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Chiedi chi è il migliore…

La presunzione e l’arroganza nella subacquea

di Giorgio Anzil. Crediti foto nelle didascalie

Facciamo un piccolo passo indietro nella Storia, partendo dalla subacquea moderna, quella che è poi diventata accessibile a tutti e non solo più ai super uomini e, senza entrare troppo nei dettagli – quelli possiamo lasciarli agli storici o a chi vuole approfondire per se le informazioni –, scopriamo che la Francia e l’Italia hanno contribuito non poco allo sviluppo della stessa.
Durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale vengono fatte diverse scoperte in merito e nel 1948 Duilio Marcante, assieme a Luigi Ferraro danno vita al metodo didattico italiano. Solo nel 1959 viene fondata la CMAS “Confederazione Mondiale delle Attività Subacquee” e la NAUI “National Association of Underwater Instructors”. Nel 1966 veniva alla luce la PADI “Professional Association of Diving Instructor”. Le ultime due sono didattiche americane di cui la seconda di grande successo internazionale. Oggi nel mondo si conosce la subacquea americana e “forse” solo quella. Dobbiamo prendere atto che hanno progredito, evolvendosi come nessun paese al mondo ma questo grazie anche ad una cultura e un potere economico lontano dalle nostre possibilità: loro hanno nel DNA la ricerca scientifica costante, l’investimento sulle persone e un potere economico invidiabile! Ma queste sono cose che noi italiani sappiamo, non sarà un caso la fuga di cervelli all’estero.
Queste differenze hanno creato un vuoto negli ultimi decenni, portando a una guerra fredda tra chi era a favore o contro gli esterofili. Per “vuoto” intendo quello culturale, dove chi conosceva la Storia la custodiva, ma senza adoperarsi per riscriverla, chi la stava riscrivendo si sentiva elitario. Le schermaglie proseguivano tra chi faceva mesi e mesi di allenamento in piscina senza vedere le bombole e chi prendeva un brevetto con abili professionisti in una settimana. Forse tra questi abili professionisti qualcuno ometteva di comunicare al proprio allievo di proseguire la sua formazione a “casa” magari appoggiandosi ad altri bravi professionisti (a questo titolo ricordo un bel progetto nato nel 2004 per permettere ai subacquei “silenti” di rivedere le proprie capacità venendo affidati a scuole affiliate).
In tutti questi anni, migliaia e migliaia di brevetti sono usciti dalle varie didattiche in giro per il mondo, portando si qualche innovazione, maggiore sicurezza e conoscenza delle problematiche che possono coinvolgere i neofiti come i veterani, ma, almeno in Italia, le normative sono rimaste al palo (basti pensare che non è ancora obbligatorio possedere un brevetto per fare subacquea). Certo, i diving più seri richiedono un brevetto, alcuni l’assicurazione e pochi una certificazione medica di idoneità, ma una vera legislatura in merito non esiste. Già, non esiste!

WKPPUn bel giorno degli anni ’80 un piccolo gruppo di subacquei, ben finanziati e con la necessità di scoprire e studiare nuove cose (guarda caso torniamo al famoso DNA citato sopra) approfondisce alcune tecniche per garantirsi procedure sicure e standardizzate, ed è da qui che il WKPP – Woodville Karst Plain Project – nella figura di William Hogarth Main pontifica la Subacquea 2.0 portando una innovazione che in Italia si comincia ad accettare e comprendere oggi. Alcune citazioni famose di Hogarth: «meno è meglio», «se non ti serve non portarlo» e «quello che non c’è non si rompe». Man mano che faceva seguaci in giro per il mondo, questo nuovo approccio alla subacquea (voi chiamatelo come volete) distoglieva dalla guerra fredda tra didattiche americane e le affiliate alle confederazioni mondiali – un po’ come con i meridionali al nord quando iniziarono ad arrivare gli extra comunitari – trasformando lo scontro tra subacquei ricreativi standard (dove ci trovavi sia i PADI che i CMAS e tutte le altre didattiche) e subacquei hogarthiani (poi abbiamo ancora i DIR). Nel mentre una legislatura subacquea VERA continuava a latitare!
Ora siamo nel nuovo secolo e la legislatura continua a latitare! Ma non latitano i pontificatori del “io sono il più bravo e il più figo”, oppure i “parli parli, poi guarda come sei messo” o quelli che danno il peggio di se davanti ad una tastiera. Ormai con l’avvento dei social si legge di tutto. Per fortuna ci sono anche quelli che sposano la frase: «pochi sono coloro che possono dare del tu al mare, e quei pochi non lo fanno».
Purtroppo le nuove generazioni non avranno quei nonni Omerici, pronti a raccontare le gesta impossibili dei nostri Duilio o Luigi e nemmeno del nostro caro Enzo, perché l’attuale generazione avrà da raccontare di come si alzava la voce sui social per criticare i comportamenti – ma più spesso le intenzioni – altrui. Come sarebbe bello se solo tutti noi si facesse un passo indietro e si tornasse a vivere al meglio un mondo che alla fine non ci appartiene, immaginando una VERA, SERIA ed EFFICACE regolamentazione che ci permetta di vivere al meglio una passione in SICUREZZA e faccia si non ci sia in Italia un altro 11 Giugno 2016 che per fortuna non terminò come la storia di Thomas Joseph Lonergan e Eileen Cassidy nel Gennaio 1998 …episodi noti, paragonati a un altro accaduto di recente che, tra un misto d’assurdità e d’allucinazione, per fortuna è finito bene! Ma di questo riparleremo. Restate connessi! (In ogni caso, appena ci sarà la sentenza, sarà nostra cura renderla pubblica.)”

About Giorgio Anzil

Nel ‘64 tiravo il primo strillo perché tolto dal liquido materno. Nel ‘76 il primo approccio con gli autorespiratori, per poi farne una ragione e uno stile di vita. Affascinato dalla fotografia e dalle riprese subacquee, lascio il tutto perché ispirato di più dal trasmettere le nozioni e le esperienze acquisite in decenni di tuffi, confrontandomi con l’insegnamento...
Author: Giorgio Anzil

Comments (9)

  1. Fiorella Bertini ha detto:

    E’ vero Giorgio in Italia non esiste ancora un “qualcosa” che al di la’ delle sigle di appartenenza ci metta insieme…..Dato che tu sei un vecchio sub dovresti sapere che un certo numero di istruttori sub negli anni 80 (tra cui io) cercarono di creare le basi per far nascere un Albo che riunisse gli istruttori sub di qualsiasi provenienza un Albo che ci radunasse/elencasse come quello dei Maestri di Sci o delle Guide Alpine ma, non se ne fece nulla perchè proprio le nascenti didattiche furono contrarie…..Tutte le volte che si è cercato di fare qualcosa è stato un fallimento qualcuno si è sempre tirato indietro pensando di essere migliore degli altri….e così siamo agli anni nostri…Le didattiche americane per prima la PADI entrarono in Italia negli anni 80 perchè quelle italiane (in primis la FIPS che era la piu’ grande ed era sostenuta dal Coni e poi la FIAS nata da un gruppo di istruttori Fips erano troppo presi a litigare tra di loro…Poi arrivo l’ ANIS che voleva dire Associazione Nazionale Istruttori Subacquei ma che in realtà impose una sua didattica…e qui ci perdiamo con tutte le sigle successive che non voglio nemmeno elencare….Chi potrebbe fare una legislatura per la subacquea? In parlamento non esiste nessuno che abbia tali capacità e quelle rare volte che qualcuno ha tentato qualcosa è finita malissimo….In realtà siamo al paradosso che se io ho i soldi e un qualche idea di didattica subacquea domani apro una scuola mi faccio riconoscere da chi poi? comincio ad emettere brevetti….e non mi dice niente nessuno..E’ un’esagerazione ma neanche tanto…L’era o i tempi dei Ferraro, Durand de la Penne, Marcante, Cressi, che hanno fatto grande la subacquea italiana e anche la sua didattica non ci sono piu’….Nel nostro sito su Facebook abbiamo creato “I vecchi Subacquei” dove raccogliamo aneddoti, filmati, storie, foto di attrezzature e tutto quanto riguarda il nostro passato proprio perchè i giovani possano andare a darci un’occhiata….Noi vecchi sub, diciamo quelli che vanno in acqua dal 70 in poi seguiamo tutti o quasi le nuove didattiche prendendo ogni tanto quello che ci pare utile per proseguire la nostra attività….A mio modesto parere noi allora avevamo pochi corsi ma facevamo molta piu’ esperienza in acqua, venendo fuori da corsi estenuanti che duravano mesi ma, avendo delle attrezzatura poco performanti dovevamo sopperire con il fisico…ora anche gli handicappati fisici possono fare immersioni con l’ausilio della loro didattica…Francamente ritengo assurdo che ci siano dei corsi iniziali dove non si insegna la decompressione….o non si insegna un assetto corretto perchè farà parte del corso successivo….così il business cresce (mi dispiace ma io lo vedo così) i neo sub a volte hanno delle false sicurezze e si ritrovano con poche decine di immersioni ai massimi livelli….L’avvento dei parchi marini e non e dei diving center che devono sottostare a vari regolamenti hanno fatto il resto.

  2. Giorgio Anzil ha detto:

    Fiorella, le tue testimonianze sono sempre preziose.
    Di albi o qualcosa di simile se ne parla da sempre, ma non credo sia una cosa boicottata solo dalle didattiche. Dietro probabilmente ci sono equilibri, anche politici, che non bisogna infrangere. Io per questo motivo sono stato a Roma qualche mese fa 🙂 vedremo!

    Il limite a tutto ciò siamo proprio noi. A differenza dei maestri di sci o tennis, noi siamo quattro amici al bar che ritengono/ritenevano giusto apprendere informazioni e capacità al minor prezzo possibile, se non gratis. La colpa è nostra.

    Qualcosa sta cambiando, ma la lacuna più grande rimane il vuoto della regolamentazione seria, efficace e applicata in ambito subacqueo e non inteso genericamente mare e suoi cavilli interpretabili.

    Venendo alle false sicurezze, che spesso sono parte di formazioni di basso livello e portano o possono portare ad eventuali incidenti, io posso dirti con ragionevole certezza, che nessuno e dico NESSUNO di noi ha veramente il coraggio di denunciare quello che succede o vede, facendo nomi e cognomi. Ebbene, anche dietro questi atti si nasconde un pò la nostra codardia di esporsi, di essere giudicati o peggio violentati da insinuazioni infamanti. Se tutti noi avessimo maggior coraggio, qualche incidente potremmo evitarlo.

    grazie per il tuo interesse

  3. Yme ha detto:

    Ciao Giorgio,
    Come ti ho spesso spiegato io sono contrario alla legge che regola la subacquea. Mi interessa scriverne perché so di essere uno degli unici ( se non l’unico ..) contrario ad ogni progetto di legge e ti spiego perché

    1) la regolamentazione in Italia per come l’ho sempre vista va a favore di alcuni ed a sfavore di altri. Se ci sono degli standard di certificazione CE quelli dovrebbero essere applicati a logica.

    2) viviamo in un paese dove esiste una sovra-regolamentazione assurda che ci rende lenti, inefficaci, ed ignoranti nei confronti delle migliaia di migliaia di leggi

    3) la legge sulla subacquea verrebbe redatta appoggiandosi verosimilmente su una lobby che porterebbe ad una regolamentazione squilibrata

    4) in caso di regolamentazione ci sarebbero limitazioni per tutti e non a causa delle capacità bensì degli interessi

    5) in Italia vige la paranoia di dover per forza trovare qualcuno da incolpare. Più che risolvere i problemi questa é la preoccupazione più importante: trovare il capro espiatorio. Con un disegno di legge questo avverrebbe ancor più facilmente.

    6) la standardizzazione CE é una grande bufala per fare soldi sulle spalle dei cittadini in moltissimi casi. Ha aumentato il costo della vita di tutti senza portare considerevoli miglioramenti alla sicurezza

    7) un albo metterebbe in condizione chi fa questo lavoro per passione a registrarsi per pagare le tasse e questo comporterebbe la chiusura del 90% delle attività subacquee. Le ASD sopravvivono a stento ma sfruttando un’intollerabile concorrenza sleale bei confronti dei diving con ragione sociale diversa. Ovviamente ci sono molte ASD che lavorano senza ricavare guadagno, ma recuperando solamente le spese, ma tutti sappiamo che non tutte agiscono in modo cristallino. Questa però é materia fiscale e non di legge quadro sulla subacquea.

    8) in alcuni paesi EU esiste una stretta regolamentazione sulla subacquea. Io ho lavorato e ne conosco da vicino due : Francia e Spagna. In Francia l’intento é proteggere CMAS che altrimenti non esiterebbe più ( é in bancarotta e sorretta con i soldi dei contribuenti). In Spagna é un business per i docenti dei corsi da 640h di materie assurde e che poco hanno a che fare con la subacquea. Ho fatto personalmente le 640h.. so di cosa parlo. Questo corso viene chiamato “bloque común” é comprende materie generiche che chi insegna sport deve affrontare e passare gli esami specifici. Poi c’è il “bloque específico” sullo sport che si intende insegnare. Questo non si fa perché viene accettato quello delle didattiche certificate CE. Chi pensa che la legge possa portare una miglioria nella preparazione degli Istruttori si sbaglia quindi di grosso. Certo per poter insegnare bisogna passare le 640H con i vari esami di paicopedagogia, storia dello sport, ed altro per un costo fra frequenza e alloggi di 4-5000€.

    9) sono pochi gli sport che sono strutturati in modo così avanzato come la subacquea. Le didattiche producono ottimi materiali didattici che vengono controllati dagli enti certificatori periodicamente. Esiste anche un’organizzazione mondiale (RSTC) che impone standards, correttezza nel business, esercizi, sistemi di controllo qualità etc.. non mi risulta che esista un sistema di controllo qualità sui corsi di sci ( sono maestro..) nonostante ci sia un albo.

    10) nonostante facciano effetto, le morti nella subacquea sono infinitamente inferiori a quelle delle altre attività sportive regolamentate come lo sci, appunto. Siamo noi a continuare a parlare degli incidenti sostenendo di essere migliori l’uno dell’altro. Sputando sentenze al posto che essere compassionevoli, puntando l’indice allo sfortunato istruttore sperando che non venga puntato a verso di noi quando la sfortuna guarderà dalla nostra parte.
    Nonostante questa immondizia che imputridisce la subacquea rimane, anche per chi vuole credere il contrario, uno sport sicuro guardando i dati del rapporto incidenti/praticanti

    11) una legge non servirà a proteggere nessuno. In che modo potrebbe tutelare gli Istruttori di sub essere iscritti ad un albo? Vi ricordate l’albo della Liguria ? A cosa serviva? All’inizio era gratuito, poi 20€, poi 40€ .. fino a che lo hanno chiuso perché incostituzionale. Tu che eri iscritto hai avuto benefici? Però i soldi li cacciavi e spendevi pure 50€ per la visita il tutto sotto la minaccia che in caso di incidente in Liguria non saresti stato coperto dall’assicurazione professionale. Il bello era che la minaccia veniva da una associazione illegale! Mi hanno già fregato abbastanza e, scusate, sono diventato allergico alle leggi che nel nostro paese raramente servono per proteggere categorie di lavoratori e meno che meno oggigiorno..

  4. Giorgio Anzil ha detto:

    Ciao Yme,
    intanto un abbraccio e complimenti per la tua carriera.

    Ci sono alcuni spunti interessanti tra quelli menzionati. Sono sicuro che si potrebbe fare un convegno in merito, magari non raggiungendo accordi pro o contro, però…

    Forse un albo non sarebbe utile, forse un team di esperti e non di burocrati non farebbe meglio di quello che già abbiamo, forse ci potrebbero essere dei costi aggiuntivi da sostenere e forse no, chissà. Rimane il fatto che, pur non volendo condannare nessuno, ci mancherebbe, mi sento di sostenere che alcune norme dovrebbero essere riviste, questo si.

    Ritornando all’artico, dove scrivo: “immaginando una VERA, SERIA ed EFFICACE regolamentazione che ci permetta di vivere al meglio una passione in SICUREZZA e…” io non parlo di albi, ma parlo di regole e leggi dedicate al subacqueo. In ordine marinaresco, sui comportamenti in mare etc etc, si legge il termine subacqueo una sola volta, tutto il resto è opinabile e interpretativo. E’ qui il vero dilemma. Purtroppo ho dovuto studiare in modo approfondito alcune norme come persona coinvolta in una situazione e, credimi, è IMBARAZZANTE.
    Ora ti pongo un quesito: ipotizza di fare un’immersione con un amico/allievo e dopo 50′ di immersione ti porti alla catenaria di riferimento e inizi la tua sosta, per poi uscire e farti un sacco di risate e raccontarti con gli amici in barca quello che hai visto.
    Chissà quante volte lo avrai fatto, sicuramente tante.
    Mentre sei sotto immagina di sentire un motore di una barca, cosa pensi? sicuramente che è giunta una nuova barca e cambiano di posizione per favorirne poi l’allontanamento appena i subacquei solo risaliti. Anche questo è nella norma comportamentale, lo abbiamo visto fare un sacco di volte.
    Invece no, la barca non cede il suo posto, la barca se ne va.
    Ipotizzando che tu rimanga in acqua 35′ con un metro di onda a sgolarti per cercare di attirare l’attenzione di qualcuno che venga a soccorrerti, nella tua testa cosa ti frulla?

    Ora non voglio entrare nel merito dei comportamenti, non voglio giudicare e non chiedo a te di farlo, ti chiedo, questo si, se tu sai che materia viene presa in considerazione da un giudice davanti ad una denuncia. Sai che tipo di sanzione o pena viene inflitta? sai quali sono i tempi burocratici per una risposta definitiva, che questa sia in un senso piuttosto che in un altro? Ma la cosa più grave è: sai se mai questa denuncia sarà presa in considerazione?
    Tornando al DNA americano – di cui non condivido tutto ci mancherebbe – ti posso dire che una persona coinvolta in una cosa simile in America si sarebbe vista risarcire in modo importante e un giudice nel breve avrebbe dato risposte consoni alla gravità del fatto.

    Rimane il fatto che siamo abituati a risolvere tutto a tarallucci e vino, senza avere mai il coraggio di denunciare qualcuno che non opera in modo corretto. Magari vediamo video postati su FB piuttosto che altri social, dove ci cimentiamo a dare la nostra opinione da super esperti, ma quando viene chiesto chi dove e quando non rispondiamo.

    I tuoi 11 punti sono molto interessanti, ma per cortesia rispondi al mio unico punto, che forse tra i tuoi 11 non c’è.

    Rinnovo l’abbraccio

    • Yme ha detto:

      Risponderei volentieri ma non capisco ciò che mi chiedi: stiamo salendo io e te e la barca ci abbandona ? Ma quante volte ti é successo? Parliamo di cose reali o di ipotesi ? Ti é successo una volta ? Se fosse così la legge italiana interverrebbe in caso di incidente giudicando negligente il comportamento del barcaiolo. Non succedesse nulla di grave non interverrebbe perché , grazie a dio, non siamo in un paese dove il lavoro degli avvocati é quello di cercare di prendere soldi ad ogni opportunità … ma sta cambiando anche da noi.. bisognerebbe vedere se ciò che ho descritto come finale delllo pseudo-problema sia cosa che cambierebbe in caso di impianto legislativo. In caso di legge quadro succede invece che ti si inculano per le ricevute, che paghi per corsi assurdi ( vedi guide Pianosa che hanno pagato 1500€ per un corso al limite del ridicolo ) per lavorare e sei vessato dai controlli. Pensi veramente che non sia così? Pensi che guadagneremmo in diritti ? Non so dove vivi , ma di certo non hai una visione chiara di ciò che é il processo di legiferaziine sulle categorie di lavoratori in Italia.

  5. Yme ha detto:

    A proposito: per ritornare al tuo esempio:!non c’è molto da sgolarsi.. salgo sulla barca che ha preso il posto della mia e non ritorno più allo stesso diving in futuro. Certo non mi sognerei di denunciare il fatto , ma mi preoccuperei di mandare a cagare il diving ..

  6. Giorgio Anzil ha detto:

    Yme, peccato che la barca non c’è.
    Ma comprendo che ti ho posto un quesito su un fatto che non conosci.

  7. Stefano Carletti ha detto:

    Ho letto con grande attenzione l’articolo e i relativi commenti. Debbo confessare che
    molti argomenti trattati mi sembrano superflui e in qualche caso inutili con il solo risultato di far apparire le immersioni subacquee difficili e pericolose. Qualcuno dirà che mi sbaglio perché non ho mai frequentato un corso subacqueo e non ho un brevetto (ai miei tempi non esistevano) ma ho quasi 78 anni e continuo a scendere sottacqua. Ho indossato per la prima volta le bombole nel 1956 e ho continuato a farlo ininterrottamente accumulando moltissime ore di immersioni in aria compressa a profondità elevate senza incidenti di rilievo. Mi è capitato di portare con me in immersione una persona non più giovane e con un forte handicap motorio a seguito di un incidente stradale che un giorno, guardandomi da una sedia a rotelle, mi disse: beato te che puoi farlo! Alla fine dell’immersione aveva gli occhi ridenti e mi disse che aveva dimenticato che si potesse stare così bene con il proprio corpo.
    Tutto questo mi ricorda quello che rispose l’ing. Sikorskj agli ingegneri americani quando gli dissero che secondo i loro calcoli il suo elicottero non poteva volare: “Signori secondo i miei calcoli anche il coleottero non potrebbe volare ma lui non lo sa e vola lo stesso”. A tutti tanti auguri.

  8. Giorgio Anzil ha detto:

    Intanto Stefano grazie per questa testimonianza autorevole. Ne sono onorato.
    Io volo sull’autogiro, che è di fatto il papà dell’elicottero. Direi che gli elicotteri oggi volano grazie ad un problema brillantemente risolto dall’ingegnere spagnolo Juan de la Cierva. Questa è la dimostrazione che quando si crede in qualcosa si può fare la differenza, e i sogni si avverano.
    Fatta questa premessa, tutto è superfluo, ma non sicuramente avere quel famoso nonno omerico – i suoi nipotini sono sicuramente fortunati –
    Sarà la legge dei numeri, sarà la facile comunicazione oggi, sarà, chissà che sarà, ma di fatto oggi ci arrivano tante, troppe brutte notizie – leggasi le ultime 3 –
    A me non interessa trovare un colpevole – forse ai famigliari si, se mai ci fosse – a me non interessa fare giustizia e nemmeno trovare il modo per farla, a me interessa solo dire cosa succede. In quel gennaio del 1998 forse bastava contare le persone a bordo e si risparmiava una tragedia, l’11 giugno 2016 si è solo sfiorata grazie anche alla consapevolezza e all’esperienza. Questa è solo informazione. Se non erro Voi siete stati i padri di Mondo Sommerso e ai quei tempi forse nulla era superfluo, perchè tutto era nuovo.

    UN caro abbraccio sperando di poterLe stringere la mano il prima possibile

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