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Il fotogiornalista del mare – parte 2

Completiamo la nostra intervista esclusiva a Adriano Penco attraverso le tappe del lavoro svolto e di quanto gli piacerebbe ancora realizzare.

di Giorgio Anzil

Il reportage che hai nel cuore?
Posso essere sincero? Non ne ho! Nel senso che tutti quelli realizzati mi hanno impegnato e coinvolto emotivamente e per me sono tutti importanti in egual misura. Adoro gli animali, tutti, e quindi se il tema del mio reportage era orientato a valorizzare le peculiarità di uno di essi, la mia curiosità, applicazione, studio e voglia di immortalare ogni momento della loro vita era ed è tale tutt’ora che il trasporto sconfina nella bramosia del conoscere per esserne testimone. Se il racconto ha riguardato invece una destinazione mi documentavo per raccogliere l’essenza ed il carattere del luogo, analizzando attentamente ciò che mi scorreva vicino per catturarne i volti e le inquadrature per me più rappresentative ed emozionanti. Per non parlare poi del privilegio che ho avuto nel raccontare immersioni su siti archeologici sommersi. Grazie alle collaborazioni con varie Soprintendenze ho potuto documentare stralci di storia, immortalando nei miei scatti manufatti che la mano dell’uomo l’avevano conosciuta duemila anni prima del mio arrivo. Pensare che tra l’ultimo marinaio che aveva stivato a bordo della nave l’anfora o la ceramica di turno e i miei occhi, fosse trascorso un periodo di tempo così lungo mi fa impazzire di gioia ed emozione ancora adesso quando accade. Duemila anni di storia durante i quali sulla terra ferma è successo di tutto: guerre, invenzioni, scoperte, disastri, epidemie, contrapposti a duemila anni di silenzio, immobilismo e quiete. Insomma, come si può capire, non ho il reportage a cui sono più legato. E’ un po’ come dico sempre quando mi rivolgono la fatidica domanda “visto che ti sei immerso in tutti i mari del mondo qual è per te quello più bello”, io rispondo che per me non esiste il più bello perché ciascuno ha le sue peculiarità. Quello che ti offre il Mediterraneo non lo trovi nell’Oceano Indiano e nemmeno nel Mare del Nord. Sta a noi che li andiamo a visitare scoprirne le bellezze ed esaltarne le caratteristiche, così come non esiste il mio reportage più bello perché tutti mi hanno dato modo di viaggiare, studiare, accrescere la mia cultura e la mia conoscenza, emozionandomi.
Hai avuto moltissimi riconoscimenti, vuoi elencarli?
Non volendo apparire come un immodesto, si, ma con una carriera longeva come è la mia, basata sull’onestà, il rispetto e la trasparenza verso il mio prossimo, trovo abbastanza normale che di riconoscimenti ne abbia ricevuto diversi. Alcuni riferiti a cose fatte nel campo giornalistico e del reportage, altri nel settore della fotografia. In campo fotogiornalistico mi sono sempre impegnato per creare un’informazione corretta e utile, intellettualmente onesta, condita ovviamente con un pizzico di originalità! Che poi altri non è che il mio marchio di fabbrica, il mio stile. Così come nella fotografia mi sono sempre applicato e ho studiato, senza mai ritenermi appagato dei risultati ottenuti ma anzi alzando sempre più l’asticella della creatività e della tecnica. Una sfida continua e nuova appena il risultato era raggiunto, essere esigente con me stesso è la mia condanna. Quello di cui vado fiero è di non essermi mai dedicato a clonare idee e tecniche di altri miei colleghi fotografi, ma di aver sempre tentato d’intraprendere strade nuove. Al di là dei premi e dei riconoscimenti la maggiore ambizione che ho è quella di soddisfare il lettore, perché questa è la conferma vera di aver fatto un buon lavoro. Se poi qualche giuria si accorge che esisto, beh non nego che la soddisfazione raddoppia. Stesso impegno, entusiasmo e trasporto che metto nei corsi di fotografia che promuovo. Cerco di trasmettere tutta la mia passione ed esperienza e sono soddisfatto quando vedo che miei ex-studenti hanno raggiunto un buon livello.

Quello che ti ha maggiormente lusingato?
Indubbiamente per la professione fotografica il primo posto al Festival dell’Image Sous Marine di Antibes per il prestigio che mi ha portato in campo internazionale. A livello nazionale rispettivamente un primo posto al Trofeo Isotta di Lazise e alla Mostra dei Maestri Faentini. Infine da segnalare per l’attività giornalistica c’è il Premio Stampa dedicato a professionisti che hanno contribuito a dare risalto alle realtà estere in Italia. Ma stiamo parlando di riconoscimenti ricevuti una ventina di anni or sono. In tutta sincerità ho sempre lavorato tanto in questi ultimi due decenni viaggiando anche moltissimo, tanto che concorsi e gare in estemporanea non ho più avuto il tempo di seguirne malgrado mi piacesse il fatto di confrontarmi con i lavori di altri miei colleghi.
Hai scritto personalmente – o collaborato a – diversi libri, quello che più ti ha emozionato?
Parafrasando una famosissima canzone di Pino Daniele, “ogni scarrafone è bello a mamma soja”, nel senso che per me ciascun libro è come una creatura e in quanto tale uno non può prevalere sull’altro. Indubbiamente ciascuno è legato a un momento o un passaggio della mia vita. Armìe di Portofino ad esempio è stato il primo che ho scritto in qualità di coautore. Di questo ricordo l’emozione perché io non avevo mai scritto qualche cosa che andasse oltre un articolo quindi non sapevo se potevo esserne all’altezza. Venne fuori un buon prodotto invece. L’esperienza mi piacque moltissimo, tanto da proseguirla come autore. Ho dedicato numerose pubblicazioni illustrate alla mia terra, la Liguria. L’ho proposta cercando ogni volta una tematica nuova o un punto di vista singolare, tanto per far conoscere al mondo quanto essa sia bella e caratteristica. Poi ho allargato il mio interesse ad altre destinazioni mediterranee meritevoli a mio avviso di essere sottolineate. Così come sono stato lusingato di collaborare al fianco di miei illustri autori e case editrici di primo piano, contribuire alla pubblicazione di opere di riferimento è stato per me motivo di grande orgoglio. Pubblicare un libro, ancor prima di un articolo, è un fatto straordinario. Ho la pretesa di considerarlo po’ il mezzo per acquisire un pizzico di immortalità! Cosa che invece l’articolo, essendo una lettura più di consumo, che appare sulla rivista di settore o sul web una volta e via, non riesce a darti… e il giorno dopo è già vecchio. Con una pubblicazione illustrata no! Quando fisicamente non ci sei più la tua firma continua ad essere presente con le pagine e le fotografie che lasci in eredità al mondo.
Hai già in mente nuove iniziative? Mete da visitare?
Nell’immediato sto lavorando ad una guida illustrata che ho già iniziato e devo tassativamente concludere, ed in coda un altro libro il cui progetto è nato poco tempo fa. (A tal proposito devo ringraziare la Magenes Editoriale per la fiducia che mi ha saputo dare e che mi è stata di recente rinnovata…)
Mete da visitare? No, se destinate a reportage e quindi lavoro. Si, solo se al momento finalizzate a turismo e svago. Compagni di viaggio: mia moglie Mara e i miei più stretti e cari amici.
Adriano, ho avuto la fortuna di realizzare il mio primo reportage dove tu mi tenevi a battesimo, quando potrò avere nuovamente questo piacere?
Vorrei poterti rispondere “domattina”, carissimo Giorgio, ma so che ti mentirei, purtroppo! Per cui ti dico onestamente che non lo so. Ricordo perfettamente quando ci siamo conosciuti e non avevi certamente bisogno che io ti tenessi a battesimo in quanto, seppur “pivello”, le qualità non ti facevano certo difetto, ed il tempo come vedi mi ha dato ragione. Prima di prendere qualsiasi impegno vorrei tornare in forma, per cui – parallelamente allo scrivere – la mia attuale compagna di viaggio è la fisioterapia che come detto pratico quotidianamente in varie forme. Questa è la realtà in cui vivo oggi e che spero al più presto di lasciarmi alle spalle, anche se so che il cammino è ancora lungo, tortuoso e in salita… Colgo se mi permetti l’occasione di questa piacevole chiacchierata per inviare un caro arrivederci a presto a tutte le persone che mi conoscono e che, ciascuno a modo suo e compatibilmente ai suoi impegni, mi è stato vicino.
Cosa ne pensi del nostro progetto di “comunicazione globale” sulla subacquea, di cui Serial Diver è il principale strumento?
Beh, premesso che l’intero progetto ancora non lo conosco nel dettaglio, per cui devo risponderti navigando a vista… se i vari elementi che noto qui riportati poi vengono mantenuti, direi che è davvero un buon progetto, mooolto interessante… Anzi, credo che sia proprio il top di quanto si possa chiedere oggigiorno. In tal caso, che consiglio potrei darti meglio del più sincero “avanti tutta!”?

About Giorgio Anzil

Nel ‘64 tiravo il primo strillo perché tolto dal liquido materno. Nel ‘76 il primo approccio con gli autorespiratori, per poi farne una ragione e uno stile di vita. Affascinato dalla fotografia e dalle riprese subacquee, lascio il tutto perché ispirato di più dal trasmettere le nozioni e le esperienze acquisite in decenni di tuffi, confrontandomi con l’insegnamento...
Giorgio Anzil

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