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Il Signore delle Tegnùe

Perché l’alto Adriatico non è meno bello: è diverso. Parola di Piero Mescalchin. Ecco il distillato di oltre trent’anni di vita e più di duemila immersioni in questo mare. Il “suo” territorio.

di Giorgio Anzil

Grande è sempre stata l’attrazione per l’acqua; ha imparato a nuotare da molto piccolo e da padovano, lontano dal mare, aveva sottocasa i fiumi, che in gioventù sono stati la sua palestra. A quei tempi per raggiungere il mare l’unico mezzo a disposizione era la bicicletta! Sempre attratto dall’elemento “liquido” il mare non poteva non incantarlo.
Nome: Piero. Cognome: Mescalchin. Data di nascita: “poco prima delle Tegnùe di Chioggia…”. Appassionato di fotografia, nel 1972 realizzò la sua prima custodia stagna video, poi donata ed esposta al MAS – Museo Nazionale delle Attività Subacquee di Marina di Ravenna, sede dell’HDSI – Historical Diving Society Italia (la vediamo qui in foto nel nostro servizio).
Il caro Piero è un “diversamente giovane” e così, grazie alla sua simpatia e disponibilità, ci prendiamo la libertà di giocare un po’ con lui sull’età, quindi come non possiamo esordire con una domanda a tema?

È nato prima Piero Mescalchin o le Tegnue di Chioggia?
«Non esageriamo anche perché si stima abbiano dai 4.000 ai 6.000 anni; questo è quanto pensano i geologi. Era una probabile zona deltizia sommersa dall’acqua in quel periodo; si pensi che l’Adriatico 20.000 anni fa era 120 metri più in basso, arrivava più o meno all’altezza di Pescara».

Come dicevamo, l’Adriatico non è meno bello: è diverso. Per questo motivo, un po’ ferito nell’orgoglio, Piero ha iniziato la sua attività subacquea nel mare di Chioggia – se vogliamo anche per comodità: era relativamente vicino alla sua città e con la sua piccola barca aveva una certa libertà di azione – per dimostrare che forse si sbagliavano a snobbare tanto quel tratto di mare e con i suoi due figli formò il Team Mescalchin ed iniziò le sue esplorazioni – ndr

Come sei arrivato alle tue prime scoperte sul territorio?
«Frequentando il mare sono diventato amico di molti pescatori ai quali liberavo le reti che incagliavano sul fondo, rendendomi conto che l’Alto Adriatico era tutt’altro che piatto e sabbioso. Come ricompensa avevo accesso ai registri di bordo e ho cominciato a catalogare questi “incagli” chiamati Tegnue.
Armato di una telecamera ho iniziato a portare in superficie le prime immagini e vedevo lo stupore della gente e dei pescatori stessi, meravigliati dalla quantità di vita di queste zone rocciose. Da lì il passo è stato breve; sempre di più cresceva l’entusiasmo e la voglia di fare qualcosa per proteggere questo mondo in qualche modo ancora sconosciuto.»

Cosa sono diventate per te le Tegnue?
«Nel 2000 non c’erano scansioni che definissero l’area delle Tegnue e con decine se non centinaia di immersioni l’ho delimitata. E’ quella che poi ho consegnato al Comune di Chioggia, assieme ad una corposa documentazione scientifica, fotografica e video, per chiedere la Zona di Tutela Biologica delle Tegnue di Chioggia.
La gioia è stata grande quando la città, i suoi cittadini, i pescatori, il Sindaco e la giunta comunale tutta, hanno ottenuto dalle autorità competenti con Decreto Ministeriale del 5 agosto 2002 (G.U. 193 del 19.08.02) che le Tegnùe fossero dichiarate “Zona di Tutela Biologica”.
Il 4 dicembre 2002 ho fondato l’Associazione “Tegnùe di Chioggia” – onlus; della quale sono tutt’oggi presidente.
l’Associazione, senza fini di lucro, si propone di perseguire finalità di tutela e valorizzazione della natura e dell’ambiente e di sostenere attività scientifiche, didattiche, sportive e ricreative. E’ stata una importantissima tappa, non ero più solo, ma ero riuscito a comporre un gruppo di persone che con grande impegno ed entusiasmo hanno lavorato per presentare un organico programma di ricerca, divulgazione e fruizione, il tutto con la collaborazione della Regione Veneto che ha finanziato il progetto con l’ausilio del Comune. Per i più giovani e soprattutto per infondere in loro un maggior rispetto per il mare, rispetto basato su una più approfondita conoscenza, con la collaborazione di un gruppo di biologi è stato preparato un Kit multimediale che comprende un libro di giochi e un video dal titolo “Il regno sommerso”. In un immaginario viaggio nel regno sommerso delle Tegnùe si possono ammirare i suoi abitanti nel loro habitat naturale.»

Facciamo un passo a ritroso: come ci sei arrivato e possiamo definirla una missione?
«Ecco che parlare di “missione” potrebbe essere un termine corretto.
Sono un appassionato di fotografia e video, amo il mare e le immersioni. Ho iniziato l’attività subacquea negli anni settanta e non si è limitata alla sola documentazione; ho anche cercato di far conoscere agli altri le bellezze del nostro mare. Premi speciali, Palmares d’Argent e miglior documentario al “Festival Mundial de l’image sous marine 1995” di Antibes Francia. Medaglia d’oro al Concorso Internazionale CMAS nel 1997, 1° Premio al Concorso Internazionale “Ischia 1998” categoria professionisti, 1° Classificato al “Festival Internazionale di Cinematografia subacquea” categoria open – Isola d’Elba – 2000, 1° Classificato “Trofeo delle bocche” Bonifacio – Corsica, Francia – 2000.
Non ho mai rifiutato proiezioni su invito di associazioni sportive e culturali (scuole, Club Lions, Panathlon, Rotary), così come ho organizzato serate pubbliche con rassegne di video dedicati al mare in Veneto e fuori. Ho offerto interviste e materiale audiovisivo in più occasioni alla RAI e ho partecipato anche a varie trasmissioni come: “Uno Mattina”, “Alla ricerca dell’arca”, “Ambiente Italia”, “Vivere il mare”, “Linea Blu”, ”Italie”, “Pianeta mare“, “Domenica in famiglia”.
E’ in questo contesto che si è delineata l’idea della necessità di proteggere l’area delle Tegnue che, pur avendo subito azioni depauperatrici da parte sia della natura (crisi anossiche), sia dell’uomo (pesca indiscriminata e scarico di rifiuti), sempre ha avuto la forza di riprendersi e di rigenerarsi grazie alla particolare posizione geografica e alla ricchezza di nutrienti. Nel frattempo é migliorata la sensibilità della gente, diventata molto più consapevole di un tempo della necessità di mantenere e proteggere i patrimoni naturali, a vantaggio di tutti. Un viaggio alle Isole Medas davanti alla città di Barcellona (Spagna), sede da oltre trent’anni di uno dei primi parchi marini del Mediterraneo, mi ha dato l’idea per il video “Un sogno.. un Parco” nel quale auspicavo la creazione di una zona protetta davanti alla città di Chioggia.»

Cosa ancora faresti, che secondo te non è stato fatto?
«Poca è ancora la conoscenza di questi luoghi e molto c’è ancora da fare. Nonostante nella zona viga il divieto assoluto di prelievo, ormai da più di dieci anni, ancora molti sono i pescatori sia professionisti che dilettanti che continuano la loro azione di pesca.
L’Associazione che presiedo sta spendendo molto sia in termini economici che di energia per la divulgazione nelle scuole alle nuove generazioni perché abbiano un rispetto maggiore per il mare. E’ difficile togliere certe abitudini a chi fino a ieri ha depauperato e addirittura usato come discarica di rifiuti queste zone. Sono certo però che la conoscenza porterà ad un maggior rispetto.
I pescatori tutti devono considerare il mare come una parte preziosa del loro territorio e le “Tegnùe di Chioggia” come un tesoro naturale di cui devono sentirsi orgogliosi e custodi.»

Perché un subacqueo dovrebbe fare un’immersione alle Tegnue?
«Non è sicuramente un mare facile, per il subacqueo, come può esserlo un mare tropicale. Ci sono difficoltà legate alla poca limpidezza anche se ci regala giornate con ottima visibilità. Da non trascurare la temperatura dell’acqua che in profondità non supera i 20° mentre in inverno può scendere anche sotto i 10°. La straordinaria valenza delle Tegnue è la biodiversità, la grande ricchezza di organismi che le popolano come Ascidie, Cnidari, Poriferi, Crostacei; non mancano i pesci come Gronghi, Corvine, Sciarrani, Gattopardi. Altro fattore positivo è la poca profondità che varia dai 18 ai 25 metri che, con l’utilizzo di miscele arricchite di ossigeno, permette una lunga permanenza sul fondo.»

About Giorgio Anzil

Nel ‘64 tiravo il primo strillo perché tolto dal liquido materno. Nel ‘76 il primo approccio con gli autorespiratori, per poi farne una ragione e uno stile di vita. Affascinato dalla fotografia e dalle riprese subacquee, lascio il tutto perché ispirato di più dal trasmettere le nozioni e le esperienze acquisite in decenni di tuffi, confrontandomi con l’insegnamento...
Giorgio Anzil

Comments (1)

  1. Grande Piero! Alfiere della tutala del nostro mare! Sei un esempio per tutti!

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