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Bagliori dall’abisso

Viaggio nelle blackwater dive, per immergersi a osservare e documentare la migrazione notturna verticale di fantasmagorici organismi luminescenti che risalgono da centinaia di metri di profondità. Un’esperienza unica. Ecco dove, come e con chi potete farla anche voi.

A cura di Virginia Salzedo. Collaborazione tecnica di Paolo Bondaschi. Foto di Virginia Salzedo e Paolo Bondaschi

Cercheremo in questo articolo, grazie a recenti esperienze di più persone, di introdurre alcuni dei principali concetti necessari per conoscere il mondo della “black dive” e alcuni suggerimenti fotografici per riuscire a catturare buone immagini, come trovare i soggetti, come avvicinarli e quali attrezzature particolari necessitano per farlo.
Sentiamo intanto cosa e quali sono le blackwater dive consultando Paolo Bondaschi che, da istruttore subacqueo e appassionato fotografo subacqueo, lavora da molti anni nelle Filippine e, da alcuni mesi, ha introdotto questa tipologia d’immersione nei pacchetti diving che propone ai suoi clienti fotografi.

BLACKWATER DIVE… NON BASTA LA PAROLA
Innanzitutto per non confondere i termini facciamo una chiara distinzione sui due tipi di “Blackwater dive”, una è la “Blackwater diving”, l’altra è la “Bonfire diving”.
La Blackwater diving si svolge in mare aperto e differisce completamente dall’immersione notturna perché si svolge laddove non c’è fondo, in acque molto profonde – si parla anche di oltre i 500 metri – perché queste sono le aree dove gli organismi pelagici e larvali compiono la migrazione verticale.
Viene calata in acqua una boa con una luce stroboscopica di segnalazione fissata a una cima con un peso all’altra estremità. Saranno poi agganciate delle fonti luminose potenti alla cima, per attirare i soggetti, alle diverse profondità stabilite in base alla tipologia d’immersione che andremo a eseguire. La migrazione verticale inizia solo quando il buio è assoluto. L’imbarcazione non può ancorare e in gergo questa sarà una “drift dive” (immersione in corrente).
Si deve entrare in acqua dopo una quindicina di minuti dal posizionamento delle fonti luminose e bisogna farlo lentamente, scendendo fino alla quota stabilita per scattare le fotografie, lasciandosi trasportare dalla corrente per osservare la migrazione verticale degli abitanti degli abissi che avviene tutte le notti. Gli animali salgono verso la superficie perché più ricca di ossigeno ma arrivano anche per riprodursi e per procurarsi il cibo.
Ai primi raggi di sole questo strato di mare si spopola molto rapidamente e tutti ritornano verso il buio abissale.
La Bonfire diving si svolge invece in un’area con profondità limitata, utilizzando fonti di luce potenti direzionate verso il fondo appese sempre a una cima che parte dalla boa di superficie ed è ancorata al fondale. Durante questo tipo d’immersione ci si può aspettare di vedere soggetti ancora in fase larvale ma più vicini alla fase di metamorfosi del loro ciclo vitale.
In entrambi i tipi d’immersione si potranno ammirare una varietà di soggetti tra cui celenterati (idrozoi, scifozoi, sifonofori, cubozoi), chetognati, crostacei, tunicati, ctenofori, molluschi, gasteropodi.
Lo zooplancton è un elemento importante e rappresenta il combustibile che garantisce il fiorire della vita negli oceani. Difficile immaginare tanta varietà di specie, forme e colori senza il corretto apporto di cibo.
In senso orizzontale questi organismi non si sanno opporre alle correnti ma riescono a nuotare in verticale grazie ad apparati particolari e a compiere delle vere migrazioni passando dalla superficie dell’acqua, durante le ore notturne, alle profondità oceaniche durante il giorno.

Questi tipi d’immersione vanno effettuate in piena notte quando l’oceano è calmo e non ci devono essere onde alte né vento forte. Sarebbe tutto inutile perché il rimescolamento dell’acqua, anche a poche decine di metri sotto la superficie, non permetterebbe un’immersione in sicurezza e non si potrebbe apprezzare quanto sta accadendo.
Per i fotografi che amano fare immersioni notturne, anche se potrebbe sembrare naturale, la “black dive” potrebbe essere un’esperienza non proprio semplice. Il pensiero di immergersi in mare aperto, di notte, con un fondale di svariate centinaia di metri sotto di noi senza alcun reef visibile cui fare riferimento potrebbe intimidire anche il fotografo subacqueo più esperto, provocandogli un po’ d’ansia.
Come possiamo gestire questa situazione? Il modo più semplice è di rimanere vicino alla cima della boa alla deriva che è ben illuminata perché il bagliore del sistema d’illuminazione permetterà, anche ai meno esperti, di sentirsi al sicuro.
Il nostro assetto è un’altra delle cose di primaria importanza per questo tipo d’immersione. Fondamentale è avere una pesata corretta per mantenere un ottimo assetto perché, se avessimo chili per esempio in eccesso, ciò diventerebbe un problema in caso di corrente.