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Carneade! Chi era costui?

Carneade, al secolo Stefano Carletti, chi era costui? Si staranno chiedendo in tanti. Se invece avessi scritto “Andrea Doria, – 74” sono sicura che avrei visto illuminarsi gli occhi di molti appassionati di storia della subacquea. Ebbene Stefano Carletti è tornato e con un nuovo libro. Ma andiamo per gradi…

di Rossella Paternò. Crediti foto in didascalia immagini

Copertina del libro Andrea Doria -74, di Stefano Carletti, Casini Editore 1968Dunque all’Eudi siamo stati al cospetto anche di lui, Stefano Carletti. Uno di “quelli dell’Andrea Doria”, donde il suo primo celeberrimo libro. E che dire di Naumachos, che narra di uomini che con mezzi tecnici rudimentali hanno saputo affrontare sfide difficili, a volte fatali e che sono divenute una parte importante della storia della subacquea italiana. Due testi che non possono mancare in una biblioteca del mare che si rispetti. Non è un caso che Naumachos, dal quale è stata tratta anche una serie televisiva, venga stampato ancora oggi, nonostante siano passati quarant’anni dalla prima edizione. Stefano Carletti ha fatto di tutto negli ultimi decenni per eclissarsi. Ora è tornato. Ed è tornato con un nuovo libro presentandolo all’Eudi, (prossima presentazione Libreria del Mare il 6 aprile a Roma).

opertina del libro Naumachos, di Stefano Carletti Prima Edizione MURSIA 1971Facciamo un passo indietro.
Stefano Carletti fu uno dei cinque membri della spedizione voluta e organizzata da Bruno Vailati sull’Andrea Doria nel 1968. La prima spedizione italiana. Questi cinque ragazzi portarono al centro dell’attenzione di tutti i media quel tesoro di sforzi, di sogni e di grandezza che era stata l’Andrea Doria.
Per rinfrescare la memoria ai vecchi subacquei la cui pelle profuma ormai di neoprene e per spiegarlo a quelli che profumano ancora di borotalco, nel 1952 Bruno Vailati, uno dei principali esperti e divulgatori in tema di mare della sua epoca, organizza e dirige la Spedizione Subacquea Nazionale nel Mar Rosso, da cui viene ricavato il lungometraggio Sesto Continente di Folco Quilici.
Nel luglio del 1968 organizza e dirige, insieme a Stefano Carletti, Mimì Dies, Arnaldo Mattei e All Giddings noto ed esperto subacqueo americano, la prima spedizione italiana sul relitto della nave Andrea Doria, affondata nell’Atlantico, a poche miglia dall’isola di Nantucket, il 26 luglio 1956. Vailati documenterà questa impresa con il documentario dal titolo Andrea Doria -74 e Stefano Carletti con l’omonimo libro. Scopo della spedizione è di accertare le possibilità – rivelatesi insussistenti – di recuperare la nave. Il libro, resoconto fedele e umanissimo della spedizione, ha voluto essere un commosso saluto alla sfortunata ammiraglia della flotta mercantile italiana.

“Un’immersione sull’Andrea Doria è quanto di più difficile e rischioso si possa progettare di fare sott’acqua”, dichiarò Bruno Vailati alla conferenza stampa per presentare la sua spedizione nelle acque di Nantucket.
Le difficoltà che i subacquei dovettero affrontare durante le immersioni furono molteplici: le forti correnti, la ridotta visibilità in immersione, la nebbia che sempre ovattava tutto e le frequenti burrasche; per non parlare delle reti perdute dai pescherecci che, impigliate nel relitto e tenute in posizione verticale dai galleggianti, continuavano a catturare pesci, costituendo così un ottimo richiamo per gli squali che affollano quelle acque. Le lunghe soste di decompressione venivano effettuare in una gabbia anti-squalo. E nonostante questo i subacquei subirono numerosi attacchi. Le tecniche d’immersione a disposizione all’epoca non consentivano l’uso di miscele respiratorie diverse dall’aria, ancora prerogativa esclusiva dell’immersione militare.

Copertina del libro Il Marinaio e il Monaco, di Stefano Carletti, Libreria Internazionale Il MareCarletti, pescatore di spugne a Lampedusa, incontrò Bruno Vailati che lo volle con sé come compagno delle sue avventure di mare e per raccontarle con lui con immagini e scritti.
Con una laurea in lettere classiche conseguita all’Università di Palermo in tasca, ha comandato pescherecci, ha pescato spugne con i palombari greci, ha lavorato per una società di recuperi navali, ha partecipato a spedizioni di ricerca archeologica subacquea scoprendo nel 1965 a Cala Gadir un relitto carico di reperti romani e fenici. Si è immerso al Polo Nord. E poi è stato anche giornalista. Naumachos era il nome della sua imbarcazione con la quale ha navigato in lungo e in largo per tutti i mari, sempre a caccia di avventure.
Premiato, immeritatamente dice lui, col Tridente d’oro nel 1969, è stato testimone o spettatore di non comuni avvenimenti accaduti sopra e sotto il mare. Da allora fino ad oggi ha continuato a navigare, a guardare sopra e sotto le acque per cercare di capire quello che accadeva.
Poi capita un giorno di aprire un cassetto e di tirarne fuori quella sceneggiatura per un film scritta insieme a Vailati e mai realizzata. Perché non riportarla in vita e trasformarla in un romanzo? È così che nasce il nuovo libro di Stefano: Il marinaio e il monaco. E la nuova storia comincia dove la precedente si è conclusa, a Nantucket.
«Ci sono più segreti nel cuore di una donna che stelle nel cielo.» Inizia così Il marinaio e il monaco, edito da Il Mare – Libreria internazionale. La storia di due personaggi che si intreccia. Un unico sottilissimo filo di seta li lega. Seta blu cobalto, come il mare. Un mare infinito e sorprendente. Ora calmo e avvolgente, ora iroso e irriverente. Quel mare profondo che lega i destini di uomini e donne travolti da misteriose spedizioni su relitti dimenticati, statue di bronzo sepolte dalla sabbia e dal tempo e segreti inconfessabili scolpiti nella roccia.
Un filo di seta che diventa viaggio, esplorazione e ricerca di sé, inebriati da profumi di spezie e vino rosso tra i vicoli dei mercati gremiti di gente.

Dimitri Protonotarios, giovane ufficiale greco di marina mercantile, durante una burrasca salva tre naufraghi e recupera il cadavere del quarto componente dell’equipaggio di un catamarano da record. Punito per questa generosa azione viene sbarcato nell’isola di Nantucket dove apprende che il morto, erede di una ricca famiglia americana, era il promotore dell’impresa. Viene raggiunto da un avvocato che lo accompagna da Luisa, madre di Rafael il giovane da lui recuperato cadavere, che gli offre il comando della sua nave da diporto. Durante la crociera tra le isole greche Dimitri si innamora di Luisa che, con grande sofferenza, risponde in maniera anorgasmica all’amore sensuale a causa di un lontano tradimento che aveva comportato la morte di suo marito e generato un rapporto incestuoso con il figlio adolescente. In Dimitri, dopo un’iniziale repulsione, si riaccende l’amore per Luisa che lo accompagnerà nella navigazione verso Gibilterra durante la quale avviene il ritrovamento di un antico relitto carico di statue che saranno recuperate con due avventurose spedizioni subacquee.
Vent’ anni dopo ritroviamo Dimitri a New York, ricco armatore, in attesa di suo padre Giorgio che si era sempre rifiutato di raggiungerlo in America. Ora è arrivato ma si fermerà una sola notte. Il figlio, il giorno dopo, non lo troverà più. Giorgio malato di un incurabile tumore è arrivato solo per rivederlo, tacendo della malattia, prima di tornare a Rodi per suicidarsi. Dimitri correrà a Lindos, il loro paese, senza ritrovarne il corpo e, grazie ad una lettera, comprenderà il gesto del padre e sarà assalito da dubbi circa le scelte della sua vita. Pensa di essere l’ultimo rimasto della sua famiglia fino a quando trova la vecchia fotografia di un monaco che aveva visto solo una volta, ai funerali di sua madre. Era suo zio Gregorio. Chi meglio di un uomo di Dio potrebbe aiutarlo a superare le angosce che ora lo attanagliano? Lo cercherà a Monte Athos da dove era stato allontanato, in esilio alle isole Strofadi perché ritenuto pazzo. Qui ritroverà lo zio, che non mostrerà alcun indizio della annunciata follia. Solo alla fine Gregorio rivelerà la vera ragione della sua cacciata da Monte Athos, dove vent’anni anni prima, era arrivata, travestita da uomo, una paleografa americana che lo aveva sedotto. Andrea, è il nome della paleografa, era stata l’artefice della conversione di Gregorio avvenuta non solo per una tumultuosa passione carnale ma anche per la revisione di principi etici che sembravano consolidati. La paleografa lascerà Monte Athos promettendo al monaco di tornare ma non lo farà mai e, dopo mesi di attesa, Gregorio per lanciarle l’unico possibile messaggio incendierà la biblioteca per cui verrà accusato di follia. Alle Strofadi il monaco aveva portato con sé, come una reliquia, una foto di Andrea nuda ma quando l’immagine aveva cominciato a svanire l’aveva riprodotta su un quadro al posto di una Madonna. A Dimitri, prima di partire, il monaco consegnerà questo quadro, quasi un testimone, e gli mostrerà un gigantesco monumento di Andrea nuda per realizzare il quale aveva lavorato venti anni.
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Rossella Paternò

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