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I suoni del mare

…e i suoi misteriosi canti…

di Isabella Furfaro. Fotografie di Gilles Di Raimondo e Stefano Proakis

“Le clik” mi disse il fotografo francese che quella volta accompagnavo negli strabilianti fondali dell’Isola di Coco, in Costarica.
Fermi, immobili, su un fondale a circa 40 metri di profondità, posizionati come su una balconata di un teatro in attesa dell’inizio dello spettacolo,  attendevamo il passaggio dei maestosi squali martello che a decine si avvicinavano in quel sito dove la corrente, fortissima, consigliava di rimanere fermi, pancia a terra, “ancorati” al fondo che dava sullo strapiombo.
Tutti noi speravamo in un loro avvicinamento nei pochi minuti di permanenza sul fondale che l’aria e la profondità ci consentivano. Ogni tanto sbirciavo dietro alle mie spalle il movimento degli squali “pinna bianca” che placidamente sostavano nella stessa area che ospitava il nostro gruppo di sommozzatori.
Quando gli squali martello, con pochi colpi di pinna, si avvicinavano alla nostra postazione, noi restavano in silenzio, trattenendo per alcuni istanti il respiro, affinché, il rumore delle bolle emesse dai nostri erogatori non allontanasse questi affascinanti esemplari.
Uno splendido martello si diresse finalmente verso la nostra direzione! Con il battito del mio cuore leggermente accelerato, forse per l’emozione, forse per la tensione, vidi il mio fotografo trasformarsi in un felino predatore pronto alla cattura della preda… con la sua macchina fotografica!
Pochi istanti e il martello gli si avvicinò, come in un duello, l’uno di fronte all’altro: appena udibile il flebile suono del click della macchina fotografica e… un istante dopo lo squalo si era già dileguato. Non aveva dato al fotografo una seconda opportunità, non c’era stato un secondo scatto.
Ma cosa aveva percepito lo squalo? Il nostro movimento? Il rumore della macchina fotografica?
Il “nostro” splendido martello non era stato attratto (qualcuno penserebbe “fortunatamente”) da noi e dai nostri suoni, contrariamente a quanto accade quando squali più curiosi vengono attirati dai pescatori che, in alcune  parti del mondo, – in particolare nell’area del Pacifico e dell’ Oceano Indiano – emettono suoni attraverso l’utilizzo di attrezzi artigianali: bastoncini, sonagli, pietre, conchiglie che schioccano l’ una contro l’altra, per simulare, ad esempio, il passaggio di un pesce ferito,  potenziale preda per lo squalo. Noi non eravamo riusciti ad attirare sufficientemente la sua attenzione, nonostante lo squalo avesse avuto la possibilità di avvertire lo spostamento delle molecole d’acqua che i nostri corpi avevano provocato!
Ma cosa accade nel mondo marino dove all’orecchio umano i suoni pervengono attenuati e non se ne comprende la provenienza?
Cosa c’è oltre l’apparente silenzio di un tuffo in apnea o del suono delle bolle provenienti dagli erogatori collegati alle bombole che accompagnano i sommozzatori in immersione?

Il mondo marino è ricco di informazioni acustiche che noi esseri umani difficilmente riusciamo a cogliere e a decifrare.
Come non ricordare l’antica tradizione di alcuni pescatori malesi, i ‘fishlisteners,’ che immersi in apnea riescono magnificamente ad individuare banchi di pesci ascoltando “ le loro voci” in modo da mostrare agli altri pescatori il luogo più ricco per la pesca?
I pesci, che da migliaia di anni vivono nelle profondità marine, hanno particolarmente sviluppato il senso dell’udito.
Nei diversi processi di adattamento alcune specie hanno acquisito la capacità di emettere suoni
attraverso alcune parti del corpo (vescica natatoria, ossa, pinne) che creano dei “canti” particolari.
Negli squali l’organo principale è l’udito che funziona con un orecchio interno che contiene  cellule nervose che reagiscono alle vibrazioni sonore. Con tale organo gli squali riescono a raggiungere la fonte sonora anche quando è molto distante.
Alcuni cetacei, come ad esempio i delfini, impiegano il sonar che produce un suono che inizia con l’emissione di clic distinti. I delfini possono modificare l’intensità dei click addirittura sino a 220 decibel (la musica ad alto volume può raggiungere i 120 decibel) e percepire gli oggetti sia a distanza sia in condizioni di oscurità.
Nel loro sistema di  comunicazione, secondo numerosi studi, i delfini varierebbero l’emissione di suoni secondo le diverse circostanze: corteggiamento, protezione dei cuccioli, difesa.

Anche i capodogli utilizzano i click per l’ecolocalizzazione, detta anche biosonar, ovvero la capacità di orientarsi nell’ambiente, di individuare ostacoli, prede e altri individui tramite l’emissione di ultrasuoni e l’ascolto degli echi riflessi dagli oggetti e dall’ambiente.
In tal modo, secondo diversi studi, i capodogli comunicano tra loro producendo una serie di click, chiamata coda.
In realtà ogni individuo emette una propria coda caratteristica utile al riconoscimento individuale.
Ma i suoni vengono usati anche per stordire le prede: alcune specie, come le aringhe, hanno sviluppato la capacità di sfuggire alla cattura riuscendo ad identificare i suoni del pericolo.
Come non ricordare, a questo punto, le Sirene che con il loro canto tentavano di “stordire” Ulisse nel suo viaggio? I suoni del mare reali o presunti hanno dato spunto a religioni e mitologie con la nascita di credenze e superstizioni.
Ricordiamo quella del canto delle balene che, per tante popolazioni marine, ha da sempre rappresentato qualcosa di sacro, una speranza di riuscita contro i mali da cui erano afflitte.
Ma cosa possiamo apprendere dagli abitanti del mondo marino?
Potremmo forse semplicemente pensare di poter ritrovare quella sensibilità che ci apparteneva quando eravamo immersi nel liquido amniotico e quando, dopo la nascita, ci affidavamo totalmente alla nostra “sensibilità” che suppliva alla carenza della vista dei primi giorni di vita.
Un’altra suggestione mi porta a pensare a Beethoven: quale modalità di ascolto utilizzava quando componeva le sue sinfonie?
Probabilmente, a creare quei suoni così incredibilmente armoniosi e frutto di un’immagine interiore, era un orecchio divenuto ormai totalmente “interno”.
Un prodigio simile a quello dei mille e misteriosi “suoni del mare”.

(Tratto dalla Rivista bimestrale del Centro Jazz Calabria, Musica News, Anno XXV n.1/2016)

La modella subacquea ritratta nelle immagini è la stessa autrice dell’articolo.

LES SONS DE LA MER

La traduction française de l’article est en dessous du texte en italien
par Isabella Furfaro. Photographies de Gilles Di Raimondo et Stefano Proakis
Je remercie le photographe Gilles Di Raimondo pour la courtoisie de ses belles images et Flavia di Franco pour la traduction du texte

“Le clic” me dit le photographe français que j’accompagnais à cette occasion dans les extraordinaires fonds marins de l’île Coco, au Costa Rica.
Sans bouger, immobiles, sur un fond d’environ 40 mètres de profondeur, comme placés sur le balcon d’un théâtre dans l’attente du début d’un spectacle, nous attendions le passage des imposants requins-marteaux qui, par dizaines, s’approchaient à cet endroit où les courants, très forts, nous obligeaient à ne pas bouger, ventre à terre, « ancrés » au fond près du précipice.
Nous tous nous espérions leur approche, dans les quelques minutes que l’air et la profondeur nous accordaient. De temps à autre je jetais un coup d’oeil à mes épaules pour contrôler le mouvement des requins “à pointe blanche” qui tranquillement s’attardaient au même endroit où se trouvait notre groupe de plongeurs.
Lorsque les requins-marteaux s’approchaient avec quelques coups de nageoires à notre emplacement, nous restions en silence, en retenant notre souffle, pour que les fascinants exemplaires ne s’éloignent en entendant les bulles de nos bouteilles de plongée.
Enfin un merveilleux requin-marteau se dirigeait vers nous! J’avais le coeur qui battait légèrement plus fort, peut être pour l’émotion ou peut être pour la tension, et je vis le photographe se transformer en un félin prédateur, prêt à capturer sa proie….avec sa caméra ! En un clin d’oeil le requin s’approcha, comme dans un duel, l’un face à l’autre : à peine audible le son du clic de la caméra et… un instant après il avait disparu. Il n’avait pas donné une autre chance au photographe, il n’y avait pas eu un deuxième déclic de la caméra.
Qu’est-ce qu’il avait perçu? Notre mouvement ? Le bruit de la caméra?
“Notre” splendide requin n’avait pas été attiré (quelqu’un dirait “heureusement”) par nous ou nos sons. Et pourtant les requins curieux sont attirés par les pêcheurs qui, dans certaines parties du monde – en particulier dans l’Océan Pacifique et Indien – émettent des sons en utilisant des outils artisanaux: bâtonnets, carillons, pierres, coquillages battus l’un contre l’autre pour simuler, par exemple, le passage d’un poisson blessé, éventuelle proie pour le requin. Nous n’avions pas réussi à attirer suffisamment son attention, bien qu’il avait eu la possibilité de percevoir le déplacement des molécules d’eau provoqué par nos corps!
Mais qu’est-ce qui arrive dans l’univers marin où les sons arrivent atténués et on n’arrive pas a comprendre d’où ils viennent?
Qu’il y a-t-il au delà de du silence apparent d’une plongée en apnée ou du son des bulles qui accompagnent les plongeurs?
Le monde marin est riche d’informations acoustiques que nous, êtres humains, nous n’arrivons pas à répérer et à interpréter.
Comment pouvons-nous oublier la vieille tradition de certains pêcheurs malaisiens, les “auditeurs” de poisson, qui en apnée détectent les bancs de poissons et entendant “leurs voix” et dirigent les autres pêcheurs au bonne endroit pour la pêche?
Les poissons, par contre, vivent depuis des milliers d’années dans les profondeurs de la mer et ont développé l’ouïe.
A cours des différents processus d’adaptation, quelques espèces ont appris à émettre des sons en utilisant des parties du corps (vessie natatoire, os, nageoires) qui créent des “chants”.
Chez les requins, l’organe principal est l’ouïe: une oreille interne contient des cellules nerveuses qui réagissent aux vibrations sonores. C’est ainsi que les requins réussissent à trouver une source sonore même si lointaine.
Certains cétacés, comme par exemple les dauphins, utilisent le sonar produisant un son qui commence avec l’émission de clics distincts. Les dauphins peuvent modifier l’intensité des clics jusqu’à 220 décibels (la mu­sique à volume élevé peut atteindre 120 décibels) et percevoir les objets à distance et en conditions d’obscurité.
Selon de nombreuses recherches, le système de communication des dauphins est l’émission de différents sons selon les situations : faire la cour, protéger des bébés, se défendre.
Les cachalots eux aussi utilisent les clics pour l’écho­localisation – c’est à dire la capacité de s’orienter dans l’environnement, de percevoir des obstacles, des proies et d’autres individus grâce à l’émission d’ultrasons et à la perception des echos réfléchis par les objets et l’environnement. Dans de nombreuses recherches on affirme que les cachalots communiquent entre eux en produisant une série de clics appelés «codas».
Chaque individu émet son coda particulier, lui permettant d’être reconnu.
Les sons sont également utilisés pour confondre les proies: quelques espèces, comme les harengs, ont appris à s’échapper à la capture, ils détectent les sons du danger.
Cela nous amène aux Syrènes dont le chant étourdissait Ulysse pendant son voyage… Les sons de la mer, réels ou présumés ont offert aux religions et à la mythologie un thème qui donnera naissance aux croyances et superstitions. Il suffit de penser au chant des baleines considéré sacré depuis toujours par de nombreuses peuples marins, une sorte protection de contre tous les maux.
Que pouvons-nous apprendre des habitants de l’univers marin?
Nous pourrions peut être tout simplement retrouver la sensibilité que nous avions lorsque nous étions dans le liquide amniotique e quand, après notre naissance, nous confions en notre «sensibilité» qui suppléait au manque de vue des premiers jours de vie?
Une autre réflexion nous conduit à Beethoven: quel moyen avait-il pour entendre les symphonies qu’il composait?
Probablement ce qui créait des sons si harmonieux et fruit d’une image intérieure c’était une oreille devenue tout à fait “interne”. Une merveille semblable à celle des mille et mystérieux “sons de la mer”.

(extrait de la revue Musica News, Italie)

About Isabella Furfaro

Modella subacquea, istruttore subacqueo, istruttore subacqueo per disabili. Collabora da anni con prestigiosi fotografi subacquei italiani e stranieri... Laureata in Sociologia... Nasce a Cosenza, in Calabria, dove sin dai primi anni di vita inizia il suo profondo e inarrestabile rapporto con il mare... Vive e lavora a Roma. Underwater model, diving instructor and diving instructor for disabled people. As a model and assistant she has been collaborating with prestigious Italian and foreign professional diving photographers... She has a master's degree in Sociology...Born in Cosenza, in the Italian Region Calabria, where since the early years of her life she started her deep and inexorable relationship with the sea. She lives and works in Rome.
Isabella Furfaro

Comments (24)

  1. Salvatore ha detto:

    Mi è sempre piaciuto immergermi con te proprio per le sensazioni assolutamente speciali che riesci a trasmettere… ed il tuo modo di raccontare “il mare” me le fa quasi rivivere con la stessa intensità.

    • Isabella Furfaro ha detto:

      Grazie Salvatore, per me è stato sempre piacevole e, forse, ha rappresentato anche una piccola sfida, inventare con te le nostre immersioni dove, oltre alla tecnica e alla fondamentale voglia di andare in acqua, servivano doti quali sensibilità e fantasia.
      E’ sempre stata una nuova ricerca che investe un mondo dove entrambi ci siamo cimentati
      -e spero che continueremo a farlo- nell’integrazione dei nostri differenti punti di vista.
      Isabella

  2. antonio ha detto:

    Grande Isa. Bellissimo l’articolo, rende perfettamente l’atmosfera e la suggestione di un mondo al quale ci affacciamo sempre sempre un po’ timorosi, ma affascinati dalla diversità. Un mondo che ci e appartenuto o forse ci apparterrà.
    Quando ci immergiamo (io non lo faccio più da qualche anno), in qualche modo, sentiamo tutto il timore di invadere uno spazio non nostro, ma anche l’adrenalina della scoperta ed il rischio dell’imprevisto. Il tuo articolo mi ha restituito tutto questo. Grazie.
    A presto
    Antonio

    • Isabella Furfaro ha detto:

      Grazie a te Antonio, sono contenta di aver trasmesso forti emozioni e approfitto delle tue parole per svolgere mie successive riflessioni oggetto, magari, di un futuro articolo sul tema dello spazio che, con il rispetto che gli dobbiamo, il mare ci lascia occupare…
      Isabella

  3. Fabio ha detto:

    Bell’articolo, davvero “sentito”: fa percepire le sensazioni provate nell’incontro con creature marine così maestose!

    • Isabella Furfaro ha detto:

      Fabio, in effetti le sensazioni che si susseguono nel corso di un immersione sono molte! Io ho cercato di portare idealmente il lettore in acqua con me…forse con te ci sono riuscita!?….grazie Fabio
      Isabella

  4. annamaria procenesi ha detto:

    che bello isa!! dopo aver letto si chiudono gli occhi e si sente la risacca…brava

  5. Dino Betti van der Noot ha detto:

    Bell’articolo, non soltanto informato, preciso e immediato, ma pieno di poesia. Come velista e persona che non può andare sott’acqua per la rottura di un timpano, mi devo limitare alla superficie del mare; ma anche lì c’è una grande ricchezza di emozioni, sia per quel senso di infinito sia per gli incontri fortuiti con quei meravigliosi animali, che Isabella va a cercare al di sotto. Peccato che manchino fotografie con Isabella nel ruolo di protagonista. Beethoven usava un cornetto acustico, simile allo stetoscopio ormai in disuso, che appoggiava al pianoforte.

    • Isabella Furfaro ha detto:

      Gentilissimo Dino, ti ringrazio per il contributo.
      Leggendo i commenti dei lettori, devo dire che il dialogo che ne sta scaturendo mi sorprende positivamente e arricchisce l’interpretazione della mia esperienza con spunti decisamente stimolanti.
      La pubblicazione sul web fornisce valore aggiunto trasformando l’articolo quasi in “un essere vivente” pronto a ricevere considerazioni in qualsiasi momento. Una sorta di “creatura ” che continua ad esistere quasi indipendentemente dalla volontà dell’autore.
      Per quanto riguarda le immagini che mi vedono protagonista, con piacere rimando a quelle del mio precedente articolo “Sport e identità” dello scorso ottobre.
      Isabella

  6. Michele ha detto:

    Grande Isabella, sai comunicare con disincanto e fascinosa meraviglia lo spettacolo di un mondo sommerso ai più negato. Hai la capacità di regalare emozioni simili a quelle provate da un bambino alla scoperta incredula e fascinosa del nuovo, dell’inesplorato. Brava!

    • Isabella Furfaro ha detto:

      Carissimo Michele, sono decisamente contenta di suscitare tali suggestioni. Ciò che mi affascina particolarmente è proprio il fatto di riuscire a recuperare la capacità di vivere le emozioni che, come dici tu, sono proprio quelle vissute dal bambino che gode delle bellezze del mondo in modo autentico, senza le barriere dentro le quali negli anni si rischia di restare imprigionati… complimenti a te per aver profondamente colto tali emozioni…
      Grazie, Isabella

  7. claudia ha detto:

    Grazie Isabella per avermi regalato alcuni minuti di grande emozione facendo ascoltare suoni “sommersi” e vedere colori surreali.Non sono mai stata sub ma ho sempre amato il mare perché penso nasconda dei tesori…e tu l’hai confermato.Brava!

    • Isabella Furfaro ha detto:

      In effetti, cara Claudia, il mare è ricco di tesori, alcuni dei quali, come diceva Dino nel precedente commento, sono visibili dalla superficie anche da chi non si immerge poiché la possibilità di vedere, udire, navigare la grande e immensa distesa blu è già di per sé un grande tesoro. Una piccola parte di tesoro sommerso è visibile e fruibile a noi subacquei durante le nostre immersioni che si differenziano notevolmente a seconda dell’obiettivo che ci prefiggiamo. Altri tesori, quelli non visibili neppure dai moderni sistemi di videoripresa subacquea, li possiamo immaginare e leggere nei racconti o fantasticare dopo aver sentito i canti delle balene o semplicemente il rumore delle onde del mare.
      Grazie Claudia,
      Isabella

  8. Claudia Dilaura ha detto:

    In armonia chiudo gli occhi e ripensando alle parole del tuo articolo sento un senso di pace, colore, infinito suoni interiori sulla mia pelle. Grazie… Claudia Dilaura

    • Isabella Furfaro ha detto:

      Cara Claudia,
      mi fai venire in mente la passione dei miei amici non vedenti nello scendere sott’acqua e, le tue parole sono una parte della complessa risposta alla domanda che sovente mi viene fatta: perché un non vedente va sott’acqua?
      Grazie, Isabella

  9. daniela furfy ha detto:

    Quanto letto e visto mi ha fatto pensare alla eterna ricerca dell’uomo della bellezza. Mi ha fatto pensare alla sensibilità, quella più profonda, fatta di emozioni pure, quelle che spesso ci perdiamo nelle piene della vita. Mi ha fatto pensare ad Einstein, alle onde gravitazionali intuite da lui, cento anni fa, pur non avendo nessuno strumento per verificarne l’esistenza. Forse aveva anche lui la capacita di ascoltare e sentire i suoni del mare?

    • Isabella Furfaro ha detto:

      Bellissimo nesso Daniela, ti ringrazio!
      Mi fai pensare al fatto che, come molti sostengono, ognuno di noi ha all’interno un piccolo mondo, un mare tutto da esplorare, riscoprire o ricreare…
      Isabella

  10. Paola Sema ha detto:

    Articolo bellissimo, incredibile! Mi ha fatto ripensare alle mie immersioni, al momento magico in cui la testa infrange la superficie dell’acqua e tutti i rumori esterni scompaiono in un attimo, lasciando un silenzio che, a poco a poco, si popola di suoni nuovi, più lievi, più belli… Grazie.

  11. Isabella Furfaro ha detto:

    Grazie a te Paola per avermi dato la possibilità di entrare nel mondo dei tuoi suoni e di avermeli fatti, in parte, conoscere …
    Isabella

  12. Silvana ha detto:

    E brava Isabella!! Anche a me hai suscitato delle belle emozioni. Io non ho mai
    visto questi grandi cetacei e spero prima o poi di fare questi incontri.Come dici
    tu deve essere emozionante e potrei avere anche un po di timore!!! Ma poi una volta che ti sono passati vicino e se ne vanno la paura passa! Ho visto tanti documentari ma penso che esserci deve essere proprio emozionante come lo descrivi tu!!!
    Grazie cara e complimenti per il bell’articolo!!!
    Silvana D’Orazio

    • Isabella Furfaro ha detto:

      Cara Silvana,
      in effetti, come tu sottolinei, è veramente emozionante ma la cosa particolarissima che accade è che vi sono momenti in cui – forse anche tu lo sai – ci si sente un “tutt’uno” con il mare e anche la forma di vita più strana che per quell’istante è parte del tuo mondo …. diventa parte della tua vita….
      grazie mille…
      Isabella

  13. giovanna henrico ha detto:

    Bellissime foto e argomento affascinante. Molto brava, complimenti vivissimi!!!

    • Isabella Furfaro ha detto:

      Grazie Giovanna, sono contenta di interessare persone che non sono completamente coinvolte nel mondo della subacquea ma il mare è il denominatore comune che ci fa dialogare, grazie ancora…
      Isabella

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