennio 1996, ’97 e ’98;
-perfino la foto usata nell’interno dell’ “articolo”, con tanto di sub battezzato “Giovanni” appeso all’albero bruciacchiato, dotato di bombola ancora sulla schiena nonché di pinne semi-liquefatte dal calore, fa la sua ricomparsa periodica sul web da molti anni, sempre identica a sé stessa…

Naturalmente, perdendoci qualche minuto di più, siamo convinti che avremmo potuto trovare traccia ancora di svariati spunti… cosa che potrete sempre divertirvi a fare anche da voi.

Quel che c’interessa qui è rilevare altro, per quanto noto, specialmente ai pubblicitari e ai creativi del marketing, che trovano spesso molto attraente – ci avete mai fatto caso? – impiegare l’attività subacquea in spot pubblicitari anche assai elaborati e di brand famosissimi: evidentemente gli stessi meccanismi muovono i creatori di “click-bait”, letteralmente “esche per click”, o acchiappa-contatti, che – specie in periodo stagionale consono – seminano il web di bufale a effetto, capaci spesso di generare quantità inusuali di contatti per l’implicita attrattività della falsa notizia lanciata (e relativi immancabili interessi economici dietro), cui tra l’altro perfino il “debunking” (= smascheramento della “fake-new”), non volendo, finisce per concorrere. Siccome capita di frequente che pure buoni comunicatori cadano in errore nel pubblicare senza che con ciò siano bufalari di professione, è probabile che spesso l’appeal della notizia prevalga sulla sua verosimiglianza. Insomma, anche nel dubbio sia falsa, si pubblica comunque la “novità attraente”, magari enfatizzata da un titolo accattivante, tanto poi sia coloro che abboccano sia chi confuta alla fin fine non fanno che accrescere i contatti alla pagina, al sito ecc.
Tra l’altro, l’attività di debunking, per quanto meritoria, non può che giocare di rimessa, rincorrendo l’attualità e manifestandosi – giocoforza – sempre in ritardo, dunque risultando almeno in parte inefficace nel confutare come vorrebbe. E’ un po’ come la smentita, che non fa mai notizia quanto… la notizia!

Forse la sola cosa che si può fare davvero – oltre ad acquisire una maggior consapevolezza dei meccanismi di funzionamento che muovono certi fenomeni comunicativi oggi incrementati dal web – è giocare più possibile d’anticipo: cioè non solo “evitare di abboccare” ma soprattutto “saper bloccare”. Dopotutto, quale miglior modo di stoppare un trucco tendente con l’inganno a guadagnare visibilità se non quello di ignorarlo e farlo ignorare? Magari non alla prima, da considerarsi col cartellino giallo, perché chiunque in fondo una volta può sbagliare più o meno in buona fede; ma alla successiva il castigo dovrebbe prevedere lo stop totale, la non considerazione, la cancellazione, la radiazione della sorgente (e anche di chi troppo distrattamente la rilancia) dalla propria sfera di letture, se non addirittura dai propri possibili contatti, secondo i casi. Se non è propriamente una strategia (che ancora attendiamo dagli esperti), è senz’altro un utile fai da te.
Almeno i subacquei, in fondo, dovrebbero sentirsela di farlo: quello delle attività legate all’immersione è statisticamente un tipo di pubblico tra i più informatizzati e far diventare questa sorta di “demistificazione preventiva” una buona prassi farebbe guadagnare in salute tutti gli internauti.

Mentre ai generatori di bufale professionisti chiediamo di lasciare in pace le attività subacquee: come amanti e frequentatori del mondo sommerso abbiamo già abbastanza problemi con le barche (vere) in transito sulla testa per doverci preoccupare anche degli aerei (finti)!
E già che ci siamo, sempre in proposito, ulteriore approfondimento meriterebbe l’analisi di quei siti che si sono dati l’aspetto – ma solo quello – di contenitori d’informazione: se ne ricaverebbero autentiche sorprese! Talvolta perfino dichiarate. Ad esempio, tornando a bomba – d’acqua (!) – sulla fake-new del sub pescato dal Canadair, scorrendo uno dei siti che l’ha lanciata stavolta, al tasto “informazioni” si legge testualmente:
«“Sky24ore” non è una testata giornalistica, e non viene aggiornato quotidianamente. Alcune delle notizie riportate potrebbero essere inesatte o inventate a scopo satirico, per far riflettere o semplicemente per divertire. Vogliate comunicarci se qualche contenuto presente nel sito turbi la vostra sensibilità, provvederemo a rimuoverlo o modificarlo. Come potete facilmente intuire (ma ci teniamo a ribadirlo), sky24ore non è in alcun modo legato a tg24.sky.it, né a nessun altra testata del gruppo SKY ITALIA.»
Come se fare satira fosse sinonimo di disinformazione ingannevole a mezzo bugia… proprio un ardito accostamento, non c’è che dire! E non trovate quantomeno curioso che non si abbia nient’altro di meglio da fare che inquinare il web con certa interessata spazzatura per poi oltre tutto tentare di coprirsi con una foglia di fico come questa? A voi ogni giudizio.

About Romano Barluzzi

Giornalista - Editor - ghost writer - Nel pieno di una seconda vita da giornalista per vocazione, tenta di riscattarsi dalla prima, dove cela trascorsi di rango nella formazione istruttori sub (e molto altro). Di continuo tra autostrada Firenze - Arezzo e treno per Roma, la nostalgia del mare non lo molla mai...
Author: Romano Barluzzi

Comments (3)

  1. Fiorella Bertini ha detto:

    È una bufala che gira da anni sul web… e la gente condivide… colleghiamo il cervello… prima di premere il tasto condividi…

    • Romano Barluzzi ha detto:

      Questa bufala gira in realtà da ancor prima che esistesse il web! L’articolo infatti evidenzia proprio questo e anche il fatto che sul web perfino chi confuta la falsa notizia contribuisce indirettamente a far aumentare i contatti ai siti autori o rilanciatori originari della bufala. L’unica è non dare più alcuna visibilità ulteriore a chi proprio di questa si alimenta!

  2. Jody ha detto:

    Ricordo distintamente un gioco da tavolo (di almeno 25 anni fa) il cui scopo era quello di dare delle spiegazioni a fatti strani, tipo: “la polizia entra in una stanza chiusa dall’interno e completamente vuota, ad eccezione di un uomo impiccato ad una trave, i cui piedi penzolano a due metri da terra. Sotto il cadavere dell’uomo c’è un pò d’acqua, ma nulla oltre questo”. E c’era anche quella del sub con tanto di maschera, pinne e bombola morto sull’albero 🙂

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