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Giornalisti del mare

Qualche riflessione per comunicatori e subacquei scaturita dallo stage “L’emergenza ambientale nella gestione della Guardia Costiera e l’importanza della comunicazione nel Crisis Management”

Di Romano Barluzzi. Foto apertura e sub di Dario Viccari e Associazione Nazionale Memoriale della Concordia

S’è svolto Martedì 17 dicembre scorso, dalle ore 15:00 alle ore 18:00, presso la “Sala Cruise Terminal” accanto alla Guardia Costiera, alla Spezia, il Corso di Aggiornamento per Giornalisti organizzato con la collaborazione del Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera e @5TerreAcademy sul tema: “L’emergenza ambientale nella gestione della Guardia Costiera e l’importanza della comunicazione nel Crisis Management”, con il C.V. Giovanni Stella, Comandante della Capitaneria di porto della Spezia; Carla Roncallo, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale; Massimiliano Mezzani (Capitaneria); Filippo Paganini, presidente OdG della Liguria, e con Leonardo D’Imporzano (giornalista scientifico).

L’evento è stato aperto a tutti e ai giornalisti che si fossero accreditati iscrivendosi sulla piattaforma di categoria SIGEF sarebbero stati riconosciuti 3 crediti. Così infatti è stato.

L’evento ci dà però anche l’occasione per una piccola riflessione rivolta ai colleghi giornalisti e a tutto il settore della subacquea, dove peraltro di giornalisti ne gravitano un certo numero, ormai non più irrilevante. E la racchiudo in una sola domanda: «perché a queste iniziative, di cui ormai si sono vissute almeno 4 edizioni, tra la Spezia (come quella di cui abbiam parlato poco fa) e Trieste (nell’ambito della manifestazione MareNordest), non si vede quasi alcun collega tra quelli che potremmo definire “giornalisti subacquei” o perlomeno “giornalisti del mare”?»

Eppure esisterebbe perfino un gruppo associativo nominato con questa stessa definizione, cioè ANGS-Associazione Nazionale Giornalisti Subacquei. È chiaro che non si tratta della “solita” associazione di categoria, né tantomeno di tipo sindacale, bensì piuttosto “culturale” nel senso più ampio del termine. Con l’obiettivo di raccogliere e condividere esperienze di comunicazione professionale sul campo specifico (della subacquea ma anche naturalmente del mare in generale), in modo da affinarne le modalità, la correttezza e l’efficacia.

Perché altrimenti, senza questo tipo d’iniziative, non ci resta che continuare a lamentarci come subacquei di essere poco e mal rappresentati dai media e come comunicatori di non ricevere mai granché di valido dall’utenza subacquea.

E va a finire che subacquei e media restano due universi paralleli basati sull’incomunicabilità!

Oppure – e non so cosa sia peggio – la cui comunicazione resta nelle mani solo di alcuni “opinionisti aziendali” privi di scrupoli circa il rispetto dell’obiettività, della completezza e dell’attendibilità delle informazioni sulle notizie.

Ma si tratta della stessa mentalità (obsoleta, sebbene purtroppo sopravviva ancora!) che a livello ambientale e climatico faceva ritenere il mare qualcosa di completamente avulso dal resto delle umane cose, mentre oggi sappiamo bene – o dovremmo saperlo – che vi è così collegato da determinarne l’andamento.

Il fatto stesso che ormai questi stage ricevano sistematicamente l’accreditamento dall’Ordine dei Giornalisti per l’inserimento preventivo sulla piattaforma informatica di categoria SIGEF è significativo di quanto abbiano raggiunto una configurazione tale da renderli davvero utili nei contenuti per tutti i colleghi. Anche per coloro che, e seppur occasionalmente, si trovano a parlare di nautica, di marineria, di pesca, di ittiocolture, di coste, di ambienti terracquei, d’inquinamento marino ecc.

Non a caso nel più recente di questi stage citato a inizio articolo si sono rievocate le vicende collegate al disastro della Costa Concordia, di cui ricorrono 8 anni esatti proprio in questi giorni (accadde il 13 gennaio 2012), a proposito del fatto che nel suo insieme – da subito e anche per molti mesi dopo – costituì uno straordinario banco di prova e di avanzamento migliorativo, sia per le attività subacquee sia per la loro comunicazione e presenza nei media d’ogni tipo, dalla carta al web. E di tutto il mondo.

Comunicare e far comunicare meglio le attività più legate al mare dovrebbe essere avvertito oggi – passateci l’espressione – come una sorta di “imperativo morale”. A tutti i livelli.

About Romano Barluzzi

Giornalista - Editor - ghost writer - Nel pieno di una seconda vita da giornalista per vocazione, tenta di riscattarsi dalla prima, dove cela trascorsi di rango nella formazione istruttori sub (e molto altro). Di continuo tra autostrada Firenze - Arezzo e treno per Roma, la nostalgia del mare non lo molla mai...
Romano Barluzzi

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